Agenzie Fiscali - Quant'è dimagrito il Comma 165 in 5 anni!

Persi 150 milioni di euro in 5 anni, 2,5mila euro di salario in meno a ogni lavoratore!

Roma -

Arriveranno dei soldi per finanziare la contrattazione integrativa, ma come si legge chiaramente nel testo del decreto, dal 2004 i fondi sono diminuiti a causa di tagli “chirurgici” che colpiscono le economie familiari dei 55mila lavoratori dell’amministrazione finanziaria e che si aggiungono a quelli “lineari” a cui è stato sottoposto il pubblico impiego.

 

 

Nel frattempo c’è chi si vanta di avere inserito meccanismi premiali nella pubblica amministrazione.

Anche a volersi sforzare, noi non riusciamo a vedere in questo “trattamento preferenziale” nulla di premiante, e ciò ci impedisce di accogliere la notizia della firma con soddisfazione.

Quello che ci ha contraddistinto nelle vertenze di comparto degli ultimi mesi è proprio la voglia di non accontentarsi.

Non ci siamo mai limitati a chiedere la firma di un decreto che ha di fatto formalizzato gli ennesimi tagli, ma abbiamo chiesto di porre un limite alla progressiva erosione dei fondi.

Continueremo a farlo, forti delle 16mila firme dei lavoratori che hanno sostenuto la richiesta di stabilizzazione.

Senza di essa, se negli ultimi cinque anni (questo decreto stanzia le risorse per il 2009) abbiamo perso il 56% delle risorse, non ce ne vorranno molti di più per azzerare una fonte di finanziamento che se eliminata tutta d’un tratto avrebbe rischiato l’inapplicabilità della maggior parte degli istituti contrattuali e di mandare in tilt l’intera organizzazione del lavoro.

Del resto per qualcuno, a breve, il problema non si porrà più, perché considererà decaduti quegli stessi istituti contrattuali in nome della diretta applicabilità del d.lgs 150 (comune di Trieste e Inps di Torino ci hanno già provato).

La stabilizzazione è anche la condizione necessaria affinché si apra una nuova stagione di progressioni economiche per il personale del comparto.

Con questo obiettivo ci siederemo ai tavoli che dovranno decidere la distribuzione di queste risorse, non appena terminato l’iter di registrazione del decreto presso la Corte dei Conti.

Il decreto rischia però un nuovo stop poiché si sono levate da più parti voci di protesta per non aver ricompreso il Demanio fra gli enti beneficiari, mentre nel passato era riconosciuta al Demanio la quota spettante in base al rendiconto delle attività svolte in anni in cui essa era un ente pubblico non economico.

Al riguardo pensiamo che per il Demanio non possano valere le regole del diritto privato quando si tratta di stare fuori dal blocco dei contratti e quelle del diritto pubblico quando è ora di finanziare la contrattazione integrativa.

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