Convenzione con la SIAE, la strada da non imboccare!

“Sarà assicurato il potenziamento della funzione di vigilanza [...] delle funzioni fiscali svolte dalle Agenzie e dagli Enti della Fiscalità al fine di prevenire in particolare i rischi di violazione dei principi di trasparenza, imparzialità e correttezza dell’azione amministrativa nei confronti dei contribuenti. Nell’ambito dell’attività di regolazione, monitoraggio e sviluppo del comparto giochi, la trasformazione dell’ AAMS in Agenzia Fiscale contribuirà all’incremento dell’efficacia amministrativa, al rafforzamento dell’azione di contrasto del gioco illecito e irregolare e al consolidamento delle entrate tributarie.”

 

Queste è uno stralcio dell’atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2010-2012, firmato dal Ministro dell’Economia. In queste parole noi vedevamo una  profonda contraddizione con altri provvedimenti che contemporaneamente tagliavano risorse e dotazioni organiche. Secondo noi era indispensabile superare gli attuali vincoli che finora non hanno reso possibile lo svuotamento della Prima Area e l’avvio di procedure di passaggio fra le aree, per avviare un percorso di valorizzazione della professionalità dei dipendenti e, al contempo, di incremento dell’azione di contrasto all’evasione fiscale.

 

La convenzione con la SIAE va nella direzione diametralmente opposta. Se è questo il modo con cui il Ministro intendeva superare la contraddizione insita nel fissare obiettivi di crescita  e imporre tagli di risorse e di organici, il nostro giudizio non può che essere assolutamente negativo. Quei 4,5 milioni, investiti per una convenzione che prevede 20.000 controlli annui, li avremmo voluti investire assumendo nuovo personale e riqualificando l’attuale. Ci poniamo altri interrogativi. La SIAE avrà bisogno di assumere?

 

Quale saranno le forme di queste assunzioni? Un Ente pubblico economico a base associativa  risponde a regole private, ridistribuisce utili agli associati, usa forme contrattuali flessibili, ad ore e a percentuale. Possono queste forme di assunzione garantire i “principi di trasparenza, imparzialità e correttezza dell’azione amministrativa” che dovrebbero essere alla base di un’attività di controllo fiscale? Non è certo questo il primo caso di delega di funzioni e servizi a società private. La riscossione, la gestione delle banche dati e delle procedure informatiche, la fornitura di beni e strumenti sono tutte attività attualmente affidate ad enti di questo tipo (Equitalia, SOGEI, Consip) che da tempo sono entrate a far parte della galassia Fisco.

 

Noi non abbiamo mai condiviso processi di esternalizzazione, e non condivideremo perciò un’operazione che mira ad affidare a un ente privato funzioni di controllo proprie dei Monopoli di Stato, nemmeno se verrà preservata la forma (l’accertamento verrà predisposto dall’AAMS, ma su segnalazione degli ispettori Siae), perché per noi conta la sostanza. Naturalmente questo è il quadro che abbiamo colto dalle parole dell’Amministrazione nell’informativa ricevuta durante la riunione del 16 marzo, ma, non avendo avuto copia della Convenzione, in quanto ancora in fase di registrazione, ci auguriamo che una lettura più approfondita ci riveli un quadro più rassicurante.

 

Di recente il Ministro Brunetta ha riproposto il giuramento di fedeltà allo Stato per i dipendenti pubblici. La delega di funzioni pubbliche così importanti è l’ennesima, profonda, contraddizione.

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