Caro dott. Ferrara, non basta chiedere, bisogna anche dare!

Nel Suo messaggio di fine anno come neo Direttore ai lavoratori dei Monopoli troviamo parole come collaborazione, impegno, professionalità, risultati, spirito di corpo, orgoglio, prestigio, coinvolgimento, lavoro, obiettivi, ecc.

 

A fronte di ciò, non abbiamo trovato neanche una parola sui fondi tagliati dalla legge 133/2008. Lei chiede ai lavoratori di farsi in quattro per raggiungere obiettivi che porteranno risultati, sì, ma non a loro: alle casse dello Stato, ai dirigenti già strapagati, alle società di consulenza, ecc.

 

A tutti, tranne che ai lavoratori. In generale i lavoratori del pubblico impiego si sono visti offesi dalle accuse di Brunetta, affamati dalla continua perdita di potere di acquisto degli stipendi e umiliati da rinnovi contrattuali al disotto della soglia delle elemosine: 9,16 euro mensili per un B3, ex-sesto, a fronte della spaventosa inflazione dell’anno 2008, sono 30 centesimi al giorno (lordi). Provi a dare 30 centesimi (netti) a un mendicante e vedrà che di certo, con maggiore dignità, glieli tirerà dietro! In aggiunta i lavoratori dei Monopoli si sono visti maltrattare anche riguardo alla sacrosanta richiesta di una progressione all’interno della aree, che le altre Agenzie hanno avuto anni fa.

 

Per i Monopoli è ancora da venire, e sarà non subito per tutti (come dovrebbe essere per il risarcimento, tardivo, di un diritto finora calpestato), ma a rate, con l’ulteriore umiliazione di dover essere valutati (da chi?) e con il rischio concreto (uno su tre) di non percepire per il 2008 né la progressione economica né la propria quota del Fondo. E già, perché le progressioni sono finanziate con il Fondo dei lavoratori, non costano nulla allo Stato, che eppure, in cambio, pretende di mettere in competizione i lavoratori tra loro, di fargli elemosinare la benedizione del dirigente, e magari di ringraziare pure, sia il dirigente che le Organizzazioni Sindacali, che si “affannano”a chiudere un accordo sotto Natale, mentre buona parte del ritardo è dovuta proprio alle beghe interne e al non voler chiudere sei mesi fa un accordo su un problema di decorrenze quando già si sentiva la “puzza” del decreto brunetta.

 

Avremmo voluto vedere una parola su tutto questo, che potesse illuderci sul fatto che Lei avrebbe tentato di trovare una soluzione al problema, che lo sentiva come fosse suo. Avrebbe potuto per esempio dire che tenterà di fare destinare una quota minima delle enormi entrate assicurate dai Monopoli ai bilanci familiari dei lavoratori che tali entrate assicurano. Anche un misero 1%, che sarebbe certo meno di quanto una società privata prenderebbe per assicurare le medesime attività.

 

Certo molto meno di quanto siano costate allo Stato le professionalità dei concessionari della riscossione che costavano all’Agenzia delle Entrate quasi 50 euro per ogni 100 euro incassati.

 

Avrebbe potuto darci dei motivi per continuare a tirare la carretta, ma non l’ha fatto. Siamo sicuri che possa fare di meglio. Ritenti, stavolta non ha (con)vinto.

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