Argomento:

Decentramento: cabina di regia... ma che film avete visto?

Roma -

Abbiamo letto su Italia Oggi del 23 u.s. della riunione che avrebbero avuto i soggetti della famosa cabina di regia nella quale avrebbero deciso, accogliendo la proposta delle OO.SS., di “eliminare” all’interno dell’ormai anch’esso famoso DPCM la finestra del 2010 , ultima delle tre date a disposizione degli Enti Locali, per scegliere una delle tre opzioni di tipologia di assunzione delle funzioni catastali .

Bella conquista!!!! In un DPCM tutto da rifare e che addirittura viola le norme contenute in finanziaria  si vanno ad eliminare gli effetti invece di intervenire sulle cause, credendo di gettare ulteriormente fumo negli occhi dei lavoratori. Avevamo chiesto una ulteriore riunione (richiesta respinta) prima della presentazione definitiva del DPCM perché avevamo bisogno, dopo una prima lettura dove sono emerse le criticità di cui abbiamo già parlato, di approfondire e capire …

Purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista, abbiamo capito l’arcano …

Intanto gli emendamenti della finanziaria, oggi Legge; prevedono la gradualità solo per  la funzione di conservazione degli atti e non per il resto: far scomparire la terza finestra del 2010 non ha senso se non si interviene in maniera drastica sulla bozza di  DPCM .

Infatti l’art.2 comma 1 del DPCM medesimo, nell’elencare le forme di gestione possibili da parte dei comuni, già individuate nella finanziaria, inserisce del tutto arbitrariamente “o altre forme associative” non specificando il numero e le tipologie delle stesse. Un’ ulteriore aggravante si ritrova nel comma 4 dello stesso articolo, dove in maniera sibillina si parla di “funzione in regime convenzionale per gli altri comuni”.

La contraddizione più preoccupante,però, è all’interno dell’ art.3 del DPCM  nel quale si elencano i tre possibili livelli di assunzione delle funzioni da parte dei comuni e dove si inserisce inspiegabilmente una eventuale assunzione delle funzioni con “gradualità crescente”.

Oltre a non comparire la funzione di conservazione, solo per la quale è prevista una assunzione graduale, si prevede una possibile graduale assunzione di funzioni superando il vincolo decennale imposto dalla normativa stessa nel caso in cui i comuni decidessero di non deliberare o convenzionarsi con l’Agenzia del Territorio, assumendo il primo o secondo livello di opzione.

I commi 5 e 6 dell’art. 10, (quelli che parlano delle finestre…) sostanzialmente riassumono e ribadiscono tale contraddizione. In sintesi la bozza di DPCM, andando oltre la delega conferitagli dalle norme della finanziaria, fa scaturire, in una vicenda già di per sé complicata, una serie di criticità che potrebbero mettere a repentaglio il processo stesso di decentramento.

Innanzitutto l’autorità politica deve necessariamente chiarire in modo tecnico cosa esattamente intenda con il termine di ”conservazione degli atti catastali”: questo, infatti, potrebbe rappresentare il punto nevralgico degli obbiettivi che l’autorità stessa intende perseguire.

In secondo luogo è necessario che la stesura definitiva del DPCM  preveda la cancellazione della frase “altre forme associative” contenuta nel comma 1 dell’art. 2,abrogazione questa che supererebbe l’eventuale criticità del comma 4 dello stesso articolo.

Al comma 1 dell’art. 3 si dovrà eliminare la frase “ed eventualmente assunte con gradualità crescente”, l’eliminazione di tale frase determinerebbe così  anche il superamento dei commi  5 e 6 dell’art. 10.

Se tali modifiche non dovessero trovare un positivo accoglimento, il pericolo maggiore è che questo DPCM e gli altri che seguiranno possano vanificare ciò che si è cercato di scongiurare attraverso emendamenti trasformati in legge (finanziaria 2007).

In altre parole se per “conservazione degli atti” si intende la totale attività del catasto o meglio la sintesi di tutte le attività che il catasto esercita, non solo non avrebbe più ragione di esistere l’Agenzia del territorio ma sarebbe assolutamente fisiologica una esternalizzazione delle funzioni da parte dei comuni. Infatti solo l’Agenzia del territorio è in grado ad oggi di fornire un servizio professionalmente adeguato alla cittadinanza tutta. Un decentramento selvaggio non garantirebbe un miglior servizio, equità fiscale e soprattutto, con la imminente riforma della struttura degli estimi catastali,  conferirebbe ai comuni una responsabilità che può e deve  essere esercitata solo dallo stato centrale.