Chi è passato da Assistente a Funzionario nel 2025 troverà una sorpresa amara nella busta paga di ottobre

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Paradossi di un sistema contrattuale costruito negli anni con rinnovi che non hanno recuperato la perdita del potere d'acquisto causata dall'inflazione. 
Tra gli effetti più assurdi c'è quello che riguarda alcuni lavoratori che nel giugno 2025 sono passati dalla Seconda alla Terza Area, oggi Area Assistenti e Area Funzionari: nella busta paga di ottobre 2026 si ritroveranno una trattenuta di 161,60 euro.

Per comprendere come si sia arrivati a questa situazione bisogna tornare al contratto delle Funzioni Centrali 2016-2018, sottoscritto in fretta e furia tra la notte del 22 e 23 dicembre del 2017 dopo quasi nove anni di blocco contrattuale. 

Un accordo chiuso in tempi molto rapidi, a pochi mesi dalle elezioni politiche del marzo 2018, con l'obiettivo di sbloccare aumenti e arretrati per i dipendenti pubblici proprio nel periodo elettorale.

La lunga assenza di rinnovi aveva però prodotto forti squilibri retributivi. In molti casi le fasce economiche più elevate della Seconda Area avevano raggiunto o addirittura superato i livelli iniziali della Terza Area. Inoltre, numerosi dipendenti dell'Agenzia delle Entrate avevano ormai esaurito le possibilità di progressione economica all'interno della propria area e nel rinnovo contrattuale non si erano previste nuove fasce retributive. USB scelse di non sottoscrivere quel contratto.

Solo con il CCNL 2019-2021, firmato nel 2022, è stato introdotto il nuovo ordinamento professionale basato sulle Aree Operatori, Assistenti e Funzionari e sul sistema dei differenziali stipendiali. In quell'occasione venne stabilito che, nel passaggio a un'area superiore, il differenziale stipendiale dovesse cessare, salvo la quota necessaria a garantire che il lavoratore non subisse una riduzione della retribuzione fissa annua. Tale quota resta temporaneamente in godimento ma viene riassorbita in occasione di successive progressioni economiche.

Per questo motivo, chi nel 2025 è passato dall'Area Assistenti a quella dei Funzionari e ha registrato una diminuzione della retribuzione ha ottenuto un differenziale stipendiale destinato a compensare la perdita economica.

Il problema nasce con il rinnovo contrattuale 2025-2027. I conteggi effettuati al momento delle progressioni verticali del giugno 2025 sono stati infatti elaborati utilizzando gli stipendi allora vigenti, che non tenevano conto degli aumenti contrattuali successivamente riconosciuti con decorrenza retroattiva.

Gli incrementi mensili nel 2025 sono stati pari a 47,10 euro lordi per gli Assistenti e a 57,20 euro lordi per i Funzionari. Di conseguenza il differenziale riconosciuto nel 2025 è stato ridotto di 10,10 euro lordi al mese.

Un esempio chiarisce meglio la situazione. Un Assistente con una retribuzione lorda mensile di 2.230,70 euro, passando a Funzionario, si è ritrovato con uno stipendio di 2.113,00 euro. Per compensare la perdita è stato quindi attribuito un differenziale di 117,70 euro.

Con l'applicazione degli aumenti contrattuali, però, la situazione cambia: lo stipendio dell'Assistente sarebbe stato pari a 2.277,80 euro mentre quello del Funzionario a 2.170,20 euro. La differenza corretta da garantire non sarebbe più di 117,70 euro ma di 107,60 euro. In altre parole, il differenziale riconosciuto risulta superiore di 10,10 euro al mese rispetto a quello effettivamente dovuto.
Il ricalcolo di tale importo, applicato retroattivamente dal giugno 2025, produce un conguaglio negativo che a ottobre 2026 è pari a 161,60 euro.

Ancora una volta sono i lavoratori a pagare il prezzo di regole contrattuali complesse e di scelte che, anziché valorizzare la crescita professionale, finiscono per generare effetti difficili da comprendere e ancor più difficili da accettare. 

Chi ha superato una selezione per accedere a un'area superiore non dovrebbe mai correre il rischio di vedersi ridurre la retribuzione o di subire recuperi economici a distanza di oltre un anno.