Entrate - Redditometro e balletti politici

In frantumi l’impianto delle politiche fiscali italiane

Roma -

Durante questa campagna elettorale, il teatrino della politica non risparmia proprio nulla e ci sta consegnando anche un incredibile siparietto sulla questione fiscale. Soltanto una settimana fa la polemica si era accesa intorno all’IMU dopo che, persino le istituzioni europee che certamente non brillano per equità né per sensibilità nei confronti dei ceti meno abbienti, si sono accorte della sua natura poco progressiva. Ed in questi giorni, invece, il è rappresentato dal nuovo redditometro, strumento composto da circa 55 tipologie di famiglie individuate per aree geografiche, e oltre100 “fantasiose” voci di spesa.

Introdotto dal governo Berlusconi nel luglio del 2010, e tradotto in decreti attuativi dal Ministro Grilli (governo Monti) il 4 gennaio scorso, oggi costituisce l’oggetto di una surreale contesa proprio tra coloro che, in questi anni, l’hanno presentato all’opinione pubblica  come strumento necessario per estirpare la piaga dell’evasione. Chi non ricorda, infatti, le pompose conferenze stampa nelle quali anche il Direttore dell’Agenzia si spendeva per magnificare le sorti di questo nuovo (si fa per dire…) strumento?  Ma ora c’è la campagna elettorale e i contendenti, a caccia di voti, si ricordano che i (tar)tassati sono anche elettori, e provano a disconoscere la paternità del redditometro  tanto propagandato sino a un minuto prima. E così l'unico convinto sostenitore di questo strumento è rimasto il Direttore dell'Agenzia Befera che è prontamente accorso da Monti per ottenere “rassicurazioni” sull'applicabilità dello strumento. Alla faccia della presunta neutralità dell'agenzia delle Entrate!

Stesso copione per l’IMU: introdotta dal governo Berlusconi, nel decreto salva Italia del governo Monti è stata poi estesa alla casa di abitazione introducendo anche la maxi rivalutazione delle rendite con il voto ed il consenso di tutta l'allora maggioranza governativa (PDL, UDC e PD). Ed esonerando, in nome di Dio naturalmente, gli enti ecclesiastici con una nutrita serie di scappatoie …  Ora tutte queste forze prendono le distanze dall'IMU, che solo qualche mese fa veniva presentata  come misura necessaria e inevitabile per rassicurare i “sensibili” mercati e l'Unione Europea.

Ed anche l'aumento dell'Iva risponde alla medesima logica bypartisan: preparata dal dicastero allora presieduto da Tremonti e poi portata a compimento dal governo Monti, con la condivisione di quasi tutte le forze dell'arco parlamentare.

La realtà è che, pezzo dopo pezzo, sta andando letteralmente in frantumi quell’impianto di politica fiscale che Monti e le forze politiche che l'hanno sostenuto, in perfetta continuità con il precedente governo  Berlusconi, ha portato avanti durante la sua azione di governo. E’ il fallimento della politica fiscale degli annunci e della propaganda, di quella spettacolarizzazione della lotta all’evasione (alla faccia della sobrietà!) partita con i tanto sbandierati controlli show nelle località vip e proseguita con l’annuncio di strumenti magici  e risolutivi. Noi abbiamo subito definito la politica fiscale di Monti (come naturalmente quella del governo Berlusconi) ferocemente classista perché l’introduzione e l’ aumento di tasse inique e regressive (IMU, Iva, addizionali varie e da ultimo la nuova tassa sulla nettezza urbana) unitamente all’utilizzo di strumenti di  terrorismo fiscale, giocano sulla pelle di chi vive con un reddito di lavoro dipendente e fanno il solletico a chi guadagna centinaia di migliaia di euro.

Il redditometro si accanirà presumibilmente su chi le tasse già le paga fino all’ultimo centesimo cioè i lavoratori dipendenti, senza minimamente scalfire la vera evasione. Infatti, .con l'applicazione di questo strumento i professionisti o l'imprenditore pagano solo l'Irpef perchè il maggior reddito accertato sinteticamente viene imputato direttamente al reddito complessivo: con la conseguenza che l'accertamento non colpirà né l'Irap e l'Iva che, come è noto, è l'imposta maggiormente evasa. Insomma per l'imprenditore o lavoratore autonomo potenzialmente evasore il redditometro si risolve di fatto in una vera e propria sanatoria ai fini Irap e Iva.

Nel frattempo si riducono i controlli nei confronti delle imprese come ci ha candidamente comunicato l’amministrazione in occasione della presentazione dei piani aziendali, nonostante la mole di controlli sia già risibile rispetto alle partite iva attive nel territorio nazionale. O ancora, in nome della spending review, si procede, con un tratto di penna, alla chiusura di uffici abbandonando interi territori che diventeranno terre di nessuno, vere e proprie zone franche per gli evasori.

Non bisogna essere degli esperti di fiscalità per comprendere che il redditometro non colpirà affatto gli spudorati evasori, come affermano i vertici dell'Agenzia.

Gli spudorati evasori sono quelli che sfuggono ai controlli perché si è scelto di depotenziare le ispezioni fiscali,  o coloro che nascondono i loro capitali nelle banche svizzere, o che detengono immensi patrimoni finanziari e immobiliari. Ma la previsione di un serio piano di controlli fiscali nel territorio, la patrimoniale o gli accordi bilaterali con la Svizzera per il rientro di capitali illegalmente esportati all’estero, sono banditi dalla campagna elettorale. E allora, quel che resta è la propaganda sfacciata e i vergognosi siparietti ai quali stiamo assistendo in questi giorni.

Con buona pace dell’evasione che, infatti, in questi anni, continua indisturbata ad aumentare.

 

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