Licenziamenti per nessuno, progressioni per tutti

Uno strano silenzio sindacale avvolge le dichiarazioni del Ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi sugli esuberi e sui licenziamenti nel settore pubblico. Eppure quelle esternazioni a mezzo stampa sono chiarissime: entro maggio, in nome della spending review, deve essere definito per ogni singola amministrazione il quadro delle eccedenze del personale in servizio (con conseguente messa in mobilità e retribuzione ridotta per 2 anni) e, qualora quel personale non potrà esser riqualificato in altri settori, si spalancheranno le porte del licenziamento.

Ma è chiaro a tutti che trovare una ricollocazione in un settore già gravato da tagli e riduzioni sarà semplicemente una chimera. Il tutto in un quadro di riforma complessiva del mercato del lavoro, con la sostanziale eliminazione della tutela rappresentata dall’articolo 18, riforma che, come riferisce lo stesso Ministro, dovrà essere adattata anche nel pubblico impiego.

Spendig review è il termine minaccioso, usato come una clava, per giustificare i giganteschi tagli alla spesa pubblica, in nome della cieca obbedienza ai diktat provenienti dal FMI e dalla BCE. Eppure, è noto che l’Italia già oggi si colloca nelle ultime posizioni tra i paesi della zona euro per quanto concerne la spesa pubblica. Eppure, quando si parla di spending review, non si parla mai delle consulenze d’oro, della corruzione dilagante o delle retribuzioni dei tantissimi “papaveri” della P.A. La mobilità ed i licenziamenti nel settore pubblico rispondono ad un disegno preciso e cinico: decretare la condanna a morte dei servizi pubblici, cancellare quel modello di Stato sociale che abbiamo conosciuto sino ad oggi e spalancare le porte alla privatizzazione dei servizi.

Insomma i “tecnici” si apprestano a portare a compimento una vera e propria controriforma del lavoro pubblico alzando l’asticella dell’attacco ai diritti dei lavoratori ben oltre quanto aveva già fatto il famigerato Brunetta persecutore dei dipendenti pubblici: l’equità (termine di per sé già sufficientemente ambiguo) di cui ha parlato il Governo nei primi cento giorni si risolve in un “equo” attacco sia al mondo del lavoro privato che pubblico, lasciando però intatte le rendite finanziarie e immobiliari di quel 10% della popolazione che detiene il 50% della ricchezza nazionale. Noi non ci stiamo, non siamo interessati ad un tavolo di confronto con il governo per sdoganare licenziamenti di massa anche nella P.A!

Per questo motivo e per approntare una prima risposta l’USB P.I. ha deciso di avviare immediatamente le procedure per lo sciopero nazionale generale di tutti i comparti della P.A.  e di convocare una grande assemblea nazionale degli eletti RSU e dei delegati USB per il 18 di maggio.

Non siamo in grado di valutare, oggi, l’impatto di tali processi nella Agenzie fiscali, ma la circostanza che in alcune regioni (Sicilia), nelle sedi staccate delle Conservatorie, l’amministrazione stia già tentando di chiudere le sedi degli uffici finanziari non lascia presagire nulla di buono.

Nel nostro comparto, l’USB, insieme ai lavoratori sta continuando la battaglia per l’estensione delle progressioni economiche: le assemblee svolte hanno visto una forte partecipazione dei lavoratori e continuano a pervenire da tutto il territorio le firme a sostegno della campagna per estendere gli sviluppi economici.

Noi riteniamo che la battaglia contro i processi di controriforma nella P.A (esuberi e licenziamenti) e quella per garantire sviluppi economici a tutto il personale costituiscano due facce della stessa medaglia: contrastare lo smantellamento della P.A  significa difendere i servizi pubblici e, al contempo, costruire occasioni e vertenze per avanzamenti professionali, a maggior ragione in una situazione di blocco contrattuale sine die.

Con questo spirito USB Agenzie Fiscali invita i delegati ed i lavoratori a continuare la mobilitazione per la campagna sulle progressioni economiche e a organizzare nei posti di lavoro la resistenza ai processi di smantellamento del settore pubblico. L’assemblea nazionale del 18 maggio, può costituire, da questo punto di vista, un importante momento di dibattito e mobilitazione.

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