Entrate. Diritti certi per tutti (ecco perché le RdB non hanno firmato gli accordi del 25 ottobre)

Roma -

Nei giorni scorsi all’Agenzia delle Entrate sono stati firmati due accordi che non abbiamo condiviso nel merito e nel metodo (gli accordi sono allegati a fondo pagina)

Il primo ha riguardato l’indennità professionale collettiva per l’anno 2006. Si è convenuto di destinare a tutto il personale a titolo di contributo collettivo per il raggiungimento degli obiettivi di convenzione il medesimo importo già concordato per l’anno 2005. Nulla si è però scritto sulla data in cui saranno accreditati questi fondi ai lavoratori visto che, in attesa dei fondi del comma 165, i  62 milioni di euro disponibili in cassa non sono sufficienti a garantirne il pagamento immediato.

Avevamo richiesto, visto il ritardo con cui i lavoratori percepiranno questi fondi, che l’importo fosse elevato da 2500 a 3000 euro medi pro capite (computati al lordo degli oneri a carico dello Stato) e soprattutto che fossero attribuiti con solo due parametri (le aree retributive) e non sulla scala parametrale dello stipendio.

Oggi con un contratto scaduto ormai da quasi un anno, con una finanziaria 2007 che non prevede risorse economiche significative per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego e con i tempi di corresponsione del salario accessorio che si allungano a dismisura, ritenevamo fosse fondamentale dare ai lavoratori quantomeno un segnale di attenzione.

Era possibile aumentare le somme destinate all’indennità professionale collettiva ma si è scelto di non farlo per poter privilegiare negli accordi successivi la parte di salario accessorio destinata al sistema indennitario e magari a criteri di produttività legati alla valutazione individuale delle prestazioni.

E cosa dire del secondo accordo che avrebbe dovuto trattare la ripartizione regionale dei posti relativi al concorso a B3 (rideterminate con accordo del 28 luglio 2005) in cui si è voluto inserire un punto che recita: “ i vincitori delle procedure di passaggi entro e tra le aree, di cui all’art.15 del CCNL – comparto Ministeri – per il quadriennio 1998-2001, bandite nel 2001, permangono nella regione ove prestano servizio”? 

Qual è il senso di inserire una clausola di questo tipo dopo più di un anno dall’assegnazione di questi lavoratori?

Avevamo richiesto fortemente lo scorso anno che si potesse giungere ad un accordo a ridosso dell’assegnazione dei lavoratori B1 e nulla si è voluto fare costringendo molti di questi a spostamenti paradossali dal nord al sud. Oggi, a distanza di un anno, si decide di premiare, con la stessa decorrenza economica, chi ha fatto richiesta di differimento. 

Noi ci battiamo per i diritti dei lavoratori, noi crediamo che i diritti debbano essere  chiari e uguali per tutti, pensiamo che non si possano cambiare in corso d’opera le regole del gioco e che a tutti si debbano dare le stesse opportunità.

Questa è la nostra politica di sempre

Questo l’impegno che abbiamo preso con i lavoratori

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