Dogane - Il disordine organizzato e il ruolo dei lavoratori

Cosa possono fare sindacato e lavoratori all'alba della riforma della Pubblica Amministrazione

Roma -

In questi giorni abbiamo appreso da una nota inviata ai soli Direttori dell’Agenzia che dal 1° gennaio 2011 sarebbe venuta meno l’efficacia del CCNI delle Dogane.

Ciò significa che i lavoratori doganali non hanno più un contratto integrativo vigente e che cesserà quindi la validità di tutti gli istituti previsti dalla contrattazione integrativa.

Era una data che si aspettava, quella indicata dalla riforma Brunetta e che avrebbe dovuto “riordinare” la pubblica amministrazione secondo metodi di premialità che nulla hanno a che vedere con la realtà degli uffici tanto da dover essere sconfessata con la sospensione per le Agenzie Fiscali dei Titoli II e III del D.Lgs. 150/2009.

Noi abbiamo profondamente criticato il CCNI e avremmo voluto che molti istituti fossero cambiati, attraverso il confronto, la dialettica sindacale, la partecipazione dei lavoratori.

Non vi è nulla di tutto questo in una imposizione per legge che disapplica un CCNI buttando all’aria indistintamente quello che c’è di buono, di pessimo e di necessario per regolare gli aspetti normativi ed economici del nostro lavoro quotidiano.

Rimarrebbe in vigore il CCNL, ma con dei limiti anch’esso, stando alla nota inviata ai direttori degli uffici dell’Agenzia.

Quali sono questi limiti?

Esattamente quali istituti del CCNI perderebbero la loro efficacia?

Le nuove modalità di erogazione della disagiata, il pagamento dei turni 8-14, della RSP (intesa la sola maggiorazione, non lo straordinario), gli incarichi di responsabilità?

Quali materie saranno ricontrattate e quali non lo saranno più?

La nota non chiarisce questi aspetti, la giurisprudenza in merito allontana l’ipotesi di diretta applicabilità del D.Lgs. 150/2009 (che prevede il recepimento nei contratti nazionali poi bloccati da una norma successiva), la Funzione Pubblica emana circolari come se nulla fosse, le amministrazioni ci mettono del loro colmando l’evidente vuoto normativo con interpretazioni letterali di una norma che non è scritta per poter essere direttamente applicabile.

Il “disordine organizzato” è in definitiva il vero effetto di questa pseudo riforma, incapace di produrre effetti migliorativi e usata dalle amministrazioni come una clava per schiacciare i nostri diritti.

Si sta aprendo una nuova fase, in cui entrano in crisi gli istituti classici su cui finora si è basata la contrattazione e che manda in crisi i tradizionali strumenti del dialogo fra sindacato e amministrazione.

Né la risposta sindacale può essere delegata agli avvocati o messa nelle mani del giudice di turno, perché tutto ciò indebolisce il ruolo del sindacato e non risolve i problemi dei lavoratori; anzi, in alcuni casi riesce addirittura ad acuirli.

Occorre invece approfondire e intensificare il confronto nei luoghi di lavoro, ricercando quel protagonismo dei lavoratori nella difesa dei loro diritti che qualche sigla sindacale complice della controriforma di Brunetta cerca solo a Mirafiori, quando la pressione ricattatoria del datore di lavoro altera i termini del confronto.

Il referendum, quando è libero da ricatti, lo vorremmo vincolante per la validità degli accordi.

La partecipazione è una delle forme a cui ci riferiamo quando parliamo di protagonismo dei lavoratori e per questo iniziamo l’anno, e la nuova fase, proprio indicendo un referendum sugli accordi di fine anno sulle progressioni economiche alle Agenzie Fiscali, rimandando a successivi comunicati le modalità di svolgimento e con l'auspicio che i lavoratori sapranno cogliere le occasioni che gli vengono date, sempre meno spesso e sempre più spesso solo da noi, per esprimersi.

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