Dogane: (Im)Mobilità. SI SALVI CHI PUO'

Roma -

Negli anni scorsi nell’Agenzia delle Dogane, la mobilità non ha funzionato, favorendo una politica del personale improvvisata e poco trasparente basata quasi esclusivamente sull’uso dei distacchi. Il primo CCNI dell’Agenzia delle Dogane avrebbe dovuto essere l’occasione per superare la paralisi avvenuta negli anni scorsi, analizzandone le cause e fissando nuove regole in grado di garantire l’effettiva attuazione delle procedure in tempi rapidi.

In quest’ottica si muoveva la nostra proposta di un accordo stralcio del contratto integrativo sulla mobilità, invece si è incomprensibilmente deciso di confermare in toto il meccanismo attuale richiamando i criteri stabiliti con l’intesa siglata alla fine del 2002.

In tal modo che garanzie avranno i lavoratori di non ritrovarsi nella stessa situazione del passato? Nessuna.

Eppure in molti hanno cantato vittoria. In effetti 157 posti disponibili al trasferimento potrebbero apparire un numero adeguato, ma purtroppo non è affatto così: se teniamo conto che la richiesta di mobilità è per la quasi totalità dei casi dal Nord e dal Centro verso il Sud, arriviamo facilmente alla conclusione che i 35 trasferimenti previsti in uscita dal Sud non verranno sicuramente effettuati e, per gli stessi motivi, ovvero per mancanza di disponibilità in entrata, dei restanti 122 previsti se ne copriranno soltanto 109.

In conclusione, se consideriamo che la mobilità del 2004, peraltro mai avviata, prevedeva 111 posti, i numeri di questo nuovo accordo relativo al triennio 2004-2006 ci consentono di cantare vittoria? Noi, a differenza di altri, crediamo proprio di no.

Come in passato, si rischia di accollare la cronica carenza di organico dell’Agenzia delle Dogane su alcuni lavoratori, limitando i loro i diritti e le loro opportunità.

Non possiamo lasciare la mobilità all’improvvisazione e alle clientele, vista l’incertezza sui tempi e sulla percorribilità di queste procedure, anziché considerarla come un legittimo diritto da parte di chi aspira da dieci o vent’anni ad avere un trasferimento.

Non è accettabile che per alcuni essere stati assunti in Dogana diventi una condanna a non poter pianificare la propria vita come vorrebbero in attesa di un trasferimento che non arriva mai. E quando arriva? Si rischia di dover ricominciare tutto daccapo con la mobilità regionale, perché con il sistema attuale si viene assegnati alla Direzione Regionale senza garanzie, quindi, di non andare a finire in una sede distante centinaia i chilometri da quella aspettata da anni.

Per quanto riguarda i distaccati, fermo restando il diritto di questi dipendenti a non vivere una condizione di precarietà, come non è servito un accordo con i sindacati per distaccarli, si poteva procedere ora  senza un accordo per “sanare” la situazione, e chi canta vittoria afferma con troppa sicurezza che l’operazione servirà a liberare ulteriori posti per la mobilità in uscita, in quanto è solo un eventualità che il dipendente distaccato si trovi anche in posizione utile in uscita nella Regione di appartenenza, ma non è affatto certo che sia così, mentre ci si dimentica degli effetti futuri sulle disponibilità di posti in entrata  che si avranno in quelle Regioni dove è avvenuta la stabilizzazione.

 

L’ (IM)MOBILITA’ DEL 2004 RISCHIA DI DIVENTARE UN’ IMMOBILITA’ PERENNE SE NON SI DECIDE DI AFFRONTARE LA POLITICA DEL PERSONALE IN MANIERA ORGANICA, SGANCIANDOLA DA GIOCHI CLIENTELARI, SE NON SI FISSANO REGOLE CHIARE E TRASPARENTI, SE NON VIENE AFFERMATO CON FORZA IL PRINCIPIO CHE NON ESISTONO DIPENDENTI DI SERIE A E ALTRI DI SERIE B.


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