Lombardia - Entrate, Lavoratori sotto stress. BASTA!

Milano -

Usb è stata profeta della deriva della cultura del controllo e del clima di caccia alla streghe dentro la DP I Milano  e non può che  condividere e sostenere  la denuncia della RSU.

Sarà al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori che vorranno attivare tutti gli strumenti possibili di una sempre più urgente mobilitazione.

Da mesi ormai il clima lavorativo ed umano è profondamente cambiato, in peggio, all'interno della Dp1 di Milano. Un malessere molto forte serpeggia in tutti gli uffici, un senso di demotivazione che nessuna legge statistica potrà mai correttamente rilevare ma che come rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori sentiamo di dover denunciare.

I funzionari della Dp1 di Milano hanno sempre dato il massimo, senza mai mollare anche con rinnovi contrattuali congelati ed uffici senza dirigenti, assicurando comunque il raggiungimento di obiettivi sempre più sfidanti.

La mancanza di nuove assunzioni, lo svuotamento degli uffici per la forte ondata di pensionamenti, interpelli e mobilità hanno determinato la circostanza per la quale tutte le strutture sono fortemente sotto organico, i lavoratori costretti ad assumersi il peso di obiettivi divenuti sovrastimati rispetto alle lavorazioni sostenibili, ed ovviamente di un ridimensionamento degli obiettivi neanche a  parlarne.

Una situazione offensiva e intollerabile tanto più che a Milano come in poche altre città, visti i numeri e la dimensione metropolitana, le lavoratrici e i lavoratori si sono fatti carico di una riorganizzazione calata dall’alto, di un vero e proprio interregno organizzativo, con tanto di posizioni di capo team vacanti, team ridotti all’osso e conseguente esemplare capacità di adattamento alle contingenze da parte delle colleghe e dei colleghi, nonostante i ripetuti appelli a far partire i nuovi uffici con gli organici al completo, le ripetute rassicurazioni sul fatto che ciò sarebbe avvenuto e l'ennesima smentita dei fatti, dal momento che per l’UTAPSRI era stata  garantita  all'atto dell’apertura una funzionalità per i rimborsi iva con 40 funzionari mentre il numero effettivo è attualmente di 26.

In tutte le realtà territoriali il tetto limite dei turni allo sportello è diventato la regola e comunque viene richiesto ai colleghi di andare oltre.

Continua a non essere pervenuta una risposta in relazione all’orario di lavoro, le prerogative e le competenze delle POER i cui confini sono, a più di 4 mesi dal loro insediamento, indefiniti e sfuggenti.

Sono sempre più frequenti i casi di  disomogeneità dei comportamenti  e delle prassi da adottare  dentro la DP, l’avocazione di poteri novativi in materie già disciplinate e delicate quali quella del responsabile del procedimento, la discrezionalità nella scelta degli adempimenti da porre in essere, l’appesantimento delle procedure con buona pace non solo dei principi di economicità dell’azione amministrativa ma anche di quel clima sereno e di reciproco rispetto che dovrebbe caratterizzare i rapporti di lavoro.

Si rilevano poi ulteriori criticità: in alcune realtà, team che svolgono la medesima attività non vengono più aggiornati seguendo il principio di coordinamento, rischiando così di generare prassi lavorative diverse che rischiano inevitabilmente di riflettersi nel rapporto con l'utenza creando disomogeneità all'interno dello stesso ufficio. I rimborsi Iva vivono difficoltà ataviche, ormai un segreto di pulcinella, in assenza di un qualsiasi progetto per migliorare qualitativamente il livello delle lavorazioni, come richiesto più volte dai colleghi, che vengono invece invitati a colloqui individuali dai dubbi obiettivi. Il registro atti pubblici e l’accertamento registro, come già avuto modo di segnalare, dove malgrado il moltiplicarsi delle posizioni di responsabilità, ha visto ricadere sui funzionari l’onere della firma sugli atti  precedentemente assente.

Se tutto ciò non fosse di per sé sufficiente a generare stress, malcontento e scoramento tra i lavoratori, invece di provare a garantire, per ciò che è nelle possibilità pratiche della Dp, un clima interno quanto possibile sereno e distensivo, che sarebbe comunque un concreto aiuto a lavorare tra mille difficoltà, ci troviamo ad assistere da molti mesi ad un'escalation di accanimento contro i lavoratori. Il clima che i lavoratori percepiscono sulla loro pelle ogni giorno è quello di una caccia alle streghe. La fruizione degli istituti contrattuali relativi ai permessi è stata oggetto di un massiccio appesantimento burocratico. Stesso discorso per tutta l'attività esterna svolta. Il tutto permeato da una cultura del sospetto che investe tutti i lavoratori e che da tutti viene in questo modo percepita.

Sembra quasi che prima dell’arrivo dell’attuale Direttore Provinciale in questa DP vigessero anarchia, pedanteria o furbizia. Quando abbiamo chiesto conto di questi appesantimenti ci è sempre stato portato ad esempio il rilevamento di qualche caso sporadico di non uniformità alle regole. Abbiamo ripetuto in molte occasioni come rientri a pieno titolo nei compiti del dirigente quello di intervenire su singoli episodi, in caso di mancanza di rispetto delle regole e che questo non possa essere sostituito dal porre sotto una lente, costantemente, tutti i lavoratori, che stanno perdendo la loro serenità lavorativa, sentendosi perennemente sotto esame e timorosi di una reprimenda anche in caso di una blanda imperfezione commessa in buona fede.

A fronte di questa precisione nella ricerca di un “colpevole” vi è invece una gestione disinvolta ed irrispettosa della gestione di altri istituti contrattuali.

Il piano ferie Natale 2019 è stato richiesto con un preavviso ridicolo, in prima battuta “snaturato” della sua funzione con esplicita richiesta dell’indicazione del tipo di assenza e successivamente, con un virtuosismo burocratico, “appesantito” da inutili incombenze e non ancora approvato a due settimane dalla sua partenza.

Da alcuni mesi si rileva inoltre l’atteggiamento di incomunicabilità e assenza  dell’Ufficio del personale in risposta alle esigenze più disparate, cambio di rotta non certo imputabile ai colleghi che vi lavorano.

Nell'ultima riunione parte datoriale ha proposto l'apertura di un tavolo tecnico per la raccolta della prassi e degli accordi vigenti in materia di orario di lavoro. Fermo restando che per la raccolta degli accordi esistenti non vi è necessità di tavolo tecnico, la Rsu non ravvisa alcuna necessità nella partecipazione a tale tavolo, visto che sussistono già norme e regole chiare a cui attenersi e che si ritiene che ben altre siano le priorità.

Nelle ultime riunioni, dove ancora una volta l’agenda delle priorità è stata dettata da parte pubblica, e con una serie di note formalmente inviate, tali criticità sono state ripetutamente evidenziate ma la sensazione che permane è che parte datoriale si dimostri sorda ad ogni richiesta di parte sindacale, ad ogni consiglio rivolto ad una distensione del clima ormai, in alcuni casi, insostenibile.

Per tutte queste ragioni, la RSU, come già anticipato allo scorso incontro del 28 ottobre

Chiede al Direttore Provinciale di prestare concreto ascolto alle istanze ed alle criticità espresse, iniziando un  percorso di ascolto e di cambiamento della linea di dialogo nei confronti del personale che interrompa e segni un'inversione in maniera significativa con quello che ormai è percepito come un insostenibile atteggiamento di diffidenza e sospetto;

Si riserva sin d’ora di agire, anche di concerto con le organizzazioni sindacali, per porre in essere azioni a tutela del personale.

La RSU DP I Milano

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