Riorganizzazione del Fisco: a lavoratori e cittadini vanno date risposte, non slide.

Roma -

Il 18 febbraio la Corte dei Conti ha certificato nella sua relazione annuale che la spending review è stata una grande operazione di taglio lineare della spesa pubblica e dei servizi per i cittadini che non ha portato nessuna efficienza e anzi con le esternalizzazioni di molti servizi pubblici spesso ha prodotto duplicazioni di spesa e riduzione di efficienza.

 

Una delle operazioni condotte dal Governo Monti proprio nel nome della spending review, fu l'accorpamento dell'ex Agenzia del Territorio con l'Agenzia delle Entrate, operazione che USB condannò fermamente perché non avrebbe prodotto risparmi e anzi avrebbe costretto due amministrazioni che svolgono compiti fondamentali ad affrontare un lungo periodo di riorganizzazione. E avrebbe prodotto danni per cittadini e lavoratori.

 

Inoltre avrebbe disperso un patrimonio di competenze professionali acquisite dai colleghi dell'ex Agenzia del Territorio e avrebbe sicuramente pesato sul futuro delle due amministrazioni.

 

In questi anni la realtà ci ha dato ragione e quell'operazione si è rivelata per ciò che era: una cinica trovata di Monti per “dare l'esempio” cominciando ad applicare selvaggiamente la spending review in un'amministrazione controllata dal MEF. Non ci sono stati risparmi, non sono migliorati i servizi per l'utenza, gli uffici territoriali hanno continuato a chiudere, le condizioni dei lavoratori sono ulteriormente peggiorate e l'unica cosa che poteva e doveva essere fatta, i Governi Monti-Letta-Renzi ovviamente non l'hanno fatta.

 

Ci riferiamo ad esempio a una seria riforma del catasto, che colpisse finalmente le grandi ricchezze immobiliari, nascoste o sottostimate ma non difficili da trovare in una repubblica fondata sui palazzinari e sulla devastazione cementizia; una riforma che redistribuisse equamente il carico tributario sugli immobili salvaguardando le fasce sociali più deboli. Ci riferiamo alla possibilità di usare le nuove tecnologie per un serio censimento degli immobili che consentisse anche di destinare quella grande parte di immobili inutilizzati per risolvere la crisi abitativa che ha colpito fasce sempre più estese della popolazione.

 

Nulla di tutto questo.

 

Nella stessa giornata in cui la Corte dei Conti bocciava la spending review, l'Agenzia delle Entrate avrebbe dovuto presentare alle organizzazioni sindacali lo stato dell'arte rispetto alla riorganizzazione dell'Agenzia costretta ad adeguarsi al nuovo verbo renziano (tax compliance, voluntary disclosure, cooperative compliance, in una parola il cambiaverso) ed entrare nel vivo anche dell'accorpamento Entrate-Territorio, operazione che è entrata nella fase operativa proprio nel 2016. Ci saremmo aspettati un piano di riorganizzazione chiaro, con numeri e cifre anche in grado di dirci - per la parte che riguarda l'accorpamento - quanto risparmio c'è stato o ci si attende per i cittadini e come si pensa di migliorare concretamente l'efficacia dell'amministrazione.

 

Invece, in linea con la migliore tradizione renziana ci siamo trovati davanti delle slide e l'ennesima proposta di attribuzione di posizioni organizzative e incarichi di responsabilità ovviamente in gran parte a carico del Fondo, che per l'Agenzia devono essere diventate la panacea di tutti i mali.

 

Inguardabili le slide anche perché mancava il finale, cioè la parte che avrebbe dovuto spiegare l'impatto organizzativo dei nuovi compiti di consulente delle imprese assegnati da Renzi all'Agenzia. Irricevibile la proposta di attribuzione di altre posizioni e incarichi perché come abbiamo detto più volte, l'Agenzia non può fare la splendida con i soldi dei lavoratori; e anche perché alcuni nodi delicati, come oggettivamente è quello dei Conservatori, meriterebbe una soluzione di altra levatura e non l'ossessivo, avvilente ricorso alle solite pezze.

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