DIFENDERE EQUITALIA, DIFENDERE I LAVORATORI DEL FISCO!

Roma -

In un comunicato stampa congiunto l'Agenzia Entrate e l'INPS, che sono gli azionisti di controllo della società Equitalia Spa, difendono energicamente il ruolo della società di riscossione dei tributi da loro controllata.

Equitalia svolge una missione delicata e si è posta l'obiettivo di rendere più efficiente la delicata fase finale del complesso rapporto tributario fra il Fisco e i contribuenti che è appunto la riscossione.

Per raggiungere questo obiettivo si è data un certo rigore d'azione che, talvolta giustamente e altre volte a torto, è mal sopportato dai contribuenti che si sentono perseguitati dinanzi al Fisco, così caparbio nell'inseguire la pretesa tributaria.

Per svolgere questa delicata missione, Equitalia Spa riscuote un aggio, cioè una percentuale sul riscosso che possiamo definire generosa.

Sebbene siano assurti agli onori della cronaca alcuni casi paradossali, come la notifica di cartelle esattoriali a contribuenti deceduti (da morti pensavano di essersi liberati per sempre dell'oppressione fiscale…) o la confisca del mezzo personale di trasporto per debiti di pochi euro o la richiesta di somme di denaro per le quali il contribuente aveva ottenuto lo sgravio, non crediamo sia corretto strumentalizzare simili incidenti di percorso.

Chi lavora sbaglia e questa è una massima che vale per tutti.

Proprio per questo è profondamente ingiusto, oltre che sbagliato il messaggio che chi oggi difende Equitalia ha lanciato pubblicamente qualche giorno fa.

Quel messaggio dice delle cose e altre le lascia intendere. Il ruolo imparziale del Fisco, il ruolo di vigilanza dei suoi verificatori, l'immagine stessa dell'Agenzia ne escono ridimensionati e subordinati alle esigenze politico-elettorali di questo Governo.

Dopo averlo già commentato, alla luce della recente difesa del ruolo di Equitalia, quel messaggio ci appare ancora meno opportuno.


Come ignorare che per ogni euro riscosso da Equitalia c'è l'oscuro e mal retribuito lavoro di un funzionario del Fisco?

Anche all'Agenzia delle Entrate si lavora molto e si può sbagliare.

Se una verifica è infondata, tutto sommato va bene al contribuente e va male al verificatore che sa benissimo che il suo salario dipende purtroppo dalla fondatezza della pretesa tributaria, dato che i contratti sono bloccati e solo dai compensi accessori arriva un po' di ossigeno.

Ma quante sono le verifiche infondate che l'Agenzia denuncia? Di quale percentuale stiamo parlando sul totale dei processi di controllo e di servizio che ogni giorno i 32000 lavoratori del Fisco erogano al Paese? Era opportuno farne un caso nazionale?

Difesa a oltranza di Equitalia Spa e attacco agli agenti del Fisco...

Temiamo stia accadendo quello che paventammo qualche anno fa e cioè che l'intreccio fra pubblico e privato nel settore tributario avrebbe prodotto equivoci e squilibri.

La pretesa tributaria non può fondarsi sulla stessa logica che orienta la riscossione. 

Se vessazione c'è (e secondo noi non c'è) va intercettata e neutralizzata in OGNI FASE DEL RAPPORTO TRIBUTARIO. Non si può dire che in sede di verifica ci sono atteggiamenti vessatori e in sede di riscossione no.

Ne va della difesa di un Fisco neutro, imparziale, severo e intransigente, che considera suo primo compito debellare l'evasione fiscale. Ne va della difesa delle funzioni pubbliche. Ne va anche delle sorti del nostro Paese, nel quale gli investimenti scarseggiano non perché siamo in una giungla di regole ma perché siamo nel Far West dell'assenza di regole.

Lo Stato non è oppressivo, è semplicemente impotente davanti allo strapotere degli interessi privati, che sconfinano nel malaffare, nell'illegalità, nel sommerso, nella criminalità.

Questo manca in Italia: regole uguali per tutti, garantite da un soggetto pubblico autorevole, autonomo, imparziale, forte. In ultima istanza, l'esatto contrario di ciò che questo Governo va cercando.

Verificatori non fa rima con oppressori né fa rima con vessatori.

E se di vessazione si deve parlare, vorremmo che si parlasse degli evasori fiscali che con il loro comportamento criminale e immorale vessano senza pietà chi paga le tasse e subisce l'aumento della pressione fiscale sui propri redditi.

Nel caso dei lavoratori dipendenti nel 2010 il prelievo fiscale è aumentato del 5% e non per effetto degli aumenti delle retribuzioni che invece sono "cresciute" dello 0,5%. E i lavoratori dipendenti contribuiscono a circa l'80% del gettito nazionale da imposte dirette!

Sul lavoro dipendente gravano sempre più tasse, sempre più pesanti.

Per questo USB si è fatta promotrice di una raccolta di firme a sostegno dei redditi e per un Fisco più equo.

E per difendere i lavoratori del Fisco che sono chiamati a fare rispettare le leggi fiscali nel Far West che è diventato l'Italia, USB sta promuovendo a giugno una giornata nazionale di mobilitazione durante la quale tornare a parlare di tutela professionale, di responsabilità e di rischi, per svolgere un ruolo più consapevole, più autorevole, più sicuro.

Per non essere lasciati soli dalla propria amministrazione e più deboli davanti agli evasori.

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