Fondo politiche sviluppo e progressioni. Il circo dei gladiatori

Roma -

…ci giungono proteste dai lavoratori che risultano (o risulteranno) vincitori delle procedure di progressione derivanti dagli accordi del 2001. I recenti accordi li escludono dalla possibilità di ottenere un ulteriore progressione e loro ritengono questa scelta ingiusta.

Questi lavoratori sembrano ignorare le dinamiche contrattuali che noi di RdB cerchiamo di migliorare ma con le quali per ora bisogna fare i conti.

Il contratto prevede che le progressioni economiche all’interno dell’Area siano finanziate con i soldi del Fondo Politiche Sviluppo, che ha un'entità complessiva definita. Con questi soldi si devono finanziare anche le stabilizzazioni, la produttività e tutte le indennità.

Da tempo, visto che questi fondi sono il veicolo per il riconoscimento di diritti economici e professionali, stiamo ponendo, anche con proposte concrete (es. “oltre le colonne” del 19.04.05, che si allega), il problema della modalità di costituzione e dell’entità di questi fondi, con l’obiettivo di una loro difesa (contro il “taglio” dei fondi ex comma 165) e, soprattutto, di un loro accrescimento…

Siamo certi che una maggiore concretezza dei lavoratori nel sostenere le nostre politiche sindacali (anche con l'iscrizione a RdB) ci aiuterebbe a condurre queste battaglie, a cui non rinunciamo, con maggiore efficacia.

Oggi, grazie alla nostra proposta del novembre 2004, sostenuta e rafforzata dalle firme di migliaia di lavoratori, abbiamo vinto un'altra importante battaglia: l’intera cifra attualmente disponibile dei Fondi Politiche Sviluppo – fatte salve stabilizzazione, produttività e indennità – verrà usata per garantire la progressione economica al personale.

L’intera cifra disponibile, abbiamo detto. Il numero delle progressioni che sarà possibile garantire con tale cifra è un numero finito e,  purtroppo, al momento, anche inferiore al numero complessivo dei dipendenti. E allora? In questi casi bisogna effettuare scelte politiche e prendersene la responsabilità.

Infatti, non si può non tenere conto della storia, anche recente, fingendo di essere all'anno zero delle progressioni economiche. Tra i vincitori delle procedure 2001 ci sono molti vincitori della precedente procedura di riqualificazione e molti del concorso a titoli varato nel 1992. Tre passaggi in dieci anni (per tacere di chi ha avuto un passaggio d'area o ha ottenuto con un'unica procedura più di un passaggio). Giusto, diciamo noi… anzi, troppo poco…

Ma crediamo sia giunto il momento di pensare a chi, spesso, svolge le nostre stesse mansioni e che, in tutti questi anni, è rimasto sempre inchiodato allo stesso scalino, messo fuori gioco qualche volta da pochi mesi di anzianità e qualche altra da una valutazione negativa di un solerte dirigente.

Le procedure di progressione durano anni, è vero. Ma spesso a causa dei ricorsi presentati. Chi oggi minaccia ricorsi deve sapere che nulla ci convincerà a cambiare la nostra scelta. Unico risultato, insistendo su questa strada, sarà quello di allungare i tempi, mettere a rischio le progressioni di chi mai ha avuto un solo passaggio e offrire un fantastico assist alle Agenzie nel loro progetto di costruire un clima da "tutti contro tutti".

Solo atteggiamenti più consapevoli e solidali, solo il superamento degli egoismi, consentono di considerare, nel loro complesso, le progressioni come un diritto riconosciuto e riconoscibile per tutti e non come un "premio" a cui possono aspirare in pochi. Se conquistato con coscienza, questo diritto potrà essere un'assicurazione per il futuro di ognuno di noi. L'alternativa è il circo dei gladiatori, dove alla lunga, comunque, nessuno restava in piedi…


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