Entrate - TEMPO SCADUTO

Roma -

Fallimento totale, su tutta la linea. È questa l'unico giudizio possibile sulle politiche sul personale dell'Agenzia delle Entrate, frutto di quindici anni di scelte sbagliate e di pessimi accordi sindacali. Mentre tutta l'attenzione mediatica e le lacrime dell'Agenzia sono rivolti alla sorte degli incarichi dichiarati illegittimi dalla Corte Costituzionale, nel più totale silenzio, rotto solo dalla nostra richiesta di convocazione urgente, settecento funzionari da ben otto anni inquadrati in terza area stanno per essere retrocessi dopo che il Consiglio di Stato ha cancellato l’accordo sindacale firmato nel 2003 da Cgil, Cisl, Uil e Salfi, che non firmammo ritenendo la toppa peggiore del buco e temendo gli effetti che oggi purtroppo vediamo concretizzarsi sulla pelle di settecento colleghi.

 

Abbiamo dato la disponibilità per ogni soluzione negoziale, che garantisca il mantenimento degli ex B3 nella terza area, purché ci sia una strada rapida e risolutiva. Abbiamo chiesto che tutti i B1 e B2 che parteciparono alla procedura siano inquadrati in terza area. Infine abbiamo chiesto una soluzione in sede di contrattazione integrativa per garantire l’attuale retribuzione dei funzionari retrocessi, in attesa di una soluzione definitiva.

Purtroppo l’Agenzia persevera nei suoi errori e continua a usare due pesi e due misure, quando ci sono in ballo le poltrone dirigenziali e quando, invece, c’è di mezzo il diritto agli sviluppi professionali dei 43.000 lavoratori del Fisco.

 

Queste vicende accadono in un momento in cui l’Agenzia appare debole. Gli attacchi di Renzi, l’impoverimento dei front office a cui si tolgono funzioni importanti regalate ai CAF di Cgil, Cisl e Uil che li rivenderanno a caro prezzo a lavoratori e pensionati, sono segnali molto chiari che registriamo con estrema preoccupazione. Se a tutto questo si risponde con il whistleblowing, scelta da rubricare fra il ridicolo e il vergognoso anche alla luce delle ultime vicende oppure con la difesa degli incaricati per i quali si sta pensando a ogni possibile ciambella di salvataggio, vuol dire che non si comprende quanto sia ormai logoro e sul punto di rottura quel filo che tiene insieme le cose.

 

Noi crediamo che in tutti questi anni la macchina fiscale abbia funzionato spesso malgrado e non grazie ai dirigenti perché sorretta dal “basso” mentre i governi varavano condoni, incoraggiavano l’evasione, creavano norme da giungla fiscale e soprattutto spostavano la pressione fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati. Lavoratrici e lavoratori a cui è stata negata la possibilità di sviluppo professionale e di crescita stipendiale, dopo la stipula del primo contratto di comparto che ormai possiamo ritenere una eccezione alla quale sono seguiti dieci anni di purgatorio. Colleghi a cui sono state negate le progressioni economiche, i passaggi d’area, il diritto a un normale accesso alla dirigenza, riservato solo al cerchio magico degli incaricati.

 

Colleghi a cui è stato costantemente sottratto salario accessorio, a cui è stato bloccato il contratto, a cui sono stati negati diritti e a cui in mille modi è stata resa difficile la vita lavorativa. Da ogni punto di vista, giuridico ed economico, abbiamo visto allargarsi una forbice fra queste decine di migliaia di lavoratori e le poche centinaia di membri dell’élite che, per chissà quale privilegio di nascita, di censo o di appartenenza, continuano ad essere difesi a spada tratta anche quando rappresentano un sistema indifendibile.

 

La dirigenza in questi anni ha spinto ossessivamente la produttività verso la quantità, avendo spesso come obiettivo la propria retribuzione di risultato a quattro zeri e la moltiplicazione delle poltrone. Apprendere durante la riunione di venerdì che, tra le modifiche organizzative agli uffici centrali è prevista una nuova DC (la DC Innovazione e tecnologia) e quindi una nuova posizione dirigenziale di vertice, crediamo sia un fatto che si commenti da solo.

 

Indubbiamente in “alto” hanno saputo muoversi...

Altrettanto indubbiamente in “basso” i lavoratori hanno abbassato la guardia, hanno delegato le scelte, il protagonismo, hanno creduto alle promesse.

 

Tocca ripartire dal “basso” per difendere un modello che appartiene ai lavoratori e alla collettività, più che al club degli incaricati. Correggendo i tanti errori fatti, che oggi mettono in pericolo l’Agenzia e la possibilità che questo paese abbia un Fisco migliore. Che a pagare non siano ancora le lavoratrici e i lavoratori!

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