Agenzia Entrate - La foresta che cade

In arrivo la ristrutturazione che cambierà il volto dell'Agenzia

Roma -

Giunta alla sua seconda tappa, accompagnata e preceduta da indiscrezioni a mezzo stampa che hanno prefigurato smottamenti organizzativi e chiusure-lampo di Uffici più o meno piccoli e più o meno inutili, il "confronto" tra l'Agenzia Entrate e le organizzazioni sindacali sul piano di ristrutturazione e sulle conseguenti modifiche organizzative merita qualche riflessione ad alta voce.

 

Non che tutto sia chiarissimo o che tutto sia stato già detto: al contrario ci si sta ancora facendo largo tra le norme contrattuali per capire se ci si trovi davanti a materia che è oggetto di informazione o consultazione o concertazione. Pur sembrando oziosa, la questione non lo è affatto perché un conto è avere per le mani una materia che può essere sbrigata con un'informazione preventiva, un altro conto è aprire un tavolo di concertazione. Poiché proprio di concertazione si è parlato, ciò vale ad affermare la delicatezza dell'argomento e l'importanza "storica" di questa fase per il futuro dell'Agenzia Entrate (e non solo).

 

Un noto adagio, una di quelle frasi pronte all'uso recita: "Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce". Rafforzandone il senso e rivolgendoci al contenuto del piano di ristrutturazione presentato dall'Agenzia Entrate potremmo dire stavolta: "Fa più rumore una foresta che cade di un albero che cresce".

 

La foresta che cade è l'Agenzia Entrate per come oggi la conosciamo. Il piano di restyling è stato presentato in toni ovviamente dimessi, minimalisti. Si parla di un taglio indolore di 104 posizioni dirigenziali, della possibilità di far salire 51 dei 384 uffici locali dalla II alla I fascia, di adeguare in 19 di questi la posizione dei Capi Area portandola dalla III alla II fascia. Il tutto, condito da qualche altro taglio nelle strutture di vertice (Direzioni Regionali e Uffici Centrali) anche qui senza impatti significativi. Accorpamenti, slittamenti, razionalizzazioni.

 

Verrebbe quasi voglia di dire: tutto qui? La solita montagna ha partorito il solito topolino? No, c'è di più. Se i nostri dirigenti fossero, per assurdo, guardiani di fari; se non ci fosse una stretta relazione fra loro e i loro collaboratori (i c.d. livellati); se dal loro "destino", dal loro potere decisionale non dipendesse quello dei nostri colleghi, staremmo anche a guardare. Ma per noi ha un senso sapere che oltre il 30% del personale (quello che presta servizio nei 51 uffici che verranno elevati al rango delle Direzioni Regionali) finirà per essere "governato" da capi-ufficio con nuovi e più forti poteri, pari a quelli di un Direttore Regionale o Centrale. Per noi ha un senso sapere che i 51 uffici di prima fascia peseranno non poco sulla ridistribuzione di funzioni, competenze, poteri sul territorio a danno degli uffici più piccoli e meno prestigiosi.

 

Vorremmo capire, non limitarci a contare le poltrone che spariranno e quelle che verranno rifoderate in "pelle umana". Vorremmo sapere dove stanno andando la nostra amministrazione e i suoi Lavoratori. Dopo aver visto l'elenco dei 51 uffici vorremmo capire quali saranno i nuovi rapporti di forza/debolezza fra i 51 uffici e le DR, fra i 51 e gli uffici più piccoli. Vorremmo capire quali percorsi di carriera si aprono per i Lavoratori di questi e di quegli uffici, quale modello organizzativo verrà adottato in questi e in quelli. Dopo aver visto la distribuzione sul territorio nazionale dei 51 uffici vorremmo capire se l'avere abdicato alle funzioni di contrasto all'evasione e al sommerso al Sud è una presa d'atto della sconfitta contro il crimine tributario o un invito rivolto ai grandi evasori a trasferire la sede legale in paradisi fiscali di casa nostra.

 

Vorremmo capire, nel frastuono della foresta che cade, a quanti Lavoratori corrisponderanno 104 poltrone dirigenziali in meno.

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