LE "VACANZE" DEI LAVORATORI DELLE AGENZIE FISCALI

Roma -

Il 14 gennaio u.s. il quotidiano La Repubblica ha pubblicato un articolo dal titolo “Statali, due mesi di assenze l’anno”. Articoli simili sono stati pubblicati anche da altri quotidiani. La stessa sera il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, cogliendo al balzo l’occasione, ha espresso una simpatica metafora sull’Italia pubblicata il giorno dopo dal Messaggero “C’è chi rema e chi sta a poppa e fa due mesi di vacanze all’anno”: le assenze da lavoro sono vacanze.

L’articolo di Repubblica tira la volata: “Gli statali lavorano più o meno dieci mesi l’anno. Gli altri due o quasi se ne stanno a casa. Sotto le coperte perché ammalati. In sciopero o ancora in permesso retribuito. E solo quando incrociano le braccia lo stipendio smette di correre. […] Se la prendono comoda anche i dipendenti delle Agenzie fiscali (61,28 [giorni di assenza]).”

Leggiamo il Conto Annuale della Ragioneria dello Stato e scopriamo che, epurando i dati dalla Dirigenza, i giorni di “assenza” sono in realtà 59,67, di cui 30,39 di ferie, che siamo certi, anche Montezemolo si concede (magari più e certamente “meglio” di noi).

E poi? Le assenze per malattia, che vacanze proprio non sono e peraltro, da noi pagate profumatamente (a causa della “tassa sulla malattia”) ammontano a 13,47 all’anno medie per dipendente, possiamo dire la durata di una influenza. Poi ci sono 2,4 giorni all’anno non retribuiti, 0,17 giorni di sciopero (anche questi non retribuiti) e “ben” 12,87 giorni di permessi retribuiti. Ma cosa sono questi permessi?

Il contratto (art.46) prevede con chiarezza quali sono questi permessi. E così scopriamo che il dipendente delle Agenzie fiscali che “se la prende comoda” si assenta per ulteriori 12,87 giorni all’anno perché deve partorire o perché deve accudire i figli, cosa sempre più complessa visto che i tagli delle Finanziarie riducono sempre più asili nido e strutture di supporto alle famiglie. Secondo la visione demagogica di “Repubblica” il dipendente delle Agenzie Fiscali è in vacanza quando gli muore la moglie o il marito, quando ha un parente stretto con un cancro o deve farsi una visita medica. E’ in vacanza quando studia e/o va a lezione all’università. È in vacanza quando deve sostenere un esame o effettuare la prova di un concorso. È in vacanza pure quando dona il sangue o il midollo osseo. E’ in vacanza se fa attività sindacale che, è bene ricordarlo, è tutelata dalla Costituzione.

E’ bene ricordare, in aggiunta, che se da una parte si cerca di allungare la permanenza negli uffici posticipando l'età pensionabile e non si assume più per il blocco del turn-over, dall’altra non ci si può certo stupire se aumentando l’età media di lavoratrici e lavoratori aumentano i rischi di assenze per malattia (nelle Agenzie, fino ai 39 anni sono solo il 13.77% dei lavoratori. Dai 50 in su il 50.9% , dai 45 anni in su saliamo al 72.31% dei lavoratori).

Le “vacanze” dei lavoratori delle Agenzie Fiscali si chiamano disgrazie… o, nella migliore delle ipotesi, si chiamano diritti, non certo privilegi… il problema non può essere dove questi diritti ci sono, ma è dove questi diritti vengono negati…

E’ chiaro che l’operazione “distruzione pubblico impiego” prosegue. E’ chiaro che prosegue l’operazione di attacco ai diritti di tutti i lavoratori…

Ma noi, lo abbiamo già dimostrato in occasione dell’incontro con il Prof. Ichino, non ci stiamo! Non ci faremmo distrarre. Anzi… ad esempio, continueremo a ribadire fino in fondo il diritto all’eliminazione della “tassa sulla malattia”.


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