Agenzie Fiscali - Valutazione individuale, USB la respinge al mittente!

Roma -

La riunione odierna al MEF, sullo schema di DPCM che introdurrà la valutazione della performance individuale (VPI) è stata l'occasione per ribadire l'assoluta contrarietà di USB al meccanismo perverso della valutazione individuale.

Reintrodotta dal D.Lvo n. 150/2009, la VPI riporta le condizioni di lavoro dei dipendenti pubblici alla metà del secolo scorso quando negli uffici circolavano le pagelline personali redatte da zelanti capi-reparto.

La riforma dell'ex ministro Brunetta partiva dall'idea che la Pubblica Amministrazione e i lavoratori pubblici sono il male da eliminare di questo Paese.

Il dipendente statale, fannullone e assenteista per definizione è diventato il capro espiatorio da sacrificare mentre non casualmente si apriva una stagione di pesantissimi tagli alla spesa pubblica che hanno cancellato Welfare e diritti, dalla salute all'istruzione, dalla pensione ad una retribuzione dignitosa.

E infatti di lì a poco sarebbe arrivato anche il blocco dei contratti.

Oggi la valutazione individuale serve a introdurre nei luoghi di lavoro un clima da caserma e a nascondere i pesanti tagli al salario accessorio che continua a diminuire e che non basta più per tutti.

Quindi è necessario cominciare ad escludere qualcuno, con criteri di valutazione di cui nulla si sa, messi in mano a una dirigenza impreparata a gestire questo strumento o peggio ancora pronta a farlo nel modo più becero.

Inoltre, sarà motivo di altri ritardi nell’erogazione del salario accessorio, quando già oggi stiamo in ritardo di ben tre anni rispetto al lavoro svolto.

Questo DPCM si collega direttamente al D.Lvo n. 150/2009 che prevedeva il licenziamento per scarso rendimento dopo la collocazione ripetuta nella fascia di merito più bassa.

Attenzione: non stiamo parlando di casi "patologici" di improduttività, per i quali esistono già da decenni tutti gli strumenti disciplinari fino al licenziamento.

Qui parliamo di un meccanismo che obbliga l'Amministrazione a collocare nelle fasce di merito più basse almeno il 30% dei lavoratori, senza guardare in faccia nessuno.

Il  toro va preso per le corna e anzitutto va abolita la "riforma Brunetta" che ha cancellato diritti e che considera la PA come una zavorra di cui liberarsi.

In questi anni la valutazione individuale è entrata dalla finestra non potendo entrare dalla porta.

Ce la siamo ritrovata perfino nelle procedure per gli sviluppi economici - pagate con i soldi di tutti - mentre si cancellava la possibilità dei passaggi giuridici negando ai lavoratori ogni prospettiva di crescita professionale e retributiva.

Le maggiori organizzazioni sindacali l'hanno addirittura inserita nella propria piattaforma contrattuale, dove si chiede la valutazione individuale ovviamente condita di trasparenza e oggettività.

A voler essere davvero oggettivi, basterebbe considerare che nel 2015, anno in cui le Agenzie fiscali hanno operato in una situazione di gravissima difficoltà organizzativa, con i vertici decapitati dalla Corte Costituzionale, grazie a migliaia di lavoratrici e lavoratori è stato possibile superare di oltre 3 miliardi l'obiettivo assegnato di 11,2 miliardi!

Questo ci dice che non servono altri strumenti di valutazione, servono invece le risorse per sbloccare i contratti, per rifinanziare il salario accessorio, per riaprire i percorsi di crescita professionale, per nuove assunzioni.

Proposte che la USB metterà nero su bianco nella propria piattaforma contrattuale, che parte dall'idea che si deve investire nei servizi pubblici, guardando ai bisogni dei cittadini e ai diritti dei lavoratori.

Questo Governo mente quando dice di voler modernizzare la Pubblica Amministrazione per renderla più efficiente, efficace, moderna.

Lo dimostra l'operazione di riduzione dei comparti, che cancellerà ogni specificità, che spazzerà via ogni tentativo di portare efficienza nelle organizzazioni pubbliche, che appiattirà diritti, retribuzioni e orizzonti.

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