Friuli VG - Entrate, IL RISPARMIO E L'AMIANTO: Quando l'"oculatezza" della spesa pubblica non tutela la sicurezza e la salute dei lavoratori

Trieste -

Da anni sentiamo parlare di Spending Review, una strategia messa in atto dal Governo che dovrebbe portare alla razionalizzazione della spesa pubblica, all’oculatezza nella gestione delle risorse, evitando sprechi. Di fronte a tali scelte il cittadino non farebbe alcuna fatica ad accettare una politica di questo tenore perché nell’immaginario collettivo si associa alla condotta tenuta dal “buon padre di famiglia”, comportamento con cui molti si ritrovano a fare i conti tra le mura domestiche, soprattutto di questi tempi.

 

Nella Pubblica Amministrazione dallo stesso numero di anni, assistiamo invece a “tagli” veri e propri, pesantissimi, che apparentemente razionalizzano risorse, ma che di fatto non si coordinano con altre voci di spesa che appaiono incoerenti con questo  obiettivo. Il risultato si concretizza nel taglio dei servizi al cittadino, che in nome di questa politica di risparmio, vede sparire l’ufficio postale sotto casa, chiudere la scuola elementare del proprio paese, il distretto sanitario di riferimento.

 

Il risultato della spending review quindi, per l’utenza costituisce un aggravio di spese e l’impiego di maggiori risorse ed energie. In nome della razionalizzazione dei costi, per ritirare una raccomandata, frequentare la scuola dell’obbligo o usufruire di servizi sanitari il cittadino è costretto, a sue spese, a coprire distanze maggiori sul territorio. E per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, le cose non vanno meglio perché i luoghi di lavoro diventano più lontani dalle abitazioni, non sempre raggiungibili attraverso i mezzi pubblici, razionalizzati pure loro, con un dispendio di tempo e di energie, che si traducono in un alleggerimento delle tasche e in un’estensione del tempo effettivo dedicato al lavoro.

 

Nel caso delle Agenzie Fiscali in nome della “Spending Review” si assiste alla progressiva chiusura degli Uffici, individuati tra quelli che registrano un numero di dipendenti inferiore a 20 unità, proprio quegli uffici che, anni fa, in una politica di diffusione dei servizi sul territorio, avevano avvicinato il Fisco al contribuente.

 

Si sa in tempi di crisi economica viene chiesto uno “sforzo” da parte di tutti. Ma è davvero così? Che cosa accade realmente in questo processo di razionalizzazione della spesa? Viene davvero messa in atto in maniera sinergica una politica di risparmio nella Pubblica Amministrazione?

 

Dopo l’era della cartolarizzazione, nella quale i beni immobili dello Stato sono stati venduti a grandi immobiliari private, è seguita l’era in cui sono stati stipulati contratti di locazione tra la Pubblica Amministrazione e le medesime società, per che gli stessi beni compravenduti, hanno preteso ed ottenuto, condizioni contrattuali unilaterali che oggettivamente risultano molto lontane dai principi di risparmio e di razionalizzazione della spesa pubblica tanto sbandierata. Non solo i canoni di locazione corrisposti annualmente sono esorbitanti, ma la P.A. deve farsi carico di qualunque spesa di manutenzione.

 

Non solo. In caso di recessione dal contratto, circostanza che si verifica ogni qual volta vengono chiusi gli Uffici più piccoli, gli immobili devono essere restituiti alla proprietà ristrutturati e “certificati” sotto ogni punto di vista. Il paradosso sta nel fatto che, fino a quando gli immobili vengono utilizzati dalla P.A., gli interventi di manutenzione degli stessi, in un’ottica di risparmio, viene oculatamente ponderata, limitata alle situazioni di necessità, mentre quando i medesimi  vengono “restituiti” alla società che ne detiene la proprietà, vengono riconsegnati come “nuovi”.

 

A questo fenomeno non è sfuggita la sede dell’Agenzia delle Entrate - Direzione Provinciale di Udine, immobile risalente agli anni ’60, oggi di proprietà privata, che ospita anche altre agenzie fiscali [1], che da anni presenta gravi problematiche di manutenzione e di sicurezza, in un territorio che tristemente tutti conoscono per essere ad alto rischio sismico.

 

A partire dall’anno 2009, nello stabile occupato dalle Agenzie fiscali provinciali di Udine, si sono verificati diversi crolli di parte dei controsoffitti e degli intonaci, dovuti all’instabilità delle “pignatte” dei solai. In uno stabile che ogni giorno ospita circa 600 dipendenti e una media di 1000 utenti, la tragedia è stata evitata, solo perché fortunatamente i crolli sono avvenuti durante le ore notturne. Il primo infatti aveva interessato gli spazi del fronte office dell’Agenzia delle Entrate,  altri hanno interessato alcuni gli archivi posti nello scantinato del palazzo, l’ultimo, risalente ad ottobre 2014, l’area occupata dal bar interno all’edificio, cui hanno accesso dipendenti e utenti.

