Decentramento: niente di nuovo sotto il cielo plumbeo dell'Agenzia del Territorio

Roma -

Abbiamo letto molto attentamente la seconda bozza di DPCM per il decentramento presentataci circa una settimana fa insieme alla bozza del Protocollo d’intesa ANCI-Territorio e, francamente, ci sembra essere più che altro un remake del precedente, e come tutti i remake peggiore dell’originale.

In qualche modo ci siamo già espressi sul testo in occasione delle anticipazioni di alcuni quotidiani  laddove si dava notizia della eliminazione di una delle due finestre e cioè della incredibile possibilità che avrebbero i Comuni di “prendersi tempo” per arrivare ad una scelta definitiva.

Già in quell’occasione sottolineammo il fatto che a poco serve eliminare una finestra, peraltro allungando i tempi dell’altra, senza un intervento netto e chiaro sulle preoccupanti criticità già denunciate alla presentazione della prima stesura.

Avevamo infatti chiesto con forza che venisse eliminata la purtroppo ormai famosa locuzione “o altre forme associative” del comma 1 art.2  perché non ci sembrava chiara, la definimmo “sibillina” e oggi abbiamo certezza di quelle che ad una prima lettura erano soltanto sensazioni.

Infatti cercando sul Testo Unico Enti Locali, la raccolta cioè di tutte le Leggi che regolano i Comuni, abbiamo “scoperto” che le “associazioni di comuni” a differenza delle “unioni di comuni” sono l’anticamera legittimata dei Consorzi nel senso che associazioni di comuni possono dar vita a Consorzi i quali vengono, dallo stesso Testo Unico, considerate “società speciali” le quali società speciali dopo due anni devono costituire società per azioni con una parte di capitale esternalizzabile. Scoperto l’arcano!!!

Ci era da tempo chiaro che l’improvvisa accelerazione del processo di decentramento nascondesse appetiti esterni al mondo pubblico, anche quando la finanziaria 2006 recepì quelle che erano le nostre istanze circa il divieto di esternalizzazione: lo dicemmo già allora ai lavoratori che avevamo forse vinto soltanto una battaglia e che la guerra vera doveva ancora iniziare.

La presentazione di questo “impresentabile” DPCM è per noi una dichiarazione di guerra, guerra che qualcuno vuole intraprendere non solo contro i lavoratori dell’Agenzia rei di aver costruito una agenzia efficiente anche se non ancora perfetta ed altamente professionale ma soprattutto una dichiarazione di guerra ai cittadini colpevoli di aver creduto in un progetto che desse loro un servizio migliore e che soprattutto garantisse la tanto agognata e decantata equità fiscale.

All’alba di una legge per la revisione degli estimi catastali, un’operazione di questo tipo non farà altro che premiare i soliti noti e punire il cittadino onesto, quello che da sempre paga le tasse.

Il sospetto che il nostro Paese non debba o non possa godere della forma più civile e ovvia di giustizia fiscale sta sempre più diventando una amara certezza. Sarà questa certezza a farci gridare più forte, a far esplodere tutta la nostra rabbia: la guerra è appena cominciata