Entrate - USB è contro la chiusura degli Uffici Territoriali

Roma -

USB ha scritto all’Agenzia delle Entrate per chiedere un incontro urgente sulla vicenda della chiusura dell’Ufficio Territoriale di via Nanni Costa a Bologna.

A dire il vero si tratta di un sollecito, poiché USB chiede da tempo un tavolo negoziale che affronti la questione dei servizi fiscali e dei mille problemi connessi alla riorganizzazione in atto.

La paventata chiusura dell’UT di Bologna e la mobilità coatta che ne scaturirebbe per centinaia di lavoratori è uno dei multiformi aspetti in cui si concretizzano gli effetti di sciagurati accordi.

Altri problemi investono il ruolo e il futuro del mondo dei servizi che attengono la funzione dei CAM, dei mini CAM, dei centri Operativi presenti e futuri.

Tutte le questioni citate hanno il comune denominatore nella riorganizzazione.

Il caso di Bologna pone con urgenza la questione della mobilità coatta ma solleva più complessivamente la domanda su cosa ne sarà dei servizi.

Bologna non è lontanissima da Roma, dove gli Uffici Territoriali vengono espropriati di funzioni importanti come la gestione dell'imposta di registro, affidata a una nuova unità organizzativa creata dal nulla approfittando delle nuove assunzioni.

Malgrado le reiterate richieste di confronto, l’amministrazione fugge i tavoli, evitando di affrontare a viso aperto una fase che intende gestire autonomamente proprio perché potenzialmente conflittuale; e la totale assenza di pressing da parte delle altre organizzazioni sindacali le fa buon gioco.

Sulla vicenda dell’UT di Bologna vogliamo fare una riflessione, che vuole essere anche uno stimolo per il confronto con i lavoratori.

A Bologna è in atto una vertenza unitaria che USB sta gestendo da protagonista in coerenza con la sua politica contraria alla riorganizzazione, proprio perché contraria agli effetti di questa.

Da tempo denunciamo l’accordo-quadro nazionale che oggi consente all'amministrazione di gestire operazioni come quella di via Nanni Costa, e domani chissà cosa.

Ci chiediamo però come si fa a firmare un accordo nazionale sulla riorganizzazione e a contrastarne al tempo stesso le conseguenze più dirette.

Quale coerenza c’è nell'avallare certe operazioni chiaramente destinate a produrre gli effetti che oggi i lavoratori di via Nanni Costa giustamente temono, e al tempo stesso dichiararsi contrari a questi effetti che ne sono la più ovvia e naturale conseguenza?

Se poi guardiamo ai recenti accordi sottoscritti da Cisl, Uil e Salfi, dove si sostiene che le relazioni sindacali devono essere orientate all’incremento della produttività e all’efficienza dell’amministrazione (cioè meno costi e più ricavi…); e se guardiamo agli accordi passati con cui la “maggioranza” delle organizzazioni sindacali ha lasciato il pallino dell'organizzazione degli uffici nelle mani dell’amministrazione, allora ci si rende conto che la chiusura di via Nanni Costa, per quanto proveremo a evitarla, rischia di essere la più inevitabile delle conseguenze.

E se non toccherà a via Nanni Costa... avanti un altro.

USB riafferma dunque il suo NO alle riorganizzazioni che nascondono lo smantellamento della pubblica amministrazione, il suo NO agli accordi che sanciscono il blocco dei contratti e la crescita-zero delle retribuzioni, il suo NO al tentativo di azzerare le relazioni sindacali per asservire i lavoratori alla volontà del datore di lavoro.

USB dichiara il suo pieno sostegno ai lavoratori di via Nanni Costa, e invita tutti i lavoratori a compiere un salto di qualità nel rapporto con le organizzazioni sindacali: non più deleghe in bianco, ma partecipazione diretta, a partire dallo sciopero generale indetto l’undici marzo prossimo.

O si sta con Brunetta o si sta con i lavoratori.

O si contrastano certi processi o si abbia il coraggio di assumersene le responsabilità davanti a chi ne paga le conseguenze.

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