Agenzie Fiscali - Di nuovo in piazza, noi

Roma -

Decine di migliaia di Lavoratori pubblici hanno scioperato il 3 luglio. Tra queste migliaia c'erano i Lavoratori delle Agenzie Fiscali. Gli “007” del Fisco hanno mostrato alla stampa e ai cittadini presenti nei vari presidi che si sono tenuti in tutta Italia le uniche armi a loro disposizione… le pistole ad acqua che, se non sono sufficienti a combattere l’evasione fiscale, lo sono state almeno contro la calura estiva. I Lavoratori del comparto Agenzie Fiscali sono al loro terzo sciopero contro la politica governativa di smantellamento del pubblico impiego.

 

Erano in piazza a luglio dello scorso anno contro il decreto Brunetta, hanno riempito Roma con un imponente corteo del sindacalismo di base il 17 ottobre e sono tornati a  manifestare il loro dissenso venerdì 3 luglio. Dal 16 luglio 2008 al 3 luglio 2009, dodici mesi di conflitto a dimostrare che i Lavoratori hanno capito: non basta più elemosinare promesse e non basta più scrivere lettere chiedendo generici cambi di rotta a chi da un anno assume impegni che poi non rispetta.

 

Come definire, se non come una presa in giro, il fatto che ai 60mila lavoratori delle Agenzie verranno destinate risorse per la produttività che non sono altro che i loro stessi risparmi? Anche l’ultimo DPCM che qualcuno rivendica come il primo frutto maturato grazie a un percorso di mobilitazione (per ora solo annunciato), nulla aggiunge a quanto sapevamo e che a noi non basta. Non ci basta sapere che nelle pieghe di bilancio delle Agenzie Fiscali sarà possibile grattare risorse per addolcire la pillola. Certamente il DPCM non è un atto di "ripristino delle risorse", come qualcuno si ostina a battezzarlo!

 

Non ci bastano le elemosine dopo aver accettato la sfida epocale della trasformazione in Agenzie, della misurazione della produttività individuale, della meritocrazia. Non condivideremo nessun momento di mobilitazioni giocate al ribasso. Prima dello sciopero abbiamo letto comunicati sindacali che ne ridimensionavano l'importanza, rimandando a settembre l'appuntamento con il conflitto. Non saremo certo noi a piangere per un'altra piazza gremita di Lavoratori che chiedono salario, diritti e dignità. In attesa dei rimandati a settembre, ci limitiamo a constatare che la maggior parte delle sigle non ha proclamato un’ora che sia una di sciopero.

 

All'appuntamento del 3 luglio siamo arrivati con le mozioni per chiedere il corrispettivo degli obiettivi di produttività raggiunti - e superati - nel 2008. Le abbiamo fatte approvare nelle assemblee in cui abbiamo illustrato ai Lavoratori il contenuto della legge delega di riforma della PA. Perché ai Lavoratori delle Agenzie Fiscali non interessa solo recuperare le risorse per pagare la produttività, ma interessano anche i criteri con cui la produttività verrà pagata. Le mozioni sono giunte da poco meno di 150 uffici in cui prestano servizio circa 14mila Lavoratori che vantano un credito di circa 70 milioni di euro dai loro debitori! Queste cifre, accanto a quelle della partecipazione allo sciopero del 3 luglio, segnano la temperatura del comparto e dicono che il comparto ha la febbre alta, molto alta.

 

I Lavoratori si sono resi conto che con questo Governo e con la remissività sindacale non si fa molta strada. Noi crediamo che non valga a nulla costruire un sistema di sicurezze individuali se poi viene smantellato il quadro generale dei diritti. I Lavoratori in sciopero la pensano come noi. Reclamano reddito attraverso le nostre mozioni e chiedono che sui loro diritti non cali il sipario. Noi ce la metteremo tutta per recuperare i soldi che mancano nelle loro tasche.

 

Le mozioni fin qui raccolte, domani saranno inviate ai ministri dell'Economia e Finanze (Tremonti) e dell'Innovazione (Brunetta) e ai direttori delle Agenzie Fiscali. Ma non finisce qui...

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