Veneto - Entrate, alla Dp di Verona accordo sull'orario di lavoro fa partire la sperimentazione fino al 30/09

Sperimentazione dopo l'accordo provvisorio sull'orario di lavoro alla DP di Verona

Verona -

È questo il senso dell’accordo provvisorio sull’orario di lavoro alla Direzione Provinciale di Verona sottoscritto ieri, anche se non da tutti i rappresentanti sindacali presenti.

 

Fino al 30 settembre verrà effettuata la sperimentazione insistentemente proposta dalla Direzione Regionale e garantita nella sua fattibilità da quella Provinciale, che consente anche al personale del Font Office di usufruire liberamente del profilo orario delle 7.12 ore giornaliere. L’ulteriore permanenza in servizio oltre il proprio orario di lavoro ordinario, se richiesta dall’Amministrazione, sarà effettuata esclusivamente su base volontaria e consentirà l’accesso agli istituti contrattuali che regolamentano tali prestazioni.

 

Come RdB, pur essendo assolutamente scettici su di una organizzazione del servizio all’utenza affidato a troppe condizioni aleatorie (… se il personale che adotta i due rientri pomeridiani è sufficiente nel numero e nella diversità di competenze necessarie, … se ci sono sufficienti volontari che si fermano in caso di necessità, … se i fondi per lo straordinario sono garantiti nel tempo, … se ...) e pur non avendo affatto tralasciato l’intento di una modifica dell’orario pomeridiano di apertura al pubblico, abbiamo preso atto che le assemblee del personale tenute negli Uffici Territoriali di Verona 1 e Verona 2, per ratificare l’accordo provvisorio o respingerlo dando l’avvio da subito a forme di protesta, hanno dato un risultato schiacciante in favore della sottoscrizione (oltre 70 favorevoli, 4 contrari, 1 astenuto). Risultato destinato fatalmente a condizionare anche gli esiti delle assemblee in altri uffici.

 

Dopo mesi di confronto con la controparte, ci è sembrata evidente la momentanea stanchezza del personale rispetto al rilancio immediato di iniziative di lotta per ottenere quantomeno un anticipo nella chiusura pomeridiana degli sportelli. Diversamente, avremmo dovuto dar corso ad uno stato di agitazione che, oltretutto, si sarebbe rivolto all’utenza, e all’opinione pubblica in genere, col paradosso di sostenere che l’Amministrazione impone la presenza pomeridiana del personale nonostante la mancanza di pubblico, proprio in un periodo come quello attuale in cui invece il pubblico, per scadenze varie, c’è eccome. Certo, è cambiato il vertice della Direzione Regionale, ma siamo sicuri che questo, da solo, sia un motivo sufficiente per sconfessare l’operato dei dirigenti rimasti?

 

Abbiamo sempre sostenuto e ribadiamo che è l’Accordo Regionale sull’orario del 3 novembre scorso che ci ha cacciato tutti in un guaio. Guaio dal quale ancora non siamo del tutto usciti dopo più di quattro mesi. Anziché una lotta sull’orario condotta da subito e contemporaneamente in tutti gli uffici della regione già lo scorso autunno (come fu nel 2007 in occasione della stessa, identica vertenza sull’orario), i lavoratori delle neo Direzioni Provinciali sono rimasti soli a cercare di riottenere, ciascuno per proprio conto nella propria realtà, tutto quello che era stato perso in un sol giorno. I lavoratori di Verona soli più degli altri, vista la specificità di un orario al pubblico diverso da quello attuato nel resto della regione.

 

Non essendo RdB tra i firmatari di quell’accordo regionale, avremmo potuto “chiamarci fuori” da ogni soluzione che non fosse il ripristino integrale delle precedenti condizioni in materia di orario. Una tranquilla posizione di rendita mantenuta, però, abbandonando i lavoratori al loro destino. E’ una logica speculativa che non ci appartiene. L’accordo provvisorio di ieri prevede che entro il 10 settembre le parti si incontrino per una verifica della sostenibilità della soluzione adottata dall’Amministrazione per il Front Office. Ove tale verifica avesse esito negativo, l’unica soluzione rimasta, in grado di produrre un accordo definitivo sull’orario, è la modifica dell’orario pomeridiano di apertura al pubblico.

 

Andando oltre, come corollario l’accordo provvisorio offre inoltre la possibilità di vedere restituite le ore eccedenti il normale orario di lavoro decurtate dopo il 22 febbraio. Introduce, poi, l’istituto della Banca delle Ore (richiamiamo l’attenzione sul dispositivo che deve essere eventualmente il lavoratore ad aderirvi entro il 1° settembre con atto espresso e formale) prima inesistente in buona parte degli uffici veronesi. Così come una durata della pausa pranzo della durata fino ad un’ora e mezza. L’accordo fa decorrere già da ieri anche il ripristino delle flessibilità in uscita: sia come possibilità di anticipare l’uscita di 30 minuti (senza intaccare il monte ore annuo dei permessi), sia come possibilità di protrarla di 30 minuti per un accantonamento (con un saldo massimo positivo di 3 ore mensili) utile per compensare preventivamente debiti di orario.

 

Rispetto alle posizioni di chi non ha sottoscritto l’accordo provvisorio, la divergenza con l’assemblea del personale di Soave ci sembra essere solo di natura tattica relativamente all’immediato presente e, molto probabilmente, destinata ad essere solo temporanea. In altri casi, il riferimento alla clausola che consente di posticipare l’uscita di mezz’ora “… per concludere lavorazioni in corso non rinviabili…”  risponde alla necessità dell’Amministrazione di dare una giustificazione all’autorizzazione preventiva e generalizzata da lei concessa a tutto il personale di protrarre l’orario di lavoro oltre il normale.Tale clausola è inserita anche in tutti gli accordi sull’orario sottoscritti da tutte le OO.SS. e da tutte le RSU in tutte e quattro le altre Direzioni Provinciali del Veneto finora attivate. Accordi provinciali che, in modo assolutamente identico all’accordo di Verona, contemplano anch’essi il rinvio all’art. 47 del CCNL 2002 – 2005, sulle modalità dei recuperi di orario, che peraltro vige da più di sei anni…..

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