Entrate - Il salario accessorio deve essere stabilizzato!

La manovra impone un ripensamento sull'uso dei fondi da destinare agli integrativi

Roma -

All'Agenzia delle Entrate il tempo si è fermato e tutto scorre come prima. Si pretende di discutere di posizioni e incarichi come se nulla fosse accaduto: la manovra, il taglio delle retribuzioni e dei contratti, le pesantissime limitazioni poste alla contrattazione integrativa, il blocco totale delle carriere, la rapina del Fondo di Previdenza, tutto questo per l'Agenzia non è successo. Ponendo all'ordine del giorno la costituzione dei fondi 2009 e 2010, quando all'appello manca il Comma 165 per i due anni, significa voler procedere come nel passato con una politica salariali improvvisata.

 

Il contesto è così radicalmente cambiato che non ci sono e non ci saranno più le condizioni per accordi che tutelano il 10% dei lavoratori. Non ci sono soldi per costituire i fondi come un tempo – dato il taglio del 30% e l'incertezza delle altre risorse - e anche se ci fossero, il blocco dei contratti impone un ripensamento sull'impiego delle risorse. Gli articoli 17 e 18 del CCNI non hanno più senso in un contesto contrattuale bloccato a ogni livello. A quegli istituti – che hanno sempre assorbito una parte notevole dei fondi annuali - ci opponevamo prima, quando il contratto collettivo garantiva a tutti un minimo di dinamismo retributivo, perché ritenevamo che quelle risorse potevano essere meglio impiegate. A maggior ragione ci opponiamo ora che c'è un'emergenza salariale.

 

Detto questo, c'è un problema non secondario.

 

L'amministrazione sta riconoscendo le indennità corrispondenti alle posizioni già in essere, fuori dalle regole negoziali, stiracchiando accordi vecchi e riferiti al passato che nessuno ha chiesto di revocare. Non si capisce da dove vengano prese le risorse per retribuire queste posizioni e più in generale non capiamo perché non si ha il coraggio di affrontare la questione apertamente. Non è un problema solo dell'Agenzia o solo dei lavoratori interessati, è un problema di funzionamento della macchina fiscale. Tutti affermiamo concordemente che questa manovra impedisce il regolare funzionamento della Pubblica Amministrazione; la vicenda delle posizioni organizzative va inquadrata in questo scenario generale di malfunzionamento – perseguito con ostinazione – del lavoro pubblico. Il fatto che noi ci occupiamo di evasione fiscale costituisce per il Governo un'aggravante che va ulteriormente punita.

 

Noi continuiamo a ritenere che quelle figure debbano essere regolate con il contratto di primo livello, attraverso la costituzione di un'area professionale che garantisca uno stabile e inquadramento professionale, e con fondi a carico della contrattazione collettiva. La manovra ha azzerato quelle risorse fino al 2013, ma questo non legittima il ricorso ai fondi della contrattazione integrativa. Oggi più che mai, serve un ripensamento complessivo sull'impiego delle risorse accessorie, che hanno perso la loro natura accessoria perché mancano quelle principali. Ogni euro dovrà essere investito con il coraggio delle idee nuove. Si dovranno finanziare interventi strutturali, volti a stabilizzare le retribuzioni per dare certezze ai lavoratori che nel triennio 2011-2013 si porteranno in dote le retribuzioni del 2010. Ci sarebbe molto da fare, anche in una fase di blocco della contrattazione. Adeguare il valore dei buoni pasto, definire regole per accantonare e stabilizzare le risorse, per riconoscere davvero la professionalità dei lavoratori (ad esempio con una progressione economica per tutti), sono misure possibili e compatibili perfino alla luce della manovra. L'idea mettere subito in pagamento un acconto del fondo 2009, con una quota uguale per tutti i lavoratori va nella direzione da noi indicata. Ma se poi si dovesse continuare nel solco delle abitudini, confermando scelte negoziali ormai superate, allora la strada non è quella. Dobbiamo costruire un futuro in cui queste scelte negoziali siano stabili e durature, ispirate da una nuova filosofia salariale, con cui superare il blocco contrattuale che è pluriennale.

 

Su queste proposte abbiamo già raccolto 10mila firme. Contro la manovra, abbiamo dichiarato da subito lo stato di agitazione. Ora che il coro dei NO si è ingrossato noi siamo sempre aperti al dialogo e a percorsi condivisi, al di là delle ben note differenze di fondo che esistono (e non è uno scandalo parlarne...). Davanti alle nostre proposte, tante volte portate al tavolo, l'amministrazione fa finta di niente. E le altre organizzazioni sindacali, che fanno?

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