Lazio - Entrate, Riassetto del Registro nell'area metropolitana di Roma: la professionalità acquisita non è un vuoto a perdere

Roma -

Una disposizione di servizio, una lettera pubblicata sull'intranet della regione Lazio e, voilà, un'altra inaugurazione è fatta.

 

Con tono entusiastico la direzione regionale del Lazio ha comunicato a tutti i lavoratori l'avvio dal 21 marzo della “nuova unità di supporto al registro” presso una sede adiacente la direzione provinciale II di Roma.

 

La notizia non ci ha trovato impreparati perché su nostra esplicita richiesta, a fine gennaio, eravamo stati informati sull'operazione in atto da parte della DRL.

 

Adesso il progetto è realtà e l'agenzia ha definitivamente scoperto le sue carte, formali e non, con cui definisce “un nuovo modo di concepire e condurre il processo di gestione integrato del registro”, qualcosa che sa di antico e ricorda l'amministrazione del pre-agenzia, quella in cui le attività di sua competenza venivano svolte in tre uffici diversi, divisi, oltre che funzionalmente, anche logisticamente.

 

Un deciso passo indietro che di nuovo ha solo i lavoratori che per la nuova “task force” è stato scelto tra “risorse neo-assunte ad alto potenziale”.

 

Peculiarità, quest’ultima, frutto di una precisa decisione con cui l'agenzia ha confermato la volontà di non coinvolgere in quella che definisce una “straordinaria”, si badi bene, scelta organizzativa, i lavoratori che da anni, in molti casi dal primo giorno di assunzione, è impegnato nella tassazione degli atti del registro.

 

Professionalità preziose nei confronti delle quali l'agenzia, rinunciandovi, ha mostrato un'indifferenza che lascia perplessi soprattutto perché espressione di un atteggiamento che contrasta con i tradizionali principi aziendalistici di una buona gestione del personale, ove è previsto che il lavoratore, una volta formato, venga considerato un prezioso investimento, non risorsa da “liberare” ed impiegare improvvisamente in altri non ben definiti “processi lavorativi di pari significatività e delicatezza”.

 

Non ci spiega l'agenzia le ragioni di questo totale disinteresse né si preoccupa di pianificare specifici e necessari percorsi formativi che la prospettata “delicatezza” dei processi, nei quali dovrebbero ricollocarsi le “risorse liberate”, richiederebbe.

 

Una distrazione? Non ci pare. Piuttosto la consapevolezza che negli uffici territoriali con l'imposta di registro ci sarà ancora molto da fare: tutto il lavoro pregresso, la registrazione d'urgenza, il controllo dei repertori e l'eventuale tassazione degli atti che risultassero non registrati, la tassazione degli atti presentati da soggetti diversi dai notai nonché l'incombenza di acquisire e trasmettere alla nuova unità le eventuali istanze di autotutela sugli avvisi da quest'ultima emessi. [...]

 

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