 

Data la grave situazione, dal 2009 l’immobile è stato oggetto di interventi di sgombero e di ripristino delle parti interessate ai crolli, con isolamenti ed interventi che, a titolo cautelativo, hanno interessato aree più ampie. Le perizie dell’epoca avevano evidenziato zone di diffuse e cospicue di pregresse infiltrazioni d’acqua, alcune, allora, ancora attive in corrispondenza a vecchi pluviali. Si ventilava la ristrutturazione dell’intero immobile.

 

Negli anni successivi lo stabile è stato luogo di indagini da parte di periti, tecnici, operai che si sono avvicendati per effettuare ulteriori ispezioni di tutti i solai dello stabile, con periodici rifacimenti di parte degli stessi. Finalmente, gli interventi di ripristino che si spera siano risolutivi del problema, vedranno una tornata di lavori a partire dall’imminente primavera. Tutto questo ha comportato un continuo disagio, sia all’utenza che al personale che nel frattempo, quotidianamente lo frequentava.

 

Sempre a spese della Pubblica Amministrazione, dopo anni di estati troppo calde ed estenuanti richieste, da parte del personale e dell’utenza, di dotare lo stabile di un impianto di climatizzazione, nel corso del 2013-2014, i dipendenti hanno ottenuto l’istallazione dell’impianto,  che ha comportato lavori  e disagi per circa un intero anno. Lo stabile in questione, privo di sistemi di isolamento termico in grado di ottimizzare la resa dell’impianto di riscaldamento nelle stagioni più fredde e di attenuare le temperature più alte d’estate, è dotato di ampie superfici vetrate, con i serramenti originali risalenti all’epoca di costruzione, in alluminio e vetro. Questi ultimi, mai sostituiti con serramenti in grado di ridurre la dispersione termica, garantiva, prima dell’installazione dell’impianto di climatizzazione, a dipendenti ed utenti, temperature interne  che in estate sfioravano costantemente i 28°-30°. 

 

E non è finita.

 

Più volte, in questi anni, i dipendenti della Direzione Provinciale di Udine, tramite le OO.SS. e le R.S.U. avevano evidenziato alla Parte Pubblica il problema di pavimentazioni dello stabile in stato di degrado, allarmati da una potenziale presenza di amianto.

 

Per anni, le preoccupazioni dei lavoratori sono state rassicurate dalla Parte Pubblica. Le analisi condotte nell’anno 2000 dalla A.S.L. territorialmente competente, riferite a due sole campionature, avevano dato esito negativo alla presenza di amianto. Negli anni successivi le R.S.U. e le OO.SS. avevano mantenuto alta l’attenzione sul problema, richiedendo tante volte un’analisi più accurata dei materiali, visto che, per l’esiguità dei campioni prelevati e tenuto conto della grandezza dello stabile e della grande varietà di tipologie di pavimentazioni esistenti, i risultati non potevano essere significativi.

 

E’ di questi giorni la notizia che, un campione tra quelli prelevati recentemente dalle pavimentazioni in linoleum della sede della Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Udine,  abbia dato esito positivo riguardo la presenza di amianto.

 

USB, alla luce dai dati emersi dalle nuove analisi effettuate, ha immediatamente inoltrato alla Direzione Regionale di Trieste una nota nella quale ha rappresentato le grandi preoccupazioni di tutti lavoratori, rassicurati per tanti anni della salubrità del luogo di lavoro, garanzie che oggi trovano una smentita. 

 

Inoltre, tenuto conto dei diversi soggetti coinvolti in una problematica così urgente e seria (ASL, Agenzia del Demanio, Società proprietaria dell’immobile, medico competente per i lavoratori),  USB chiede alla Parte Pubblica l’istituzione di un Osservatorio tecnico permanente, costituito da R.S.U. e OO.SS.,  perché possa vigilare costantemente ed essere tenuto al corrente in tempo reale di tutte le azioni intraprese per la risoluzione del grave problema. Tale adozione per USB risulta necessaria al fine di valutare l’adeguatezza  delle misure intraprese dalla Parte Pubblica riguardanti le “precauzioni” adottate nell’immediato e i protocolli di specie che dovranno susseguirsi con la massima urgenza al fine di tutelare la sicurezza dei lavoratori di Udine e di tutti gli utenti che quotidianamente frequentano lo stabile. Sarà compito dell’Osservatorio tecnico permanente vigilare sulla tempistica e sollecitare le misure di sicurezza da adottare per mantenere al centro dell’attenzione sia la sicurezza di dipendenti ed utenti, che la tutela della loro salute.  

 

In un “clima” come quello fin qui descritto è difficile immaginare, per i dipendenti di Udine, in qualità di lavoratori e cittadini, che la Spending Review sia una politica di Governo volta al risparmio e all’oculatezza nella gestione della spesa pubblica.

 

Difficile immaginare che “un buon padre di famiglia”, a fronte di tanti soldi spesi  per gli esorbitanti canoni di locazione e le continue spese di manutenzione, metta a repentaglio la sicurezza e la salute dei propri dipendenti.

 

Ancor più difficile crederci.

 

[1]Agenzia del Territorio, Dogane, Demanio, Ragioneria, nonché la Commissione Tributaria Provinciale di Udine

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