Agenzia Dogane - Il nodo al fazzoletto

L'Agenzia prende impegni verbali, forse augurandosi che verba volant

Roma -

Tre mesi e tre tentativi sono stati necessari per arrivare alla ripartizione delle risorse del comma 165 fra dirigenti e personale delle aree funzionali: 8,5 la percentuale per i dirigenti, a fronte del 10% dello scorso anno. Si tratta di un ritocco non irrilevante, che avremmo voluto rendere ancora più tangibile, così come avremmo voluto ottenere da subito che una quota parte delle risorse destinate al potenziamento dell’Agenzia fosse destinata al Fondo del personale. Non sono stati questi i binari su cui la trattativa si è indirizzata.

 

Su questa richiesta da parte dell’Agenzia è arrivato solo un impegno verbale a medio termine (noi ci facciamo un nodo al fazzoletto). Nel frattempo non potevamo lasciare 36 milioni di euro nelle casse dell’amministrazione.

 

Dopo tutte le vicessitudini che quest’anno hanno colpito il finanziamento del Comma 165, era ora che questi soldi entrassero nelle tasche dei lavoratori. Ci siamo così liberati dal vincolo del ricatto salariale fatto in casa decidendo di non porre altro tempo alla data della riscossione di importi già vecchi di due anni; e nello stesso tempo rafforzeremo la nostra richiesta di dare ai lavoratori le somme attualmente destinate al potenziamento dell’Agenzia.

 

Si tratta di una questione di fondamentale importanza non tanto e non solo per incrementare le risorse per l’anno 2007, ma soprattutto perché è indispensabile definire subito nuovi meccanismi per recuperare nei prossimi anni il maltolto dalla legge 133.

 

Se le considerazioni sull’emergenza salariale in cui versano i dipendenti delle Dogane - e quelli della Pubblica Amministrazione più in generale - ci hanno portato a firmare l’accordo di ripartizione delle risorse fra dirigenti e personale delle aree, le stesse considerazioni non ci hanno consentito di firmare il successivo accordo sulla ripartizione fra il personale. In questo momento bisognava a nostro avviso dare la priorità agli istituti che avrebbero potuto portare il più in fretta possibile i soldi in tasca ai lavoratori.

 

Invece il taglio è stato posto tutto a carico dell’unica indennità, quella di obiettivo istituzionale, che viene erogata a tutto il personale in tempi rapidi senza bisogno di ulteriori accordi, per favorire il pagamento del budget d’ufficio e quello della costellazione di indennità per particolari attività in cui si frantuma il fondo.

 

Bisognava garantire le aspettative, a parer loro, di chi quelle attività le ha svolte. Secondo noi bisogna garantire le aspettative di chi lavora e vuole arrivare a fine mese con dignità. E tutte le attività sono degne di essere remunerate dignitosamente.

 

C’è in questa scelta un chiaro segnale su cosa si metterà all’inizio della lista della spesa nei prossimi anni. In presenza di tagli, salteranno gli istituti rivolti a tutti e si darà la precedenza a quelli che remunereranno solo alcuni dipendenti e solo alcune attività. Questa è la logica che governerà le dinamiche salariali di secondo livello: non potendo aumentare le risorse si riduce la platea dei beneficiari. L'esatto contrario di quello che farebbe qualunque amministrazione (e qualunque sindacato) con seri progetti per il futuro.