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Decentramento. Emendamenti RdB alla Finanziaria

Roma -

Allegate alla presente si rimettono le proposte di modifiche al testo attuale di disegno di Legge Finanziaria riguardanti il passaggio delle funzioni catastali agli Enti Locali. Proposte che consegneremo al Ministero venerdì 20 ottobre, in occasione dello sciopero nazionale di pubblico impiego.


Ci preme, a scanso di equivoci, ribadire che per noi la "strada maestra" resti la lotta dei lavoratori contro il decentramento. Per questo vi chiediamo di scaricare votare in assemblea ed inviarci, al fax 06 233200763, la mozione che potete scaricare CLICCANDO QUI

Ragionare oggi sugli emendamenti alla Finanziaria, non significa certo limitare la nostra azione a questo. Significa dare una risposta immediata all'attacco presente in finanziaria e cercare di sfruttare l'occasione per "svuotare" il 112/98...

Anche se dovessero passare i nostri emendamenti la lotta resterebbe aperta, solo che magari, avremo un terreno un pò più agevole e più tempo a disposizione...


Appare evidente che  la Legge finanziaria, e di conseguenza le eventuali modifiche, agiscono essenzialmente sul decreto legislativo 112/98, decreto scaturito dalla necessità di tradurre in atto concreto la legge delega n.59/97. In particolare gli articoli 65 e 66 del 112/98 determinano le funzioni catastali conferite agli Enti locali e di conseguenza le funzioni che rimarrebbero in capo allo Stato e dunque all’Agenzia del Territorio.

Il disegno di legge Finanziaria che con l’art.13  va a toccare proprio gli articoli 65 e 66  del 112/98 andrebbe, a nostro avviso, integrato e rafforzato. 

In sintesi crediamo che solo con un rafforzamento delle funzioni, che lo stesso art.65  già prevede, si possa garantire una efficace azione di smantellamento di tutte quelle realtà che comunque ad oggi sfuggono al controllo.

Peraltro crediamo che sia necessario connotare le funzioni stesse di un peso specifico più rilevante. Ci riferiamo essenzialmente alla riforma del sistema degli estimi che rappresenta il punto focale, la determinazione politica tradotta in atti concreti relativamente al concetto di equità fiscale che deve guidare la ratio della legge stessa.

Se l’estimo catastale rappresenta la base imponibile in base alla quale si determinano le rendite catastali soltanto una riforma politica, quindi centralizzata, ha la forza di dare una svolta concreta ad un sistema che appare stantìo e comunque sperequativo.

Sappiamo peraltro che l’Agenzia del Territorio ha lavorato in questi anni per “prepararsi” a gestire la tanto agognata revisione: esiste già una banca dati che traduce le unità immobiliari, oggi accatastate in base al numero dei vani, in metri quadri.

Sappiamo che oggi l’Agenzia del Territorio ha tutti gli strumenti  tecnici per tradurre quel concetto di equità fiscale in atti concreti e non possiamo credere che proprio questo Governo faccia un passo indietro.

Siamo peraltro convinti  che la lotta vera all’evasione e all’elusione fiscale può avvenire soltanto con una interazione, una sinergia tra Enti pubblici, anche con l’introduzione di forme di controllo, quella per esempio dei sopralluoghi tecnici, come strumenti tangibili per verificare, laddove necessario,  la veridicità dei dati  in possesso dei vari Enti.

Se le banche dati dell’Agenzia del Territorio (compresa quella delle Conservatorie dei Registri Immobiliari) colloquiassero con le banche dati degli Enti locali, lo Stato avrebbe finalmente una visione a 360 gradi delle realtà “immobiliari” del nostro Paese ...

La condizione però senza la quale ciò non potrebbe comunque verificarsi sta nel mantenimento delle funzioni catastali da parte di Enti pubblici.

Ci riferiamo all’art.14 del disegno di legge finanziaria: non ci capaciteremmo se questo Governo  non cogliesse quello che a nostro avviso rappresenta il  rischio vero di destabilizzazione della gestione della cosa pubblica, almeno per l’argomento in oggetto.

Per questo motivo proponiamo che il comma 1 dell’art.14 del disegno di legge finanziaria sia modificato con l’esplicito divieto ai Comuni, nel caso in cui non fossero in grado di gestire le competenze che il 112/98 modificato gli darebbe, di associarsi o consorziarsi  con  società private e con l’obbligo di convenzionarsi soltanto con l’Agenzia del Territorio e quindi con lo Stato stesso.

Le società private, per ovvie ragioni, coprirebbero gli interessi solo di alcune categorie: il fisco non può essere banalizzato a diventare società con fini lucrosi, la fiscalità deve essere gestita da un al di sopra delle parti: lo Stato.

Non capiremmo, insomma, come uno Stato che ha “forgiato”  alte professionalità come oggi sono i lavoratori dell’Agenzia del Territorio, uno Stato che ha investito ingenti risorse economiche affinché l’Agenzia del Territorio stessa smaltisse completamente l’arretrato, informatizzasse le procedure di aggiornamento del Catasto Terreni e Fabbricati ed arrivasse ad un grado di efficienza tale da portare la visura in casa del cittadino con un servizio telematico , questo Stato, insomma, rinunciasse, in qualche modo a tutto ciò, per accontentare, forse, alcune categorie .

Queste risorse umane sono un patrimonio pubblico che devono rimanere al servizio dello Stato e per lo Stato.