L'Agenzia delle Entrate all'attacco della banca ore
Continua senza sosta l’opera dell’Agenzia delle Entrate diretta a ridurre gli spazi di tutela e gli strumenti di conciliazione tra vita e lavoro del personale.
Dopo le interpretazioni sempre più restrittive sul lavoro agile, le rigidità su mobilità e coworking, la gestione poco trasparente delle richieste ai sensi della Legge 104 e il sistematico restringimento dei diritti dei lavoratori, ora nel mirino finisce la Banca delle Ore.
Facciamo il punto
Il 25 novembre 2025 l’Agenzia delle Entrate e le organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL Funzioni Centrali 2022-2024 hanno sottoscritto, con oltre dieci anni di ritardo, un accordo che fissa in 80 ore annue il limite massimo accumulabile nella Banca delle Ore.
Parliamo di uno strumento che consente ai lavoratori di accantonare ore prestate in eccedenza per utilizzarle successivamente sotto forma di riposi compensativi o permessi orari.
Peccato che quello stesso accordo, combinato con le fortissime limitazioni sull’autorizzazione dello straordinario, finisca per svuotare l’istituto di ogni reale efficacia. Se infatti le ore accantonabili senza preventiva autorizzazione sono limitate e lo straordinario continua a essere concesso con il contagocce, diventa evidente che i lavoratori riusciranno ad accumulare soltanto poche decine di ore nell’arco di un anno.
La stretta della Direzione Centrale
Come se non bastasse, con la nota prot. 164745 del 1° giugno 2026, la Direzione Centrale Risorse Umane ha fornito un'interpretazione ancora più restrittiva dell’istituto, richiamando l’accordo del 25 novembre e il CCNL per sostenere che il ricorso alla Banca delle Ore debba avere carattere eccezionale e sia finalizzato esclusivamente al completamento delle attività lavorative della giornata.
Il risultato è stato immediato.
In alcuni territori dove erano stati sottoscritti accordi sindacali che prevedevano condizioni più favorevoli, compresi quelli dedicati alla Banca Ore-Figli, sono state emanate disposizioni di servizio che hanno di fatto cancellato unilateralmente tutele e diritti consolidati negli anni.
Accordi che avevano consentito a migliaia di lavoratrici e lavoratori di conciliare esigenze familiari e professionali senza arrecare alcun pregiudizio all’organizzazione degli uffici e senza costi aggiuntivi per l’Amministrazione.
Un attacco all’autonomia dei lavoratori
Le nuove disposizioni introducono vincoli e procedure autorizzative che riducono drasticamente la possibilità di accumulare crediti orari e limitano gli spazi di autonomia che il personale aveva conquistato attraverso la contrattazione territoriale.
Ancora una volta, invece di valorizzare il lavoro svolto quotidianamente dai dipendenti, l’Agenzia sceglie la strada del controllo, della rigidità e della compressione dei diritti.
Il ruolo degli altri sindacati
Questa vicenda mostra con chiarezza il volto autoritario dell’Amministrazione ma anche la responsabilità di quelle organizzazioni sindacali che continuano a firmare accordi peggiorativi senza valutarne fino in fondo le conseguenze.
Con la sottoscrizione dell’accordo nazionale sono stati messi in discussione anni di contrattazione territoriale e conquiste costruite nei luoghi di lavoro, senza alcun reale confronto con le lavoratrici e i lavoratori interessati.
Cosa vuole ancora l’Agenzia dai suoi dipendenti?
Viene spontaneo chiederselo.
Dopo la riduzione degli spazi di lavoro agile, dopo il taglio di decine di migliaia di ore lavorate dal personale, dopo la progressiva contrazione dello straordinario e dopo lo smantellamento della Banca delle Ore, quali ulteriori sacrifici pretende l’Agenzia da lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono il funzionamento dell’Ente tra carenze di organico e carichi di lavoro sempre crescenti?
La risposta dovrà arrivare dai lavoratori stessi.
USB continuerà a denunciare queste scelte e a promuovere ogni iniziativa utile a difendere salario, diritti, dignità e conciliazione vita-lavoro.
I diritti non si cancellano con una disposizione di servizio.
La conciliazione vita-lavoro non è un privilegio, ma un diritto.