Mentre USB chiede certezza e stabilità delle risorse del nostro salario accessorio, c’è chi ne rivendica l’incertezza e la variabilità

Roma -

“L'incentivo pagato a tutti non serve a nulla” a sostenerlo è la FLP.

In un’intervista al segretario generale della FLP, Marco Carlomagno, pubblicata il 1° febbraio sulla pagina economica del Corriere.it a firma di Lorenzo Salvia, affrontando il tema dello smart working si legge che per il sindacato il 50% dello stipendio di tutti i dipendenti pubblici deve essere legato ai risultati raggiunti”. L’affermazione è stata successivamente corretta in una nota ufficiale della FLP, dove si specifica che s’intendeva parlare della possibilità, per chi lavorerà in smart working, di legare al raggiungimento degli obiettivi di produttività il 50% dei fondi destinati al salario accessorio, non potendo ovviamente intaccare la retribuzione tabellare. Una precisazione pleonastica, si direbbe, ma il punto è un altro. Perché riferirsi specificatamente allo smart working?

Come si dice normalmente, la toppa è stata peggiore del buco, perché la FLP ha fatto propria la posizione della ministra Dadone, che intende individuare specifici obiettivi di produttività per chi lavora in smart working, mentre noi sosteniamo che sia chi lavora in presenza sia chi in smart working debba concorrere ai medesimi obiettivi, che devono restare collettivi, di sede, senza scivolare verso il cottimo e senza utilizzare schede individuali di valutazione. Per la Flp sono invece da considerare “virtuose” le amministrazioni che legano il 50% delle risorse alla produttività collettiva e individuale.

Esattamente ciò che invece noi contestiamo da tempo, chiedendo la stabilizzazione del salario accessorio sia per metterlo in sicurezza dai continui tagli, sia perché il fondo è costruito dalle risorse di tutti i lavoratori direttamente (con una parte delle risorse destinate ai rinnovi contrattuali che invece di confluire nella retribuzione tabellare alimentano il fondo) ed indirettamente (con i risparmi di gestione). In definitiva sono soldi nostri che l’amministrazione tiene in ostaggio e che per restituirceli chiede un costante aumento della produttività.  Invece in tanti, compresa la FLP, vorrebbero assegnare l’incentivo solo ad una parte di lavoratori.

Infatti, c’è la parte conclusiva dell’intervista di Salvia in cui è riportato un virgolettato non smentito dalla successiva nota della FLP. Ci riferiamo al passaggio in cui il Sig. Carlomagno afferma che attualmente solo una minima parte della retribuzione accessoria è legata ad obiettivi di produttività e che praticamente tutti prendono il massimo. Fatto così non serve a nulla”, lasciando intendere che si debba andare verso un sistema più selettivo, allineandosi in tal modo alle posizioni espresse più volte dagli organi di controllo e da chi continua ad attaccare i lavoratori del pubblico impiego… Complimenti (!!!)

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