Lazio - Entrate, Orario di lavoro e relazioni sindacali: facciamo chiarezza

Roma -

La questione dei front office è un questione delicata che andrebbe affrontata in maniere seria e complessiva, cercando soluzioni che servano veramente a dare ai servizi e a chi li eroga la dignità e l'importanza che meritano.

Per l'amministrazione, invece, la questione è molto semplice: si aumenta a dismisura l'orario di apertura degli sportelli con un inevitabile e maligna ricaduta sulle lavorazioni del back-office, si riduce (o si elimina) la flessibilità, si riduce il tempo di fruizione della pausa pranzo, insomma, si cerca di spremere i lavoratori più di quanto non sia già stato fatto in questi anni. Nella convinzione,  non supportata dalla realtà dei fatti, che, ad una maggiore apertura degli orari degli sportelli possa corrispondere una riduzione dei tempi d'attesa dei contribuenti e, più in generale, un aumento della “produttività” dei front office.

Il ragionamento non regge. L'aumento della “produttività” dei front office dipende da diversi fattori. Se, però, se ne considera solo uno (l'orario di lavoro) il risultato è sbagliato ma estremamente conveniente per l'amministrazione: si scarica sui lavoratori una errata organizzazione dei servizi ed anni e anni in cui si è disinvestito sugli uffici territoriali. 

In nome di questa filosofia, come è noto, è stato siglato (non da USB) un accordo nazionale sull'orario di lavoro e, nel Lazio, il famigerato accordo presso la DP 1 di Roma.

Chi ha sottoscritto quell'accordo in DP 1 (CISL, UIL, FLP, SALFI, in contrasto, tra l’altro, con la volontà espressa dalla RSU) si è assunto dunque, una  duplice pesante responsabilità:

ü      avallare una ricetta che non risolve i problemi dei servizi e di chi li eroga ma, semplicemente, peggiora le condizioni di lavoro degli addetti al front office;

ü      aprire  in tutto il Lazio un varco  per esportare quel modello anche in altri uffici.

Ed infatti, il Direttore Regionale ha già più volte affermato che è necessario, anche in altri uffici del Lazio, intervenire per aumentare l’orario di apertura al pubblico degli sportelli.

Sul versante sindacale, abbiamo più volte sentito le OO. SS. firmatarie dell'accordo in DP1 riconoscere timidamente a parole, o tra le righe di qualche comunicato, il bilancio negativo dell'accordo sperimentale in DP 1 e chiedere all'amministrazione che lo stesso non fosse applicato anche in altre realtà.

Ma, si sa, tra il dire e il fare c'è sempre una grande differenza … e così, a parole si chiede all'amministrazione di non estendere quell'accordo, nei fatti, invece, si continuano a siglare nella regione accordi peggiorativi in materia di orario di lavoro (Latina, Rieti e Frosinone).

Questa doppiezza non inganna noi e non inganna i lavoratori.

Se realmente si vuole aprire nel Lazio una fase di relazioni sindacali rispettosa dei diritti dei lavoratori, è necessario che tutti gli attori in campo facciano le giuste mosse: l'amministrazione, rispettando le prerogative sindacali senza intervenire d'imperio in materie che costituiscono oggetto di contrattazione in sede locale e i sottoscrittori dell'accordo in DP 1, riconoscendo nei fatti il fallimento di quella sperimentazione e, conseguentemente, ritirando subito la firma dell’accordo onde consentire, finalmente, un confronto non pregiudiziale sulle problematiche dell'area servizi.

Non c’è altro tempo da perdere, anche perché  l’aumento dell’orario di apertura degli sportelli in DP 1 sta creando una notevole affluenza di pubblico ed una costante pressione sui lavoratori addetti al front office. Il resto sono proclami, lacrime di coccodrillo e piagnistei inutili che non servono a nessuno tanto meno ai lavoratori.

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