Entrate - Progressioni, ora facciamo esprimere i lavoratori

Dopo il NO all'accordo del 22 dicembre, RdB-USB prepara per gennaio il referendum consultivo

Roma -

È stato per noi motivo di grande soddisfazione vedere le amministrazioni del comparto Agenzie Fiscali inseguire gli ultimi giorni del calendario 2010 per chiudere gli accordi sulle progressioni economiche.

Quando RdB lanciò la proposta di una progressione per tutti, nel gennaio 2010, sindacati e amministrazione si affrettarono a ironizzare o a giudicarla impraticabile. Poi quando RdB raccoglieva le 16mila firme fra i lavoratori ci furono tardive convergenze, culminate con l'accordo del 5 agosto alle Entrate.

Quelle firme sono state uno stimolo e saranno un motivo in più per continuare a chiedere una progressione economica per tutti, alle Entrate e in tutto il comparto Agenzie Fiscali.

Se gli altri si fossero mossi prima, oggi saremmo di fronte ad altri risultati e comunque, al di là della soddisfazione per aver individuato un tema concretamente utile per i lavoratori, l'obiettivo in alcuni casi è stato sfiorato e resta alla portata, mentre in altri casi è purtroppo sfuggito per mancanza di volontà politica e di convinzione sul versante sindacale.

L'accordo sulle progressioni economiche siglato alle Entrate è uno dei peggiori fra quelli raggiunti nelle amministrazioni che hanno avviato operazioni analoghe; senz'altro il più deludente nel comparto Agenzie Fiscali.

Sebbene ci fossero risorse per avviare almeno 18mila progressioni, è stata allestita una procedura mediocre nei numeri e pessima per aver introdotto la valutazione individuale che ipoteca il 10 per cento dei passaggi. Percentuale, questa, destinata a crescere se in futuro ci saranno risorse per finanziare altre progressioni.

La valutazione in mano ai direttori regionali diventa così uno strumento di forte condizionamento del clima interno che dovrebbe garantire, nelle intenzioni di chi l'ha voluta, il contenimento della conflittualità proprio quando essa avrebbe tante ragioni per esplodere.

A partire dal 2011 i lavoratori attraverseranno infatti una lunga stagione segnata dal blocco dei contratti, dal tetto alle retribuzioni individuali e dal taglio dei diritti introdotto dal collegato lavoro che da novembre scorso è legge. La valutazione non è il solo aspetto negativo di un accordo sul quale torneremo più dettagliatamente nelle prossime settimane, per mettere i lavoratori nelle condizioni di giudicarlo con piena cognizione, quando gliene daremo la possibilità con il referendum consultivo.

La trattativa del 22 dicembre ha fatto emergere un altro dei temi caldi con cui nel 2011 faremo i conti. L'amministrazione ha unilateralmente modificato l'accordo sulle posizioni organizzative del 5 agosto scorso (da noi non firmato per le ragioni note a tutti), senza riaprire il confronto e limitandosi a informare le organizzazioni sindacali sostenendo che sulla materia non c'è più concertazione. Praticamente le firme su quell'accordo sono state buttate a mare, senza reazioni veementi da parte di chi le aveva messe.

Cisl e Salfi hanno sottoscritto un nuovo documento (definito tale perché non ha una sua precisa identità contrattuale), che spiega forse il modo in cui essi vedono le relazioni sindacali. In realtà questo finto atto negoziale ha evitato qualche imbarazzo ma al tempo stesso ha sancito la volontà di mandare in soffitta i diritti sindacali.

Questa volontà scaturisce dalle politiche sindacali articolate sul piano generale da Cisl e Uil insieme al Governo e mai chiaramente contrastate dalla Cgil (come dimostrano le troppe ambiguità sul caso Fiat-Pomigliano-Mirafiori). L'obiettivo è quello di smantellare l'attuale sistema di diritti e relazioni sindacali, per superare la fase della concertazione e approdare alla cogestione. Il precipitato di questa volontà ha effetti devastanti, come si è visto con chiarezza alle Entrate e prima ancora all'Agenzia delle Dogane.

Siamo cioè davanti a una selvaggia deregulation, accompagnata dal tentativo di riscrivere in modo autoritario le regole della democrazia sindacale. Sembra, per costoro, che l'arretratezza del Paese dipenda dalle troppe regole e che la modernizzazione passi per la fine dell'attuale sistema di partecipazione. Niente di strano se gli accordi sottoscritti diventano carta straccia e non meravigliamoci nemmeno se le reazioni sono così... morbide o equivoche.

Auguriamoci che non faccia la stessa fine, cioè che non diventi carta straccia, l'accordo di programma che dovrebbe tenere aperta la via delle progressioni economiche alle Entrate, anche nei prossimi anni. Così com'è stato scritto, vale come una letterina a Babbo Natale e perché dia risultati servirà tenere aperta la vertenza e anche gli occhi: tutte le volte che si farà un accordo sul Fondo, le risorse fisse e ricorrenti dovranno finanziare nuove progressioni.

Le tentazioni di usare le risorse in altri modi saranno forti e non solo per l'amministrazione. Nessuno si deve aspettare di ottenere risultati senza vertenze e conflittualità, questo sia chiaro. I lavoratori avranno una ragione in più per riappropriarsi del tema sindacale che non può essere delegato né può essere relegato ai margini della vita lavorativa.

Se le questioni sindacali vengono vissute con disinteresse, disincanto o aperta diffidenza, il modo migliore per ricucire il rapporto di fiducia è partecipare alle scelte in modo democratico. L'obbligo corrispondente delle organizzazioni sindacali è quello di creare occasioni di vera e reale partecipazione alle scelte. Per questo stiamo preparando il referendum fra tutti i lavoratori sui contenuti dei recenti accordi. La democrazia sindacale non può essere uno slogan “usa e getta” e il referendum dovrebbe essere una pratica costante.

Invece c'è chi ne ha paura temendo di farsi giudicare dai lavoratori. Lo dimostra il fatto che il rinvio delle elezioni RSU, altro gravissimo episodio accaduto quest'anno, sia stato vissuto con malcelato sollievo proprio da quei sindacati che stanno sostenendo lo smantellamento della Pubblica Amministrazione.

Al centro del nostro progetto sindacale c'è la scelta di mettere i lavoratori al centro delle discussioni e delle decisioni. La nascita di USB (Unione Sindacale di Base) fortemente voluta da RdB e la confluenza nella nuova confederazione sono parte integrante di questo progetto.

Nel 2011 avremo alle spalle una storia di mille battaglie condotte accanto ai lavoratori e dal 2011 avremo in USB Pubblico Impiego uno strumento nuovo da mettere al servizio di tutti.

I lavoratori dovranno fare una scelta di partecipazione e avranno un sindacato nuovo al quale guardare con fiducia.

Chiudiamo quindi con un invito: per il nuovo anno regalatevi l'iscrizione a un sindacato diverso dagli altri, al quale si può chiedere di coniugare il conflitto e la proposta e di tenere insieme la solidarietà e la capacità di fare scelte coerenti.

Regalatevi un sindacato nuovo, al quale chiedere soprattutto di coinvolgere i lavoratori nelle decisioni che li riguardano.

Auguriamo a tutti un sereno 2011 con USB.

E buona partecipazione a tutti i lavoratori!

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