Emilia Romagna - ADM, Monopoli: CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA…

Bologna -

Nei giorni scorsi la Direzione Interregionale dell’Emilia Romagna e Marche, ha emanato un ordine di servizio per il personale del settore Monopoli, dando seguito alla riorganizzazione illustrata nel mese di maggio.

Sulla questione la USB P.I. ritiene importante puntualizzare alcuni aspetti.

Innanzi tutto, in una fase in cui ci si appresta ad organizzarsi per il post covid ed in cui tutte le attività, comprese quelle lavorative, comunque risentono ancora della emergenza nella quale è piombato in nostro Paese, appare davvero inopportuno avviare riforme strutturali.

E’ davvero irritante questo nuovo corso dell’Agenzia, dove, sull’esempio dell’atteggiamento del Direttore Generale, si ritiene di dover procedere con riorganizzazioni a tutto spiano, coinvolgendo solo marginalmente i rappresentanti dei Lavoratori.

Le nostre perplessità circa la riorganizzazione regionale del settore Monopoli, erano comunque state evidenziate sia nella riunione sindacale in cui la proposta è stata presentata, sia successivamente riassunta in uno specifico comunicato dello scorso 17 maggio (Vedi https://agenziefiscali.usb.it/leggi-notizia/emilia-romagna-monopoli-destinati-a-scomparire-1143.html), nel quale ribadivamo la nostra contrarietà, non solo in ordine alla tempistica davvero incomprensibile, ma anche rispetto al merito del progetto che l’Amministrazione aveva illustrato.

Ci saremmo aspettati che dopo quel primo incontro, ne sarebbero seguiti altri per arrivare, eventualmente, a proposte condivise. Così non è stato, l’Amministrazione ha proceduto spedita con un coinvolgimento marginale delle organizzazioni sindacali.

L’inopportunità di un tale provvedimento è data, tra l’altro, anche dal processo di fusione delle strutture periferiche delle Dogane e dei Monopoli, prevista per la fine dell’anno corrente, che davvero mal si concilia con la fuga in avanti messa in atto dalla DID Emilia Romagna e Marche.

La riorganizzazione comunque disegna una geografia degli Uffici concepita per favorire il proliferare di figure apicali di vari livelli, in assenza di verifica dei vari contesti operativi e con decisioni che non rispondono alle necessità del settore.

Oltre alla questione di opportunità, c’è anche un aspetto sostanziale che rende inaccettabile la condivisione del progetto riorganizzativo: quello cioè della emergente volontà di marginalizzare le realtà locali, accentrando tutte le attività nelle sole sedi di Bologna e Parma. La gestione dell’emergenza Covid ha fatto emergere come la logica di un forte accentramento delle attività in nome di una presunto contenimento dei costi, ha prodotto e produce danni enormi per i cittadini e per le pubbliche amministrazioni in tutti i settori, compresi ovviamente quello fiscale.

Ripetendo quanto già evidenziato nel nostro precedente documento, le sezioni distaccate sono riuscite, fino all’introduzione delle recenti figure apicali, a lavorare in autonomia e a funzionare con tempistiche di lavoro certe, rendendo un buon servizio all’utenza. Oggi, con l’accentramento delle funzioni, dovendo per forza far riferimento alle sedi centrali della regione, si è determinata una dilatazione delle tempistiche e farraginosità delle metodologie di lavoro.

Troppe volte abbiamo assistito ad un film che aveva il solito copione: svuotamento delle attività nelle strutture periferiche, poi rassicurazioni al personale circa il mantenimento in vita delle sedi, mancato invio di nuovo personale, infine inevitabile chiusura e spostamento dei lavoratori in altra sede. Insomma, una lenta morte delle strutture periferiche.

Questo film non ci piace e non ci presteremo alla sua realizzazione!

La professionalità dei lavoratori del settore Monopoli, che operano nelle sedi periferiche, non può e non deve essere mortificata, né messa in discussione.

Per questo motivo abbiamo inviato una nota al Direttore Interregionale, con la quale abbiamo chiesto la convocazione di un tavolo tecnico per valutare le ricadute di questa riorganizzazione, con individuazione di possibili modifiche e la successiva convocazione di un tavolo sindacale per addivenire ad una proposta condivisa.

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