Marche - Riorganizzazione: lettera aperta di RdB ai lavoratori

Ancona -

Nell’invitarvi a firmare la petizione, che vi è stata già inviata, per un accordo quadro che fissi garanzie per i lavoratori almeno sui 5 punti indicati, vogliamo qui riassumervi alcuni elementi e criticità già emersi nella sperimentazione avviata il 2 u.s. con la Direzione provinciale di Bologna, primo ufficio pilota d’Italia della riorganizzazione.

 

Come risaputo, la Direzione provinciale è articolata in un solo ufficio controlli provinciale e in uno o più uffici territoriali (ex area servizi a cui sono aggiunte alcune attività del controllo, quali il controllo formale, 41 bis, accessi brevi, obblighi strumentali e dati rilevanti studi di settore, accertamenti registro, successioni e donazioni), mentre le funzioni svolte dalle ex unità di direzione vengono ora accentrate nell’ area di staff della Dir.ne Prov.le.

 

Questo tipo di riorganizzazione, evidentemente dettata da un’esigenza primaria di tagliare i costi, ridisegna e accentra molto le posizioni di vertice diminuendo le spese di gestione, rendendo più flessibile l’utilizzo del personale, ecc. ecc. E proprio sui riflessi per il personale a Bologna si concentrano le maggiori preoccupazioni.

 

Flessibilità nella gestione, infatti, può significare molte cose e al riguardo un elemento poco valutato è a nostro avviso il cambiamento delle modalità per lo spostamento del personale. Con il sistema attuale l’ufficio entrate costituisce l’unità dirigenziale e ciò significa che lo spostamento di personale all’interno dell’ufficio può essere attuato dal direttore senza alcuna forma di accordo con i sindacati, mentre la mobilità territoriale da un ufficio entrate ad un altro passa attraverso un accordo e una procedura di mobilità. In futuro, invece, poiché l'unità dirigenziale sarà la Direzione Provinciale, tutto il personale potrà essere movimentabile nell'ambito della sede di lavoro territoriale (quindi il territorio provinciale), analogamente come se si spostasse un lavoratore da un piano all’altro di un ufficio. Questo ovviamente in mancanza di accordi precisi che definiscano con chiarezza i limiti e le possibilità dell'Amministrazione.

 

Ora, la situazione attuale a Bologna vede l’esistenza di 4 uffici territoriali (3 a Bologna ed uno a Imola) nei quali sono di fatto collocati

 

- i lavoratori dell’ufficio territoriale;

- uno “spezzone” dei lavoratori dell’ufficio controlli;

- uno “spezzone” dell’area di staff.

 

e dove per seguire l’attività dei lavoratori dell’Ufficio Controlli, i quattro capi area dell’ufficio controlli giornalmente ruoteranno sulle varie sedi. Una situazione che dal punto di vista organizzativo è evidentemente poco funzionale, e che fa presagire un futuro processo di mobilità dei lavoratori dell’ufficio controlli e dell’area di staff al fine di riunire il personale ora sparpagliato su quattro sedi, nonostante la rassicurazione che “nessuno si sarebbe spostato”, rassicurazione che evidentemente non è tale vista anche la lettera indirizzata dai componenti della RSU di Imola alle organizzazioni sindacali territoriali.

 

In conclusione, atteso che a differenza dell’avvio degli uffici entrate questa riorganizzazione non è stata gestita in modo condiviso con il personale per l’informazione carente, constatato che a Bologna si è assistito alla mancata possibilità di scelta preventiva riguardo l’assegnazione alle varie branche della direzione provinciale (ufficio controlli, ufficio territoriale, area di staff), alla poca chiarezza sulle modalità effettive e reali di assegnazione alle aree citate, e all’ancora minor chiarezza su una possibile futura mobilità territoriale,  dobbiamo tutti essere consapevoli che è in atto un passaggio verso un futuro sconosciuto, verso il quale dobbiamo mantenere molto alta l’attenzione e verso il quale abbiamo tutti i diritti di chiedere garanzie e certezze.

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