Entrate - Passaggi alla III area: Idi di Marzo o Calende greche?

La saggezza popolare raccomanda di non rimandare a domani ciò che si può fare oggi

Roma -

Ora che il 15 marzo è quasi arrivato, qualcuno dovrà spiegare ai lavoratori perché il termine per partecipare al concorso per 2mila passaggi alla III area è stato posticipato. In queste settimane non è stato fatto nulla per portare chiarezza su una vicenda che assume contorni sempre più incerti lasciando molti lavoratori in una condizione di grande confusione.

 

Chi a gennaio poteva partecipare al concorso avrà vissuto con fastidio lo slittamento dei termini che evidentemente si tradurrà in uno slittamento complessivo dell'intera procedura. Chi invece non poteva - e ci riferiamo soprattutto ai colleghi già inquadrati nella III area funzionale, oggi continua a non avere alcun titolo per partecipare alla procedura, e anzi qualora lo facesse rischierebbe di invalidarne l'esito per sé e forse anche per gli altri. Il bando parla chiaro: la collocazione in II area al 31.12.2009 è un requisito essenziale.

 

Con un colpo di mano fra Capodanno ed Epifania l'amministrazione aveva provato a forzare la mano agli accordi sindacali e allo stesso bando, invitando gli ex B3, inquadrati in III area dal febbraio 2007 a compilare un modulo cartaceo per partecipare con riserva al concorso. Quella mossa fu un azzardo oltre che un errore, perché di fatto ha messo in pericolo l'intero assetto concorsuale, esponendolo al rischio serio e concreto del complessivo invalidamento ed esponendolo al pericolo di ricorsi a raffica.

 

Il fatto è che finché si continua a pensare di poter utilizzare questa procedura per correggere gli sbagli del passato, si aggiungerà solo errore ad errore. Sbaglia, chi promette l'allargamento dei 2mila posti per non intasare una procedura già insufficiente a rispondere al bisogno di carriere. Sbaglia perché ripete errori già commessi e perché asseconda uno scenario che noi non diamo per scontato, fornendo all'Agenzia una "stampella" per adottare scelte drastiche (come quella di una "retrocessione in massa"). Come diciamo da tempo, nessuna sentenza amministrativa potrà mai imporre scelte di quel tipo.

 

Quello che le sentenze amministrative dicono da tempo è che i B2 ricorrenti e vincitori devono essere inquadrati in III area. Questo andrebbe fatto subito, senza aspettare ulteriori gradi di giudizio. La vera autotutela dovrebbe essere esercitata non già retrocedendo qualcuno, ma estendendo autonomamente gli effetti positivi delle sentenze anche a chi rinunciò alla tutela giudiziale. Il destino dei ricorrenti è nelle mani della giustizia amministrativa e non degli accordi sindacali che, in materia di carriere, hanno fatto più danno che altro. E questo è un bene per loro. Quello che l'amministrazione non deve fare, è retrocedere quei funzionari che da tre anni sono inquadrati nella III area. Farlo sarebbe un errore nei confronti di quei colleghi e un danno enorme alla credibilità dell'Agenzia.

 

La soluzione è a portata di mano, perché l'Agenzia ha potere di manovra in questa materia come dimostrano le quasi 10mila nuove assunzioni effettuate anche in presenza di blocco totale del turn-over. Guardare agli ultimi dieci anni per credere.

 

Se la scelta di rinviare nascondeva la speranza che arrivasse qualcuno, diciamo un organo terzo, a sbrogliare la matassa, chi firmò l'accordo per lo slittamento dei termini dovrebbe dare qualche spiegazione in più ai lavoratori, che non hanno capito. Altrimenti si abbia il coraggio di costruire soluzioni coerenti, a "impatto zero" senza ripetere gli errori di sempre.

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