Sicilia - Impressioni da una trattativa

Catania -

Alcuni giorni fa la nostra organizzazione sindacale, insieme alle altre, è stata convocata in Direzione Regionale per discutere dei problemi organizzativi relativi alla carenza di personale degli uffici delle Entrate di Catania e provincia. Da più di un anno RdB aveva sollevato la questione con la consapevolezza che molto difficilmente dal tavolo regionale sarebbero arrivate risposte utili; già in altre circostanze avevamo assistito ad alcuni passaggi a vuoto in Direzione Regionale.

 

Abbiamo ascoltato con attenzione l’intervento del Direttore Regionale, incentrato tutto sulla razionalizzazione delle risorse umane, sul trend lavorativo e principalmente sul ciclo di assegnazione del budget e abbiamo verificato anche stavolta - come altre volte in passato - che tutte le cifre snocciolate hanno riguardato solo e soltanto i carichi di lavoro, gli indici di produttività mentre non è stato quantificato nulla che potesse riguardare i lavoratori e in particolare le loro retribuzioni accessorie già falcidiate dalla legge 133/2008.

 

In definitiva, secondo i vertici dell’Agenzia delle Entrate - regionali e non - i prodotti dovrebbero prendere il sopravvento sulla dignità e perfino sull’intelligenza dei lavoratori. La cosa ci stupisce, ma in fondo neanche troppo. Sappiamo per averlo vissuto sulla nostra pelle come siano aumentati i carichi di lavoro individuali e quanto siano cresciute le pressioni sui singoli lavoratori per raggiungere gli obiettivi numerici. E sappiamo anche come nel corso degli anni la misurazione degli obiettivi sembra essere stata pensata da una mente diabolica allo scopo di ottenere una sola evidenza: che i lavoratori dell'Agenzia delle Entrate non producono abbastanza. Di anno in anno le Convenzioni hanno portato a una crescita dei carichi di lavoro e delle pressioni che ne derivano. La novità portata dal 2008 è stata l'azzeramento delle norme che finanziavano il salario accessorio e il conseguente taglio di tutti gli incentivi economici legati alla produttività.

 

RdB continua a sostenere che la qualità e l'efficienza non si possano misurare semplicemente affidandosi ai trend e ai cicli di budget. I lavoratori devono essere messi nelle condizioni di svolgere bene il loro compito istituzionale e soprattutto non devono pagare di tasca propria le scelte organizzative fatte da altri.

 

La Sicilia sconta un ritardo enorme sulla consistenza dei fondi per la remunerazione della produttività rispetto ad altre realtà territoriali e quel che è peggio paga anche un fortissimo ritardo negli investimenti sui lavoratori: pochissima formazione, nessun ricambio generazionale, nessuna voglia di investire sulla macchina fiscale da Roma in giù. RdB aveva condannato il progetto di riorganizzazione dell'Agenzia delle Entrate presentato dall'ex direttore Massimo Romano perché di fatto segnava il definitivo abbandono di ogni idea di lotta all'evasione fiscale nell'isola. Oggi che il vento della riorganizzazione ha ripreso a soffiare la sensazione è che la sostanza non sia cambiata e che alla fine i lavoratori pagheranno ancora, in termini di diritti, dignità e salario, scelte organizzative fatte (o non fatte) da altri.

 

Più che di una sensazione diciamo che si tratta di una fortissima impressione. Colta al tavolo sindacale della Direzione Regionale, ma colta anche da segnali che giungono da più lontano. Noi continuiamo a sostenere che questa sia la strada sbagliata. Questa è la nostra impressione. Siamo convinti che prima o poi anche gli altri apriranno gli occhi.

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