Agenzie Fiscali - Il patchwork sindacale non fa il bene dei lavoratori

L'unità sindacale non può essere un esercizio di bricolage: guardiamo ai contenuti

Abbiamo seguito con attenzione gli appelli all'unità sindacale e ci siamo spesi anche noi per cercare di costruire, in queste settimane, un fronte unitario capace di incidere maggiormente sulle odierne vicende. Ma giudichiamo insufficienti i contenuti dell'iniziativa unitaria, alla quale non abbiamo aderito, e pericoloso il messaggio che da essa traspare. Nessuna vertenza dovrebbe oggi ignorare gli effetti devastanti che la manovra dispiega sulle retribuzioni e sui diritti dei lavoratori. Nessuna vertenza può evitare di indicare soluzioni concrete. Abbiamo chiesto alle altre organizzazioni sindacali di marcare una posizione più coraggiosa e meno ambigua ad esempio sulla nostra proposta di stabilizzazione delle risorse per una progressione economica per tutti, e di inserire tra gli argomenti della vertenza la proposta di aprire una campagna per la stabilizzazione salariale, come in occasione del primo contratto collettivo d'Agenzia. Ma la verità è che su queste proposte non c'è il coraggio di convergere. Sono venute fuori invece generiche richieste di portare a termine procedure di carriera già finanziate e di firmare il Comma 165. Sono richieste minime, come se oggi non si abbia la voglia o la forza di andare oltre il “minimo sindacale”. Ma nulla si dice su come si intende superare il blocco delle retribuzioni individuali che se non verrà emendato in parlamento costituirà una pesantissima ipoteca personale per il prossimo quadriennio. E che senso ha un'unità sindacale che si costruisce su una richiesta senza chiarire i passaggi successivi?

 

Noi abbiamo già detto e ripetuto che ci opporremo, ad esempio, all'utilizzo dei fondi aziendali per fare funzionare istituti contrattuali parziali che non vadano a mitigare gli effetti del blocco delle retribuzioni subito da tutti i lavoratori. Per questo stiamo raccogliendo migliaia di firme per la stabilizzazione in vista di una progressione economica per tutti. Su questo punto abbiamo posto agli altri una domanda precisa: siamo disposti a convergere su proposte che facciano arrivare a tutti i lavoratori entro la fine dell'anno, una risposta forte all'emergenza salariale aperta dalla manovra ma non solo dalla manovra? Siamo disposti a ridiscutere l'utilizzo del Fondo di Previdenza alla luce degli ultimi sviluppi, là dove le risorse accantonate potrebbero essere un serbatoio al quale attingere in un momento di siccità? E una vertenza per chiedere l'aumento del buono pasto viene considerata troppo marginale e di basso livello, o anche quella potrebbe essere un modo per segnare un punto dopo aver incassato mille gol? Il timore che abbiamo (quasi la certezza) è che fra qualche mese ci troveremo a discutere ai tavoli la distribuzione dei fondi con le regole della riforma Brunetta, che continuano a prevedere le fasce di merito, con buona pace dell'unità.

 

Sulla riforma Brunetta e sulla manovra-rapina il nostro giudizio di fondo è troppo distante da quello degli altri perché la visione che abbiamo noi del mondo del lavoro non contempla i memorandum, o la revisione dello Statuto dei Lavoratori, o la concertazione, o la concezione dei lavoratori pubblici come bancomat per coprire i costi delle speculazioni. Senza la presunzione di avere in tasca l'unica verità, in questo momento l'unico servizio che possiamo rendere ai lavoratori è proprio quello di evitare percorsi unitari tenuti insieme con il Vinavil, costruiti senza una vera prospettiva e alla vigilia di scioperi diversi a sostegno di posizioni diverse.

 

Chi tra i lavoratori avrà la pazienza di sondare le ragioni che stanno dietro alle diverse posizioni, avrà fatto un favore a sé stesso e a tutta la categoria. Detto questo, anche noi non chiudiamo nessuna porta e accoglieremo volentieri sulla nostra strada, più o meno occasionali compagni di viaggio. Noi guardiamo alla meta.

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