Emilia Romagna - Entrate, sotto il vestito niente

Bologna -

Ultimamente la “comunicazione interna” sembra stia diventando una delle preoccupazioni più urgenti per la nostra Amministrazione. Certamente l’idea, come sempre teorica e soprattutto concettualmente errata, di essere una grande azienda privata porta a prestare un eccesso di attenzione verso questo strumento, come viene evidenziato in un articolo su Page (qui sotto allegato).

Solo lo scorso anno abbiamo partecipato ad incontri di “sensibilizzazione del personale” in cui ci veniva spiegato come bravi bambini sul come comportarsi all’interno dell’ufficio e quale immagine offrire all’occhio “esterno” sempre attento e critico negativamente nei nostri confronti, e quindi - per esempio - a non rientrare dalla pausa pranzo con le buste della spesa perché quella scena potrebbe essere fraintesa… anche se si sa che spesso il peccato è nella testa del peccatore.

Chi ha solo qualche anno di anzianità lavorativa in più ricorderà del periodo del “controllo di qualità”: per ottenere delle fantomatiche “certificazioni” di qualità negli Uffici eravamo costretti a coprire con cartelli identificativi armadi, scaffali e ripiani con nomi di responsabili, collocazione delle pratiche, destinazione, provenienza e tantissime altre informazioni utilissime di tutte quelle scartoffie… E per molti anni abbiamo creduto che fosse davvero necessario. Poi però. All’improvviso, più nulla… così… puff!

Insomma ogni tanto l’Amministrazione ha necessità di regalarsi un vestito nuovo per coprire un corpo ormai invecchiato e ammalato da: blocco di stipendi e salari accessori, assenza di progressioni economiche, logiche e scelte divisive interne, strutture logistiche insufficienti e inadeguate, controllo del personale, ecc. ecc. ecc.

Ma si scopre che, in fondo, sotto il vestito niente!

Oggi è il periodo della comunicazione interna e così veniamo invitati a proporre idee e suggerimenti concreti per far sì che il nostro tempo, “la risorsa più preziosa del nostra esistenza” (cit.), trascorso all’interno dell’ambiente di lavoro diventi il più piacevole possibile.

Ma scopriamo contemporaneamente che delle 35 proposte formulate in regione l’anno scorso, da alcuni colleghi nell’ambito della “comunicazione partecipata”, nessuna di queste è stata presa in considerazione.

E succede invece che, come banalissimo esempio, nella sede di Rimini le “macchinette del caffè” da quattro, una per piano, diventino improvvisamente solo due per 150 dipendenti, e che, sorpresa delle sorprese, una di queste venga sistemata nel passaggio d’ingresso interno per i contribuenti. Ovviamente quest’ultimo distributore automatico è utilizzato solo marginalmente dai colleghi, perché – anche senza bisogno di essere sensibilizzati dall’alto – a nessuno piace essere scambiato per “fannullone”.

Mentre resta il problema, questo tutto interno, dell’assembramento di colleghi che anche se per pochissimi minuti occupa, ovviamente, lo spazio dove è sistemata l’altra macchinetta.

In Romagna si direbbe “più fatti e meno … (ma siamo educati) chiacchiere!”

 

 

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