Agenzie Fiscali - Il 23 ottobre la grande risposta dei Lavoratori!

Roma -

Venerdì 23 ottobre eravamo tantissimi alla manifestazione nazionale indetta per lo sciopero generale di RdB, SdL e Cobas. Ed erano tantissimi in tutta Italia i lavoratori che hanno aderito alla proposta di sciopero, sia nelle Agenzie Fiscali sia in tutti gli uffici pubblici, sia nelle più variegate realtà private. Una gran bella giornata, quella di venerdì scorso, con la quale i lavoratori hanno risposto nel modo migliore ai contenuti della riforma della Pubblica Amministrazione, ai tagli salariali, alla distruzione del contratto collettivo di lavoro e delle sue tutele. Tutti i settori del mondo del lavoro dalle fabbriche a rischio chiusura ai lavoratori del pubblico impiego che contestavano a gran voce il decreto Brunetta, dal variegato mondo della scuola ai precari ed ai disoccupati.

 

I lavoratori del Fisco hanno portato in corteo la richiesta di investire sulla macchina fiscale per avere più risorse da destinare allo Stato Sociale. Lasciateci stanare gli evasori, noi la crisi non la paghiamo! è la richiesta che riassume il senso delle nostre vertenze. Chiediamo salario, carriere, diritti, assunzioni, perché sappiamo che ogni investimento nel comparto Fisco - e parliamo di investimenti strutturali - non è un costo ma un ricavo per la collettività. Più risorse destinate alla lotta all'evasione, significano maggior gettito proveniente da quelle aree (geografiche e sociali) che tradizionalmente evadono il Fisco.

 

Abbiamo portato in corteo le migliaia di firme raccolte in centinaia uffici, delle Agenzie Fiscali e non, contro lo scudo fiscale. La politica tributaria dei condoni è un favore enorme agli evasori che noi chiediamo di poter stanare ed è una doppia beffa proprio per i lavoratori e i cittadini, sui quali continua a gravare una pressione fiscale enorme, che non aumenta per il solo fatto di aver raggiunto la soglia di massima espansione; ma che al tempo stesso non diminuirà mai, perché lavoratori dipendenti, pensionati, precari, cittadini senza reddito stabile, sono gli unici "clienti" dell'azienda fisco italiana.

 

C’è la voglia, da parte dei milioni di lavoratori che hanno scioperato in tutta Italia, oggi come un anno fa e come sempre, di difendere la Pubblica Amministrazione dalla politica dello spezzatino che sottrae competenze al pubblico per affidarle al privato. E oggi sappiamo quanto privato sia spesso sinonimo di clientela, disservizio, malaffare, truffa, danno ambientale, corruzione e chi più ne ha più ne metta.

 

C'è il senso di ribellione, contro le finanziarie che tagliano il salario accessorio, l'unica fonte dalla quale sgorga un po' di retribuzione dopo che Governo e sindacato confederale hanno chiuso di comune accordo i rubinetti degli aumenti contrattuali.

 

C’è la consapevolezza che viene dalla responsabilità di dover difendere i propri diritti, la propria dignità, anche in nome e per conto di chi si è fatto prendere la mano dal qualunquismo imperante, di chi vive in un mondo tutto suo senza prestare attenzione a ciò che gli accade intorno, pur sapendo (o fingendo di non sapere) che il mondo del lavoro è fatto di battaglie collettive, nelle quali vanno coniugati il tornaconto e la solidarietà.

 

I lavoratori delle Agenzie Fiscali ci sono, oggi come il 16 luglio di un anno fa (contro il decreto 112/2008), oggi come il 17 ottobre scorso. Oggi, come ci saranno ancora domani, quando ci sarà da difendere salario, diritti e dignità per tutti.

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