Abruzzo - Entrate, lettera al direttore

L'aquila -

Gentile Direttore,

 

le scriviamo per sottoporre alla sua attenzione e sollecitare un suo intervento in merito ad alcune rilevanti problematiche relative al personale della Direzione Provinciale di L’Aquila.

 

Come Lei ben sa i colleghi di quella sede, a due anni di distanza dal sisma, vivono, a tutt’oggi, una situazione di particolare disagio e precarietà lavorativa.

 

Alle difficoltà determinate dal sisma che ha colpito la popolazione aquilana, si aggiungono, a nostro avviso, alcune scelte organizzative operate dall’amministrazione che non vanno nella direzione di ripristinare la normale attività lavorativa.

 

Innanzi tutto, segnaliamo che, nonostante siano passati già due anni dal terremoto, ancora oggi il personale dell’ufficio di L’Aquila continua a prestare la propria attività lavorativa in locali che non soddisfano i criteri minimi stabiliti dalle norme in materia di sicurezza.

 

Pertanto, considerato il tempo trascorso, è auspicabile che sia trovata, con massima sollecitudine, una soluzione idonea che consenta a tutto il personale di poter svolgere il proprio lavoro nel rispetto delle norme previste per la tutela e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Ma anche sul versante delle relazioni sindacali, le cose non vanno meglio.

 

La pressoché totale assenza di relazioni sindacali, oltre a violare le norme contrattualmente previste, segnala la volontà, da parte dell’amministrazione di procedere unilateralmente, bypassando

 

È in questo contesto che si colloca, da ultimo, l’ordine di servizio emesso dal Direttore provinciale di L’Aquila  il 30 giugno 2011 n. 19, con il quale si è provveduto a una nuova collocazione del  personale della Direzione provinciale di L’Aquila.

 

L’ordine di servizio sopra citato, emesso senza attivare il confronto previsto dal CCNL con le OO.SS, ad avviso della scrivente:

 

  • ridimensiona fortemente l’attività di controllo sul territorio aquilano (le unità addette all’area controllo si riducono, infatti, a 7);
  • non tutela le professionalità acquisite dal personale dell’area controllo, traghettato, sic e simpliciter, verso l’area legale;
  • non chiarisce i criteri adottati nell’individuazione del personale da assegnare all’area legale e del personale che permarrebbe nell’area controllo.

 

Insomma una operazione che appare unilaterale da un lato e poco trasparente dall’altro.

 

Abbiamo sperato che la Direzione regionale e la Direzione provinciale con le quali abbiamo avuto un colloquio prima dell’emanazione dell’ordine di servizio, individuassero una soluzione che non sacrificasse la professionalità acquisita dai lavoratori - spesso a prezzo di sacrifici personali - e che salvaguardasse i loro diritti.

 

Abbiamo anche avanzato proposte concrete (sospendere qualsiasi progetto di accorpamento dell’area legale, subordinando qualsiasi decisione al necessario confronto sindacale, o quanto meno prevedere che lo spostamento del personale dall’area controllo a quella legale avvenisse al 50%): ma, con rammarico, abbiamo rilevato la totale indisponibilità dell'amministrazione locale a riconsiderare le decisioni assunte.

 

Non possiamo che stigmatizzare questo atteggiamento, esprimendo forte preoccupazione per alcune scelte che, a nostro avviso, ingenerano il sospetto che vi sia, da parte di questa amministrazione, la volontà di ridimensionare  l’attività di controllo sul territorio aquilano.

 

E questo ci sembra oltre che palesemente in contrasto con la funzione precipua dell’Agenzia delle Entrate, anche paradossale proprio in un territorio che, al contrario, avrebbe bisogno di un'armonica e ordinata ripresa dell'attività economica, supportata da una costante azione di controllo sul piano della legalità fiscale.

 

Auspichiamo, pertanto, che sulle questioni che abbiamo rappresentato si voglia aprire un confronto a tutto campo.

 

Ne gioverebbero non solo le corrette relazioni sindacali ma, anche e soprattutto, il rapporto tra questa amministrazione e i lavoratori.

 

Auguri di buon lavoro.

 

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