IL "MONDO DI SOPRA" DELL'EVASIONE FISCALE

Roma -

Dalle intercettazioni telefoniche relative all'inchiesta su Mafia capitale emerge un mondo di sopra e un mondo di sotto: chi sta in mezzo fa il lavoro sporco a vantaggio dei primi e a danno dei secondi.

Applicando questa metafora al mondo fiscale potremmo dire che il mondo di sotto è rappresentato da chi paga le tasse fino all'ultimo centesimo (lavoratori dipendenti e pensionati) mentre il mondo di sopra è rappresentato da quei poteri forti che costruiscono le proprie fortune sull'evasione fiscale. Il mondo di mezzo è quella politica che garantisce, anche attraverso le norme, impunità a questi ultimi.

Da questo governo, come dai precedenti, per il mondo di sotto c'è solo un carico fiscale insopportabile, condito da un po' di propaganda (questa volta si chiama Unico precompilato) mentre, per il mondo di sopra, cioè faccendieri di vario tipo ma anche banche e grandi imprese ci sono provvedimenti legislativi ad hoc.

Così, proprio in questi giorni, per il mondo di sopra è stato varato il provvedimento sul rientro dei capitali illegalmente esportati all'estero con la conseguenza che chi riporterà quei soldi nel nostro paese avrà un consistente sconto sulle sanzioni e non sarà perseguibile penalmente per i reati commessi. Al fianco di questa misura viene inserito anche il reato di autoriciclaggio che non colpirà, però, coloro che utilizzano i proventi derivanti dall'evasione fiscale o da una attività delittuosa per godimento personale.....

Ma non basta. 

Sempre per il mondo di sopra sono in dirittura di arrivo altri provvedimenti tutti ispirati alla medesima logica dell'allentamento del sistema sanzionatorio e penale: elevazione da 50.000 a 200.000 euro della soglia di punibilità per dichiarazione infedele, possibilità di utilizzare il ravvedimento operoso anche nell'ipotesi di accesso, ispezioni e verifica (unica eccezione, bontà loro, la notifica di un avviso di accertamento...) e depenalizzazione di quel meccanismo denominato abuso del diritto  che è alla base della grande evasione e che consiste nel conseguire vantaggi fiscali indebiti sfruttando le maglie della legge.

Quali soggetti se non appunto banche e grandi imprese possono dotarsi di uno stuolo di professionisti che approntano pianificazioni fiscali spregiudicate proprio per sfruttare i buchi della legge ed eludere il fisco? O ancora, chi sono coloro che esportano capitali all'estero? 

Una narrazione fuorviante e tossica costituisce l'impianto ideologico sul quale poggiano questi provvedimenti: Fisco amico, semplificazione del rapporto tra Fisco e cittadini,  politica fiscale orientata alla collaborazione piuttosto che alla repressione, adempimento collaborativo o, per dirla all'inglese, tax compliance.

Il punto è che l'Italia non è la Svezia o la Norvegia.

E quando si blatera di Fisco amico, occorrerebbe considerare che, in questo paese, si evadono annualmente 180 miliardi di euro. O, cronaca recente, che proprio banche e grandi imprese, anche italiane,stipulavano accordi con l'ex Ministro delle Finanze del Lussemburgo ed attuale presidente della Commissione Europea Juncker (quello che bacchetta mezza Europa affinchè si tengano in ordine i conti pubblici!) per usufruire di una tassazione dell'1%. 

O non si dovrebbe sorvolare sul fatto che l'Italia è considerata dagli osservatori internazionali il paese più corrotto dell'Unione Europea, e che quell'intreccio politico/affaristico/criminale emerso dall'inchiesta su Mafia capitale (ma anche dalle vicende sull' Expò a Milano e sul Mose a Venezia) è la dimostrazione plastica di un vero e proprio sistema criminogeno nel quale tanti e diversi attori giocano un ruolo di primissimo piano.

Chi ignora queste cose vive nel paese delle meraviglie. O, molto più verosimilmente, lavora per il mondo di sopra.

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