Agenzie Fiscali - Salario accessorio e assenze, avevamo ragione noi!

Una circolare boccia gli accordi che tagliano il salario accessorio in caso di assenza

Roma -

Lo avevamo detto e ripetuto in tutti i tavoli, che l'amministrazione stava sbagliando. Ora una circolare della Funzione Pubblica chiarisce che le assenze a vario titolo non possono essere conteggiate ai fini della decurtazione degli incentivi. Il salario accessorio deve essere erogato pienamente, senza tagli, se gli obiettivi assegnati sono stati raggiunti. In questi mesi di grandi riforme e trasformazioni qualche amministrazione s'è inventata di tutto per mostrarsi fedele alla linea governativa, oltrepassandola talvolta con il risultato di far nascere veri e propri pasticci. Emblematico il caso delle Entrate sul quale torneremo.

 

Non è che dalle parti di Palazzo Vidoni siano improvvisamente diventati più buoni. La norma già introdotta con il Dl 112/2008 venne poi abrogata nel luglio 2009 perché faceva una gran confusione fra casi disparati con il risultato che il salario accessorio veniva tagliato in caso di malattia, maternità, permessi da Legge 104 e altre situazioni che è perfino illegittimo trattare come assenze. E a ben vedere, si trattava di una regola stupida anche sotto il profilo pratico. Poiché si parla di produttività, la prestazione individuale e collettiva deve essere misurata rispetto al raggiungimento o meno degli obiettivi assegnati.

 

Se una unità organizzativa o un lavoratore raggiungono e superano quegli obiettivi, perché punirli nel caso in cui abbiano lavorato per meno giorni? Casomai andrebbe valutata positivamente la capacità di raggiungere gli standard assegnati con meno ore lavorative. Altrimenti, la constatazione è che quegli incentivi altro non sono che indennità di presenza, non previste dai nostri contratti. Già le posizioni organizzative e gli incarichi vengono remunerati indipendentemente dalle assenze, in ragione della loro natura funzionale.

 

Tra gli accordi da dimenticare, ne citiamo uno per tutti, quello sottoscritto – non da noi – alle Entrate: venne resuscitata una norma che come detto era stata abrogata da un anno, colpendo nel mucchio chi nel 2008 si era “assentato” a vario titolo: congedi per maternità, malattia, agibilità sindacali, tutto finì nel calderone con il risultato di fare una grande confusione fra diversi istituti incompatibili fra loro per natura e per scopo. Ci parve un atteggiamento imprudente, forse ispirato da quel clima punitivo da caccia al fannullone.

 

Se fu facile salire sul carro governativo dei cacciatori di fannulloni, meno facile sarà ora scendere e chiedere scusa e riparare il danno. Alla luce della circolare n. 8/2010, RdBUSB ha chiesto alle Agenzie due cose: che vengano corretti gli accordi relativi al 2008 e che vengano liquidate le differenze corrispondenti alle indebite decurtazioni, con un conguaglio alla prima occasione utile; e che a partire dai costituenti fondi aziendali per gli anni a venire, si recepiscano le indicazioni della circolare in questione.

 

Per il futuro raccomandiamo prudenza ed equilibrio. Se perfino il ministro Brunetta, il fustigatore della PA, dà ragione a RdB-USB, allora qualcuno ha sbagliato e deve “pagare”.

Cogliamo l'occasione per ribadire la nostra convinzione: la direzione da seguire è un'altra. Le risorse accessorie devono essere stabilizzate e devono entrare a far parte della retribuzione complessiva con stabilità e continuità. La produttività collettiva deve diventare quella quattordicesima calcolata sul parametro d'area e non sulle presenze. Quanto al resto, cerchiamo di portare a casa la stabilizzazione di una parte delle risorse che finanziano i fondi, per costruirci un futuro retributivo meno incerto e ammortizzare almeno in parte i danni venuti con il blocco dei contratti e il taglio dei fondi aziendali.

 

Scarica il comunicato, la circolare e la lettera inviata da USB in fondo alla pagina.

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