LA CGIL, IL CONVEGNO E LA POLITICA DELLA SUBALTERNITÀ

Roma -

Molto spesso dei piccoli particolari rivelano disegni e strategie molto più grandi.

La CGIL ha svolto il 22 ottobre un convegno sulla politica fiscale alla presenza, oltre che dei suoi massimi vertici sindacali, del Direttore dell’Agenzia e di altre importanti figure del mondo accademico e non solo.

 

Fin qui nulla di strano, confrontarsi a tutto tondo con i vertici dell’Agenzia e col mondo accademico fa parte della normale dialettica, specie su un argomento delicato e complesso come le politiche fiscali.

 

Ciò che però balza agli occhi è un passaggio della presentazione del convegno nel quale si fa riferimento al “blocco della funzionalità del sistema delle Agenzie fiscali” che sarebbe stata determinata anche dalla sentenza della Corte Costituzionale sulla annosa vicenda degli incarichi dirigenziali.

 

Un argomento fortemente sostenuto in ogni sede e luogo dai vertici dell’Agenzia e sempre confutato da USB, a ragione, visto che le entrate erariali sono state assolutamente in linea con quelle degli altri anni, a dimostrazione che il lavoro quotidiano di tutti i lavoratori, troppo spesso dimenticati, è stato capace di fare fronte anche ad una situazione di emergenza.

 

Il punto è: perché se la CGIL sa perfettamente queste cose sente il bisogno di introdurre nella presentazione del suo convegno anche questo argomento? Una semplice svista o leggerezza?

 

La “vicinanza” di questo sindacato, e non solo di questo naturalmente, alle politiche dell’amministrazione e conseguentemente la “lontananza” dalle legittime aspettative salariali e professionali dei lavoratori, la riscontriamo ai tavoli sempre più frequentemente specie in quest’ultima fase.

 

Vogliamo citare, solo per restare al recentissimo passato, ben due accordi siglati dalla CGIL (in compagnia di Cisl e Salfi) che dimostrano la china inarrestabile di una O.S. un tempo (ormai lontano) considerata punto di riferimento dei lavoratori ed ora ridotto al ruolo di stampella del governo o dell’amministrazione di turno.

 

Si tratta dell’accordo sul salario accessorio 2013 che ha certificato un taglio di ben 50 milioni delle risorse incentivanti a disposizione dei lavoratori e lo scandaloso accordo sulle progressioni economiche che introduce la valutazione di massa da parte di una dirigenza oramai delegittimata, fissa a 20 punti il tetto massimo per il calcolo dell’anzianità di servizio ed espone la procedura al rischio di ricorsi.

 

Anche il recentissimo verbale di riunione siglato dalla CGIL, insieme a tutte le altre OO.SS eccetto USB, sulla chiusura degli uffici, è l’ennesima disponibilità fornita all’amministrazione ad accompagnare processi che riducono drasticamente la presenza dei servizi finanziari sul territorio e spalancano le porte alla mobilità dei lavoratori.

In questa fase in cui i diritti dei lavoratori sono pesantemente sotto attacco ci sono due modi per fare attività sindacale: o gestire l’esistente fatto di tagli e riduzione di diritti e salario, oppure rompere gli schemi e costruire con pazienza l’alternativa sindacale.

 

Il convegno della Cgil ed in generale la sua politica sindacale risponde alla prima modalità.

 

Lo sciopero del 20 novembre indetto dall’USB per il rinnovo del contratto ma anche per rafforzare il nostro comparto e difendere la funzione sociale del fisco contro ogni ipotesi di chiusura degli uffici, corrisponde alla seconda opzione.

 

In mezzo c’è la rassegnazione che fa il gioco della prima ipotesi.

 

 

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