25 anni Agenzia delle Entrate - Nozze d'argento con i fichi secchi: tra produttività e diritti sotto pressione
L’Agenzia delle Entrate festeggia le nozze d’argento: che bella notizia!
Sì, si è sposata con gli obiettivi e ci invita al banchetto. Noi partecipiamo volentieri, ma notiamo che questo anniversario è organizzato … coi fichi secchi. E allora una domanda sorge spontanea: chi sta pagando davvero questo matrimonio?
Nella storia del movimento sindacale, l’aumento della produttività - reso possibile da innovazione tecnologica, digitalizzazione e automazione - aveva un obiettivo chiaro: lavorare meno, lavorare tutti, a parità di salario.
Nei nostri Uffici, invece, sta accadendo esattamente il contrario.
Gli strumenti informatici, la digitalizzazione dei flussi e l’ottimizzazione dei processi hanno moltiplicato la velocità di gestione delle pratiche (quando funzionano). Tuttavia, questo enorme incremento di produttività è stato interamente assorbito dall’Amministrazione per innalzare obiettivi e target. Per i lavoratori, non si è tradotto in alcuna riduzione dell’orario, ma soltanto in maggiore pressione, stress e carichi di lavoro raddoppiati.
In questo contesto, in cui diritti e dignità rischiano quotidianamente di essere sacrificati sull’altare della mera produttività quantitativa, sorge spontanea una domanda: SIAMO ANCORA LAVORATORI A TEMPO O SIAMO DIVENTATI LAVORATORI A COTTIMO MASCHERATO?
Nel lavoro a tempo, infatti, la retribuzione è legata alla durata della prestazione lavorativa. Nel lavoro a cottimo, invece, essa dipende dal risultato, ovvero dalla quantità di output prodotto e dagli obiettivi raggiunti.
Nel pubblico impiego, la centralità dovrebbe risiedere nel rispetto dell’orario contrattuale, nella qualità dell’azione amministrativa, nella tutela della salute e nel diritto al riposo e alla disconnessione. Il lavoratore garantisce la propria prestazione mettendo a disposizione energie e competenze per l’intera durata del servizio, indipendentemente dal numero di pratiche definite.
La logica del cottimo, al contrario, concentra tutto sull’output numerico, riducendo il valore professionale dell’Amministrazione a un semplice “pezzo prodotto”. È un modello distorsivo che privilegia la velocità e la quantità a scapito della qualità dei controlli, dell’equità fiscale e dei diritti fondamentali delle persone.
Quando vengono imposti carichi di lavoro sovradimensionati, senza una reale contrattazione, e vengono ignorate le legittime esigenze di sostenibilità, si realizza di fatto un cottimo mascherato, fondato su tre elementi principali:
• Pressione psicologica e ricatto della performance. Pur in presenza di uno stipendio fisso, la corsa continua agli obiettivi e il peso delle valutazioni individuali creano un clima di tensione permanente. Questo spinge il personale a sforare l’orario di lavoro, a comprimere i tempi di recupero e a operare sotto stress per ridurre arretrati ed evitare possibili penalizzazioni.
• Trasferimento del rischio organizzativo sui lavoratori. Non si tratta di semplice inefficienza organizzativa, ma di una precisa scelta: massimizzare i risultati con il minimo investimento. Il personale si trova così a compensare carenze strutturali dovute a sedi collocate in edifici fatiscenti, spazi lavorativi ristretti al limite della sicurezza, trasferimenti forzati in sedi disagevoli, negazioni generalizzate di accesso al lavoro agile, o con ingiustificabili limitazioni; tutto questo con conseguente aumento dello stress lavoro-correlato.
• Il paradosso della produttività. Negli anni, innovazione e automazione hanno aumentato in modo significativo la produttività. Secondo la logica originaria del progresso tecnologico, questo avrebbe dovuto tradursi in più tempo libero e in una riduzione dell’orario a parità di salario. Invece, si assiste all’opposto: l’Amministrazione trattiene interamente i benefici dell’efficienza, lasciando inalterato l’orario e aumentando lo stress.
È necessario aprire un confronto serio sull’organizzazione del lavoro.
Perché, se queste sono nozze d’argento, non possono continuare a essere festeggiate coi fichi secchi … e pagate da chi lavora.
23 giugno giornata di sensibilizzazione. Più spazi, più diritti, più risorse!