Entrate - Progetto telelavoro, diritto o elemosina per pochi?

RdB-USB rimanda al mittente un accordo che non tiene conto dei diritti dei lavoratori

Roma -

All’indomani della manovra che blocca i contratti del pubblico impiego per 4 anni e pone un tetto alla retribuzione individuale del 2009, alcune Organizzazioni Sindacali hanno accettato di discutere e firmare un improponibile progetto sperimentale di telelavoro domiciliare che sembra costruito più per limitare i diritti dei lavoratori e per assecondare le esigenze dell’Agenzia che per favorire dipendenti in particolare difficoltà.

 

Il progetto è destinato a sole 100 unità (lo 0,28% del personale) suddivise per regione, e per queste si mette in piedi una procedura concorsuale che assomiglia a una caccia al tesoro rappresentato dalla possibilità remota di un contratto individuale di telelavoro domiciliare in cui comunque avranno peso preponderante le scelte discrezionali dell’Agenzia.

 

Inoltre, mentre il progetto ha durata biennale, il contratto individuale verrà firmato per un solo anno e l’Amministrazione potrà chiedere la sua revoca ed il rientro del telelavoratore prima della scadenza del termine, semplicemente informandone le Organizzazioni Sindacali.

 

Inoltre le attività considerate telelavorabili sono al 90% relative ai soli Uffici Centrali e alle Direzioni Regionali e quindi molto probabilmente ne risulteranno esclusi proprio i lavoratori che maggiormente ne avrebbero bisogno. E cosa dire della finalità sociale che alcuni tentano di dare al progetto mentre nello stesso tempo si limitano i diritti contrattuali del lavoratori quali i permessi legge 104 e quelli dell’articolo 46 del CCNL 2006/09?

 

Potremmo aggiungere anche che questo accordo è ammantato di pari opportunità all’incontrario per cui a una madre lavoratrice viene dato 1 punto in più rispetto ad un padre lavoratore nelle stesse condizioni che per vedersi riconosciuto il medesimo punteggio deve risultare vedovo o separato con affidamento della prole…

 

Ancora una volta l’Amministrazione, il Comitato Pari Opportunità e le OO.SS. firmatarie hanno affermato che spetta alla sola donna il doppio ruolo di lavoratrice e madre e ciò che può sembrare un privilegio nella realtà la condanna a pagare ancora una volta la quasi totale assenza dei servizi sociali nel nostro Paese.

 

Queste sono le risposte al bisogno di pari opportunità?

 

Vorremmo un’amministrazione in grado di investire su asili nido e servizi per i lavoratori, vorremmo che i portatori di handicap non fossero costretti al lavoro in casa perché l’Agenzia non investe in strutture a loro adeguate, vorremmo che si possa destinare qualche “auto blu” per facilitare la loro vita lavorativa, vorremmo che qualcuno si ponesse il problema di quale lavoro possa fare un “centralinista cieco” con l’avvento dei centralini automatici.

 

La pari opportunità è integrazione di tutti i lavoratori nel posto di lavoro, l’integrazione è lo sforzo giornaliero che tutti dovremmo fare per favorire il lavoro quotidiano di uomini e donne, madri e padri, persone con difficoltà familiari o personali. La pari opportunità è applicare le norme sulla 104 in modo corretto senza cercare scappatoie burocratiche per negarle.

 

Queste sono le pari opportunità in cui crediamo, questi sono i diritti e la dignità dei lavoratori che rivendichiamo ogni giorno. Difendi il tuo futuro, difenditi con RdB-USB.

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