Il ritorno di Massimo Romano

Roma -

L'assassino torna sempre sul luogo del delitto. Ci aspettavamo quindi il ritorno di Massimo Romano ai vertici dell'Agenzia delle Entrate. La battuta ci serve per dare al direttore di recentissima nomina, "prestato" per cinque anni al Comune di Bologna, e che abbiamo incontrato ieri, il bentornato a casa.

L'Agenzia che aveva lasciato era un libro dei sogni, un cantiere in costruzione che prometteva ai lavoratori carriere brillanti, lauti stipendi e un radioso avvenire. Da allora tutti i sogni sono sfioriti. Il cantiere è chiuso per mancanza di investimenti. Oggi la realtà è un’altra: un sistema di valutazione che l'amministrazione ha introdotto subdolamente e fuori da ogni confronto con le organizzazioni sindacali; uno stipendio che siamo riusciti a rabberciare solo strappando al Fondo del Personale una quota, stabilizzata con il primo contratto d'Agenzia; progressioni economiche che nella migliore delle ipotesi devono ancora cominciare (progressione per tutti secondo il primo CCNI) e nella peggiore si concluderanno a brevissimo termine, con esiti comunque dolorosi e laceranti per il personale.

La recente rapina al comma 165 ha fruttato al governo centinaia di milioni di euro. La legge finanziaria ha infatti sottratto ai lavoratori un’intera annualità ma non solo: ha introdotto un tetto massimo (90% dell'importo stanziato al Fondo nel 2004) frantumando il sogno (miraggio) di vedere crescere il salario accessorio proporzionalmente all'efficacia e all'efficienza dimostrate.

Il salario accessorio potrebbe finanziare una politica di gestione del personale seria e lungimirante (progressioni economiche, assunzioni a tempo indeterminato, stabilizzazione dei precari), invece non solo parte di esso viene distribuita con criteri falsamente meritocratici, ma, in futuro, non saranno garantite nemmeno le sommette percepite nel recente passato. Sotto attacco da mesi su tutti i mezzi di stampa, i lavoratori del Fisco sono stati marchiati come spioni fiscali, come fannulloni del pubblico impiego e, recentemente, come assenteisti cronici.

Senza contratto di primo livello e con un contratto integrativo che promette sudore, sangue e soldi, ma solo per i duemila fortunati che otterranno le indennità di funzione, i lavoratori del Fisco si sentono anche accerchiati da una massa invisibile di altri soggetti, con altri contratti (bancario, assicurativo, metalmeccanico, esattoria ecc.), appartenenti prevalentemente a SpA che rosicchiano le funzioni e il ruolo che un tempo furono pubblici e nostri.

Bello lo spettacolo che il dott. Romano s'è perso in cinque anni. Oggi, forte dell'esperienza maturata altrove, si dice pronto a valorizzare la qualità delle lavorazioni lasciando presagire che sia finita la stagione dell'idolatria ai numeri, e alla stupida legge della quantità; si dice pronto a valorizzare la tempestività delle azioni e delle decisioni organizzative, lasciando presagire che sia finita la stagione delle attese biennali per avere pagato il salario accessorio; si dice pronto a valorizzare le risorse interne, lasciando presagire che sia finita la stagione delle progressioni professionali nate sotto l'auspicio dei mille ricorsi e delle mille impugnazioni. Intanto trova duemila persone in meno rispetto a cinque anni fa (frutto acerbo del turn over) e carichi di lavoro sensibilmente maggiori; un'amministrazione che ad oggi non ha saputo integrare le diverse sensibilità da anni presenti negli uffici e anzi ha dato l'impressione di voler acuire gli effetti del possibile conflitto generazionale e professionale tra "vecchi" dipendenti e "giovani" CFL, tirocinanti o freschi di assunzione.

La mancanza di un serio referente politico ha reso le Agenzie Fiscali in generale e quella delle Entrate in particolare, vulnerabile agli assalti all'arma bianca che i governanti di turno non ci hanno risparmiato: i condoni ieri, la rapina al comma 165 oggi. Poco resta delle sbandierate politiche di tax compliance, di orientamento al risultato, di incentivi al personale. Su alcuni dei temi più scottanti dovrà essere la politica a rispondere (e il direttore dell'Agenzia a bussare con più insistenza alla sua porta); su altri temi invece auspichiamo che l'Agenzia abbia il coraggio e la forza per cambiare davvero, per passare dalle dichiarazioni d'intenti alla concretezza dei fatti.

La nostra organizzazione sindacale ha in proposito idee chiare e salde. Sa che la lotta all'evasione fiscale non si fa con le chiacchiere e che rapinare il comma 165 è il peggiore degli inizi. Sa che nessun sistema di valutazione individuale è buono, perché l'impianto organizzativo è necessariamente collettivistico, che il diritto alla carriera merita sforzi maggiori, che i lavoratori sentono la mancanza di una classe dirigente più coraggiosa e preparata. Forza e coraggio, allora. E auguri al dott. Massimo Romano. Ne ha bisogno.


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