Agenzie Fiscali - Progressioni economiche andiamo verso lo sciopero

Salta per la terza volta il tavolo alle Entrate. Vogliamo risposte chiare sulla carriera

Roma -

L'ennesimo rinvio della convocazione alle Entrate ci fa intuire che non ci sia la volontà di arrivare a un accordo sulle progressioni entro fine 2010.

Pur lasciando aperta la porta a ogni possibile colpo di scena (il buon senso può ancora prevalere sugli interessi di parte), dobbiamo prendere atto che alle Entrate in troppi non vogliono le progressioni economiche.

Abbiamo quindi avviato la procedura per l'indizione di uno sciopero della categoria entro fine dicembre perché non possiamo più tollerare tatticismi e ambiguità, da chiunque arrivino.

Nel frattempo dichiariamo lo stato di agitazione di tutti i lavoratori.

Riteniamo così di mettere a disposizione dei diretti interessati, cioè tutti, un concreto strumento di lotta per provare a cambiare un futuro salariale che altrimenti si preannuncia drammatico, a partire dall'introduzione delle fasce di merito “brunettiane” che nessuno può avere dimenticato.

Alle amministrazioni chiediamo un filo di ragionevolezza, unito al coraggio e all'onestà intellettuale che servono per assumere decisioni importanti, invece di perdere tempo prendendo in giro i lavoratori.

Non tutto il mondo è paese.

Al Territorio si sta praticando un confronto serio con l'amministrazione, e ci auguriamo si possa giungere senza strappi all'obiettivo delle progressioni economiche.

Sarebbe un approdo equo e conveniente non solo per i lavoratori.

Con lungimiranza si potrà arrivare alla meta.

Alle Entrate, malgrado i circa 20 milioni di euro già stabilizzabili (i conti sono nostri e siamo a disposizione di chiunque voglia ragionarci sopra) ci sono troppe distrazioni per parlare di progressioni.

I ripetuti rinvii hanno impedito di avviare il confronto vero sulle progressioni, ma non di prendere altre decisioni: concorsi-farsa per dirigenti, incentivi all'esodo sempre per i dirigenti, trasferimenti coatti dei lavoratori per presunte incompatibilità, questionari di gradimento inviati ai potenziali evasori.

Le uniche cose di cui l'Agenzia ha evitato di parlare riguardano i diritti dei lavoratori: niente sulle progressioni economiche, niente sui 2mila passaggi in III area banditi un anno fa, niente sul collasso dei servizi.

La porta del dialogo resta doverosamente aperta, qui come nelle altre Agenzie dove in alcuni casi il discorso è un pezzo avanti.

Il tavolo al Territorio può concludersi con un risultato significativo, sempre che permanga la volontà comune di perseguire l'obiettivo dichiarato e di difenderlo poi in ogni sede di successivo controllo.

Alle Dogane, a fronte di progressioni avviate in numero esiguo per gli anni 2007 e 2008, ci siederemo al tavolo forti delle migliaia di e-mail che i lavoratori hanno inviato in pochi giorni per chiedere correttivi alla procedura per i 550 passaggi in III area e nuove risorse per altre progressioni finanziate con i fondi sul 2009 e 2010.

La scelta dello sciopero è l'ultima che vorremmo prendere ma di fronte a queste chiusure così ben orchestrate (nella tempistica e nelle modalità), è l'unica ad avere senso.

La meta è troppo vicina per rinunciarvi e le 16mila firme raccolte sono per noi una spinta a continuare la battaglia per la difesa di una progressione economica per tutti.

Nella piattaforma dello sciopero chiederemo soluzioni concrete per dare a tutto il comparto Fisco una prospettiva di investimenti strutturali e decisioni concrete che servono urgentemente, per garantire al Paese una macchina fiscale efficiente che aiuti a superare la crisi.

Una progressione economica per tutti i lavoratori, in un quadro di diritti e retribuzioni così sconquassato è la risposta minima ed è un dovere verso i lavoratori.

Aspettando la convocazione che verrà, ci muoviamo nella direzione dello sciopero della categoria.

Noi stiamo dalla parte dei diritti di tutti e per questo chiediamo da mesi progressioni per tutti.

 

Il resto è stato fin qui fumo negli occhi, parole e promesse che nascondono la fretta di portare i lavoratori al 2011, con un pugno di mosche in mano.

A chi conviene, ancora non s'è ben capito. O forse sì.

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