comma 165: noi non cediamo

Roma -

Alcuni giorni fa si è tenuta al Ministero dell’Economia e Finanze la riunione per definire la ripartizione tra i dipartimenti del Ministero dei  fondi  derivanti dall'applicazione dell'art. 3 del comma 165 della legge 350/2003 e l’individuazione dei criteri necessari alla loro erogazione.

Vogliamo subito premettere che non è stato raggiunto alcun accordo valido in quanto alcune sigle tra cui le RdB non hanno ritenuto firmabile l’ultima  proposta di accordo pervenutaci dall’Amministrazione, che prevedeva:

una quota pari al 13% dell’intero fondo da destinare alla dirigenza e l’87% al personale delle aree funzionali.

L’ulteriore divisione del fondo del personale livellato prevedeva

il 70% per tutto il personale da erogare  sulle presenze con una scala parametrale da 100 a 160

il 30% invece era vincolato  ad un vera e propria valutazione del personale che , peraltro, sarebbe avvenuta con tre anni di ritardo.

Come RdB abbiamo presentato una proposta di mediazione, cui si sono unite anche le altre organizzazioni sindacali, tesa ad erogare immediatamente la quota destinata a tutti i lavoratori e a rimandare la discussione sul restante 30% ad un secondo momento.

Poiché questa proposta non è stata accolta da un’ Amministrazione che sembra non rendersi conto che questi soldi sarebbero dovuti essere nella tasche dei lavoratori già da alcuni anni, e sembra preoccupata solo di destinare una quota molto elevata alla dirigenza per poi inserire la valutazione dei lavoratori senza, peraltro, aver fissato preventivamente alcun criterio certo che inibisca un possibile arbitrio dei dirigenti non abbiamo potuto firmare.

La realtà è che con una modifica normativa ci è stata scippata una parte fondamentale del nostro salario accessorio con veri e propri tagli che ne hanno dimezzato le risorse, accorpando due annualità in modo che i lavoratori potessero non notare il furto subito.

E come non bastasse si destina alla dirigenza una parte enorme del fondo e si procrastina ancora una volta il pagamento spettante ai lavoratori.

Noi non ci facciamo ricattare, sappiamo che è possibile raggiungere un accordo migliore, che riconosca ai lavoratori l’impegno prestato senza sottoporli ad umilianti valutazioni di lavorazioni che non possono aver alcun senso  a distanza di due anni.

Non ci piegheremo alla logica della controparte ed è per questo che stiamo valutando la possibilità di percorrere per il DPF ed in generale per il Ministero dell’Economia e Finanze, la  stessa strada delle Agenzie Fiscali tendente ad una modifica normativa che provveda, in via preventiva  a stabilire e finanziare la retribuzione del personale con criteri certi e fissi in modo da poterli “stabilizzare” nelle prossime tornate contrattuali.

Oggi abbiamo la possibilità di fare un primo passo, possiamo riappropriarci della nostra dignità di lavoratori pubblici, per questo scenderemo in piazza nello

SCIOPERO GENERALE DI PUBBLICO IMPIEGO IL 30 MARZO

con manifestazione nazionale a Roma

PIAZZA DELLA REPUBBLICA ALLE 9,30

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