Emilia-Romagna - Entrate, condizioni di lavoro intollerabili alla Dp di Piacenza

Piacenza -

USB denuncia con la massima fermezza la situazione ormai gravissima e non più accettabile in cui sono costretti a lavorare i dipendenti della Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Piacenza, trasferiti in uno stabile di proprietà demaniale appena ristrutturato che, nei fatti, si è rivelato del tutto inadeguato, mal funzionante e pericoloso.

Non siamo di fronte a disagi temporanei o fisiologici legati a un avvio difficile: siamo di fronte a un ambiente di lavoro che non garantisce nemmeno i requisiti minimi di sicurezza, salubrità e dignità. I lavoratori sono ammassati in stanze dove si arriva a lavorare in quattro, cinque, fino a sei persone, senza spazi adeguati e senza alcuna possibilità di gestire in modo normale la quotidianità lavorativa. Non esistono locali ristoro e si è arrivati al punto, semplicemente inaccettabile, di essere costretti a mangiare alla propria scrivania o addirittura a utilizzare i servizi igienici per scaldare il cibo. È una situazione che mortifica la dignità di chi lavora nella Pubblica Amministrazione.

A peggiorare un quadro già insostenibile c’è un impianto di climatizzazione che rappresenta un fallimento totale: si blocca continuamente, quando funziona lo fa in modo inefficace, perde acqua lasciando chiazze evidenti sui pavimenti e non garantisce alcun reale sollievo dalle temperature elevate. Il risultato è un ambiente soffocante, invivibile e pericoloso, in cui lavorare significa sopportare condizioni fisiche estreme che mettono seriamente a rischio la salute delle persone.

E mentre tutto questo accade, l’Amministrazione riesce addirittura a promuovere giornate, dal 31 agosto all’11 settembre, in cui i dipendenti dovrebbero portare i propri figli in ufficio. Si tratta di una scelta che non può essere definita diversamente se non irresponsabile, perché significa esporre dei minori a un ambiente che è già oggi pericoloso per gli stessi lavoratori. È una decisione che dimostra una totale distanza dalla realtà quotidiana vissuta negli uffici.

La situazione è resa ancora più grave da una lunga serie di problemi strutturali che denotano una ristrutturazione piena di errori e una gestione inefficace. A distanza di un anno l’ascensore non è ancora stato attivato, l’illuminazione è fuori controllo e non regolabile, con livelli eccessivi che superano ampiamente i limiti consentiti, e il sistema antincendio segnala anomalie più volte al giorno, segno evidente di un malfunzionamento che non può essere sottovalutato. Vi sono poi porte montate in modo errato rispetto alle vie di fuga e infiltrazioni d’acqua che stanno già compromettendo parti di un immobile storico di pregio. Non si tratta di dettagli, ma di elementi che riguardano direttamente la sicurezza e che rendono evidente l’inadeguatezza della gestione da parte della Direzione Regionale Manutenzione dell’Emilia-Romagna.

In questo contesto, ai lavoratori viene anche chiesto di accettare valutazioni al ribasso, spesso ferme alla semplice sufficienza, con la motivazione che non si potrebbe fare di più. È una posizione profondamente ingiusta e offensiva, perché ignora completamente lo sforzo quotidiano di chi continua a garantire il servizio pubblico pur lavorando in condizioni che sarebbero inaccettabili in qualsiasi altro contesto.

Le lavoratrici e i lavoratori non stanno chiedendo nulla di straordinario. Chiedono semplicemente di poter svolgere il proprio lavoro in condizioni normali, in ambienti non sovraffollati, con un impianto di climatizzazione funzionante, con un’illuminazione adeguata e nel rispetto delle norme, con la possibilità di consumare un pasto in uno spazio dignitoso e, soprattutto, in un edificio sicuro.

Non è più il tempo delle spiegazioni o dei rinvii. La situazione è grave, concreta e pericolosa e richiede interventi immediati, risolutivi e verificabili.

Lavorare in queste condizioni non è accettabile. Continuare a ignorarlo lo è ancora meno.