ECCO PERCHÉ HO LASCIATO LA CGIL E SONO ENTRATA IN USB

Milano -

A tutte le lavoratrici e i lavoratori che in questi anni ho rappresentato nei luoghi di lavoro, alle compagne e ai compagni con cui ho condiviso questi 3 anni dentro la CGIL, alle iscritte a agli iscritti che vorrei abbracciare uno per uno.

 

Ho deciso di lasciare la CGIL e di dimettermi contestualmente dai Direttivi e dai comitati degli iscritti di appartenenza.

 

La ragione di questa scelta potrebbe essere sintetizzata con queste parole: disagio crescente di fronte all’inadeguatezza della risposta all’attacco al mondo del lavoro, pubblico e privato.

 

Perché la CGIL da troppo tempo decide di perdere nel modo più sicuro con cui si possono perdere le battaglie: non credendoci fino in fondo.

Perché ha in mano il potere enorme di milioni di lavoratori che continuano a credere in lei ma non organizza vere forme di mobilitazione nei luoghi di lavoro.

 

Perché ascolta di più i suoi burocrati che i suoi iscritti.

 

Perché non mette in discussione i gruppi dirigenti fautori di linee di azione arrendevoli.

 

Perché non ha fatto abbastanza contro la modifica dell’art. 81 Cost, la legge Fornero, il Jobs Act,la riduzione dei comparti e la stessa riforma della PA.

 

Perché non ha saputo difendere se stessa dai condizionamenti politici.

 

Perché ha fatto un accordo sul lavoro gratuito.

 

Perché non ha difeso gli autisti precettati nell’era Expo.

 

Perché si è già arresa alla rinuncia al diritto di sciopero per il Giubileo.

 

Perché ha firmato accordi che io mai avrei firmato.

 

Perché non ha proclamato scioperi di solidarietà per le manganellate degli operai a Terni e assemblee in tutta Italia per i lavoratori del Colosseo vittime di un indegno linciaggio mediatico.

 

Perché stanno smantellando il servizio pubblico e il pubblico impiego e decide con un hashtag di fare una passeggiata a Roma invece di aprire una stagione di agitazione vera e preparare uno sciopero a oltranza.

 

Perché le ho detto tante volte cosa pensavo delle sue azioni e non mi ha ascoltato.

 

Perché c’è tanto da fare per difendere i lavoratori e lo stesso mondo del lavoro e dei diritti di cittadinanza e io non voglio farlo con il freno a mano tirato Lasciare il più grande sindacato di massa per navigare a vista e senza zavorre e approdare a un sindacato di base, USB, piccolo certo, isolato certo, ma che oggi rappresenta l’ultimo dei baluardi contro l’attacco progressivo al mondo del lavoro, delle tutele e dei diritti di cittadinanza democratica.

 

Dafne Anastasi Dp I Milano

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