Entrate Lazio - Sul FPS 2006 un'occasione mancata

Roma -

La trattativa sulla ripartizione agli uffici del Lazio del Fondo Unico 2006 è stata un'occasione mancata.

 

Innanzi tutto vogliamo sottolineare che gli ottimi risultati raggiunti dai Lavoratori hanno determinato una crescita del 60% dell'importo da distribuire agli uffici delle Entrate del Lazio: si è passati infatti da 6.478.291.000 euro a 10.486.138.000 euro. Di conseguenza tutti gli uffici avranno a disposizione per la contrattazione un importo nettamente superiore rispetto al 2005.

 

Ed è proprio partendo da questo dato che abbiamo proposto di pagare ai Lavoratori una somma prelevata dal fondo di sede, senza dover attendere l'esito delle trattative locali. Questa somma che sarebbe stata liquidata ai Lavoratori direttamente dalla Direzione Regionale unicamente sulla base della presenza.

 

Le altre organizzazioni sindacali presenti alla trattativa non hanno condiviso la nostra idea; la tiepida e solo parziale disponibilità manifestata dall'amministrazione ha fatto il resto. Così anche per il 2006 non ci sarà l'auspicato riconoscimento ai Lavoratori di una quota di salario accessorio a prescindere dalle trattative locali.

 

La nostra proposta, che qualcuno si ostina a chiamare con i termini più noti (e meno pertinenti) di "spalmatura" , "pagamento a pioggia" e così via, consentiva invece di affermare un principio di unità della categoria dei Lavoratori del Fisco. Una parte del risultato brillantemente raggiunto nel 2006 è da attribuire alla capacità di tutti di partecipare alla macchina organizzativa, ognuno con le proprie capacità e differenze.

 

Unità nella differenza, perché il resto del salario accessorio verrebbe poi liquidato in base ai criteri individuati in trattativa locale.

 

Del resto, quando avanziamo certe proposte, abbiamo in mente la stessa unità che i Lavoratori stanno dimostrando di sentire in questi giorni da nord a sud, in tutti gli uffici fiscali in cui si sta svolgendo la protesta per un Contratto almeno decente. Non si può affermare che i Lavoratori debbano essere uniti quando c'è da combattere e divisi quando c'è da incassare.

 

Spesso l’amministrazione  attua invece misure che tendono invece a dividere la categoria per indebolirla: i premi individuali, le valutazioni individuali, gli avanzamenti di carriera individuali indeboliscono la categoria e non incoraggiano né il lavoro di squadra né la coesione di gruppo. Del resto è noto che, per quanto bravo esso sia, un Lavoratore isolato è più debole e più esposto all'aria fredda della pressione, del ricatto, della svalutazione dei suoi diritti.

 

Adesso la parola passa ai nostri delegati di posto di lavoro e componenti RSU (e ai simpatizzanti che sosterranno le nostre idee) che dovranno limare le tante spigolosità dell'accordo regionale a partire da due obiettivi che saranno l'ago della bilancia della nostra posizione ai tavoli locali:

 

1. ridurre drasticamente il numero dei coefficienti per il pagamento del salario di produttività e accorciarne la distanza: uno per Area basta e avanza;

2. individuare una sostanziosa quota fissa di almeno 700/800 euro da distribuire a tutti i Lavoratori sulla base delle presenze.

 

Questa quota sarà il segno della capacità di restare uniti anche davanti al miraggio di compensi più alti che però non cambieranno il nostro futuro.

 

Se ci si disperde davanti al "soldo", allora sì il futuro cambierà: per tutti e in peggio.

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